Compagne di scarpe

Tutto cominciò per puro caso: una chat su un hosting ormai caduto in disuso, una battuta scherzosa, un interesse in comune o forse, più probabilmente, il destino.

Quando Losanna vide quel nickname si incuriosì: non era poi così diverso da quello che lei stessa avrebbe voluto utilizzare, se solo ne avesse avuto il coraggio.

«Ciao Lalla, sono curiosa… a cosa corrisponde quel numero accanto al tuo nome?»

Maria la sanguinaria, senza volerlo, aveva dato vita a una nuova amicizia che andava ben oltre il suo rinomato format e il Divino — aspirante attore dal sorriso magnetico e dalla grande determinazione — ne era diventato inconsapevole cornice.

Il mondo splinderiano, all’epoca, era popolato da gentaglia come Losanna e la sua nuova amica: gente dedita al cazzeggio e al dolce sputtanamento di sedicenti attori, ballerini e cantanti capitanati da una giovanissima Depippis che,  dall’alto del suo preserale, manovrava un esercito di adolescenti in lacrime e di mamme armate di pop-corn.

Accomunate dall’interesse per quel concorrente, si ritrovarono quindi in una selva oscura popolata da donne con i loro stessi “nobili” interessi e, serata dopo serata, tra un colpo d’anca e un piede in fallo, arrivò finalmente la tanto sospirata finale. Il Divino, inutile dirlo, non salì sul podio. A vincere, invece, fu l’amicizia che nacque tra le cazzeggiatrici e che, negli anni, si rafforzò portandole a viaggiare insieme per tutta Italia, quando tempo, lavoro, soldi e famiglia lo permettevano.

Il Divino, intanto, continuò a inseguire i propri sogni nel mondo dello spettacolo, reinventandosi di volta in volta con la stessa passione che lo aveva portato fino a quel palco.

Maria la sanguinaria, dal canto suo, non mollò il colpo: in un loop perpetuo continuò a collezionare giovincelli e giovincelle con la stessa ostinazione con la quale si collezionano francobolli.

«Sarà il mio numero di scarpe» disse Lalla64.

«Il mio piede è più grande» rispose Losanna, che non aveva mai osato affiancare il 66 al proprio nickname.

Allora siamo compagne di scarpe”, esclamò Lalla64.

Gli anni passarono più in fretta del previsto e il giro di amicizie si ridimensionò: alcune si sposarono, altre si trasferirono, due misero al mondo mezza squadra di calcio e un gruppetto si perse semplicemente per strada. Solo la loro amicizia proseguì negli anni, riuscendo a superare ben quattro lustri e mille imprevisti.

Milano, Perugia, Roma, Rimini, Modena… ogni viaggio era una buona scusa per incontrarsi, ridere dei ricordi, scherzare sulla quotidianità e confidarsi i piccoli drammi di tutti i giorni, sempre con il pensiero a quei due piccoli grandi numeri che avevano dato vita a tutto.

Alla fine, il vero spettacolo non era il Divino o Maria la sanguinaria e neppure le improbabili star del preserale. Il vero spettacolo erano loro: due compagne di scarpe che, tra una risata e un piede in fallo, avevano trasformato una chat qualsiasi in vent’anni di amicizia. E, per fortuna, senza bisogno di un copione.

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