Che compleanno …

per fortuna ne sono uscita viva!

Ieri sera in famiglia si è festeggiato un compleanno.

Il mio caro maritino, che tanto ino nemmeno è, ha compiuto gli anni.

Temo, però, che ieri sopra il cielo di casa mia ci sia stata una qualche congiunzione astrale poco propizia, o, fatto molto più probabile, che questa congiunzione sia li da qualche mese, perchè altrimenti non so come spiegarmi il gran caos che è uscito fuori dal festeggiamento di ieri sera, ma anche dall’ultimo periodo della mia vita.

Ero partita dal mattino con tante buone intenzioni per organizzare una festa a sorpresa, pensando, pure, di andare contro  legge ed organizzare un bell’assembramento, anche se, in casa mia, con noi congiunti stretti e pochi congiunti prossimi  l’assembramento è già compiuto.

Mentalmente, nell’organizzare, avevo preparato anche una bella cena, con dolce finale, candeline e spumante, dico mentalmente, perchè una serie di sventure nel corso della giornata mi hanno costretta ad ordinare sia la cena che il dolce, alla fine di mio c’è stata solo la tovaglia, se non altro stirata a dovere.

Quindi già prima della cena di sventure ne avevo accumulate un pò, ma evidentemente agli astri, o alla sorte, o a non so chi, non erano bastate e arrivati quasi all’ora della festa è entrato in casa mio figlio, quello (forse) ancora sposato, il forse pare sia colpa del lockdown, ma questa è un’altra storia, agitatissimo, anzi incazzato nero, che discuteva al telefono con la suocera. Ho cercato, invano, di calmarlo a gesti, ma senza fortuna. Sarebbe dovuto  andare a ritirare la cena che avevo ordinato,  al dolce per fortuna avevo pensato io, ma  la telefonata non era per finire entro breve. Mio figlio era un fiume in piena, evito di pensare ai danni che avrà fatto l’inondazione, temo li valuteremo presto. Mi serviva, quindi, una soluzione diversa, al che mi sono vista costretta a telefonare a mio marito e chiedergli  se, ritornando dal lavoro, poteva passare a ritirare la cena e pagarla pure, mandando, così, a monte la sorpresa. Ovviamente, il poveretto non si è potuto rifiutare, deve aver capito che più che una richiesta era un ordine. Arrivato a casa il festeggiato gravato da pacchetti, valigetta e stanchezza, l’ho liberato dei pesi e, senza nemmeno dargli il tempo di parlare, l’ho spintonato nello studio dove si stava consumando la tragedia con il figliolo, che ancora discuteva al telefono, affinché provasse lui a tranquillizzarlo. Per fortuna c’è riuscito.

Finalmente, calmate le acque, concesso al marito il tempo di riprendersi e rilassarsi un pò ci siam seduti tutti a tavola per iniziare la cena. Non appena il festeggiato ha esordito chiedendo “Com’è andata la giornata?” … aiuto!

Ha iniziato l’altro figlio,  fino a quel momento apparentemente calmo, nel dire in maniera molto concitata che voleva denunciare un prof con cui la mattina aveva avuto una discussione in chat. Apriti cielo è scoppiata una guerra con due eserciti che si contendevano l’ultima parola: uno quello di mio marito che, anche se era l’unico soldato, con il suo tono perentorio faceva per 10  “ti pare denunci il prof?” ecc, ecc, e l’altro quello dei ragazzi, sempre solidali a prescindere, “Sì va denunciato basta angherie!” una battaglia combattuta da tutti con impegno, in cui, non ho capito come, è riuscito ad intromettersi  via telefono e in vivavoce anche l’altro figlio, quello che vive lontano, nel suo ruolo di avvocato del diavolo, ma c’era un tale casino che non ho più capito nemmeno il diavolo dove fosse, forse era a fare i coperchi alle pentole perchè anche lui non ne poteva più di  tutto quel caos.

Mentre le parole volavano e si scontravano ho guardato a lungo le birre fresche sul tavolo pensando potessero essere la soluzione per non sentirli più, ma, non essendo una bevitrice, non era il momento giusto per cominciare, quindi, ho sopportato il tutto senza intromettermi.

Siamo, comunque, riusciti ad arrivare al momento del dolce, a cui avevo invitato gli altri congiunti prossimi, quindi l’assembramento era ormai completo, ma poteva andare bene? Ovvio che no. Nel tentativo di sdrammatizzare i toni della serata ho tentato, con un pò di spiritosaggine da parte mia, di tirar fuori il dolce dalla scatola con maestria e dopo aver cercato di tenerlo in equilibrio, invano, su un sollevatorte ne ho spiaccicato metà sulla tovaglia, tanto con il covid in giro le candeline non si potevano nemmeno mettere e tantomeno spegnere (parola di “Precisetti” vedere tra i vecchi articoli) …

Non ci è rimasto che stappare lo spumante, per fortuna senza rilevare feriti o altro, e brindare alla famiglia squinternata che riusciamo ad essere quando gli astri bisticciano tra loro e al fatto che festeggiare  in tanti, nonostante tutto, è bellissimo, ma, nella stessa misura in cui,  sarebbe bellissimo scappare a gambe levate a festeggiare il compleanno su un’isola deserta in stile Robinson Crusoe

Auguri maritino giuro che il prossimo compleanno, per il mio e il tuo bene, sarà migliore … non lo festeggeremo … off course!

“Famiglia. Il luogo dove siamo trattati meglio e dove si brontola di più”. (John Garland Pollard)

Tratto da una storia “quasi” vera 😁

“Pau Dones”

Non posso fare a meno di ricordare Pau Dones, il cantante e fondatore del gruppo  Jarabe de Palo, che si è spento oggi, 9 giugno, amo molto la sua musica.

Una voce che mi ha sempre emozionata e, se tra le sue canzoni più note ci sono “Depende”, “La flaca” “Mi piace come sei” “Bonito”, ecc, lo voglio ricordare con una che io amo particolarmente “Agua”, una poesia in musica … le parole sono struggenti, parla di amicizia e amore tra un uomo e una donna, dove è il confine se c’è? Lei vuole essere sua amica e non corrisponde l’amore di lui. Magari non può essere più di un’amica e si accontenta di una vera amicizia … ma lui darebbe la vita per lei … allora è meglio prendere le distanze dice lui …

“Cómo quieres ser mi amiga
si por ti daría la vida
si confundo tu sonrisa
por camelo si me miras
razón y piel, difícil mezcla
agua y sed, serio problema.

Cómo quieres ser mi amiga
si por ti me perdería
si confundo tus caricias
por camelo si me mimas
pasión y ley, difícil mezcla
agua y sed, serio problema…
Cuando uno tiene sed
pero el agua no está cerca
cuando uno quiere beber
pero el agua no está cerca.
Qué hacer, tú lo sabes
conservar la distancia
renunciar a lo natural
y dejar que el agua corra.
Cómo vayas a ser mi amiga
cuando esta carta recibas
un mensaje hay entre lineas
cómo quieres ser mi amiga”.

Il giorno che temiamo come ultimo è soltanto il nostro compleanno per l’eternità.
(Seneca)

In attesa di quel raggio di sole …

Il cielo, questa mattina, è cupo come lo sono io. E’ stato dipinto in tutte le sfumature del grigio. In alcuni tratti più chiaro, in altri più scuro, macchie che si alternano da est ad ovest per creare un movimento che non c’è, tutto sembra immobile, quasi irrisolvibile.

Il paesaggio riflette tutti quei grigi ed ora comandano sugli altri colori, che si sono nascosti, si son presi una pausa. Forse sono stanchi anche loro.

Un lampo, ad un tratto, squarcia il cielo ed accende tutto, regalandomi un’istantanea di grigi brillanti, ma è giusto un lampo, rivoli di pioggia cominciano a scorrere sull’immagine rimescolando tutto, dando vita ad un nuovo dipinto, ma più indefinito.

Osservo … in attesa di quel raggio di sole che possa risolvere tutto.

Ringrazio per l’immagine la mia cara “sister” che ha capito subito cosa volessi.

“Niente caffè per Spinoza” di Alice Cappagli

Un libro simpatico e delicato che consente un tuffo nella “toscanità” sia come linguaggio, che lo rende divertente e leggero, che come luoghi, perché ambientato principalmente a Livorno, simpatico è anche l’aneddoto che diventa poi il titolo del libro.

Un romanzo che racconta una storia che, per la sua semplicità e il realismo delle situazioni, viene di chiedersi se non sia vera. La storia dell’amicizia che nasce e cresce tra la “Marvi” Maria Vittoria, “perché il nome è importante” e il “Professore”, presso cui svolge il suo lavoro di governante e non solo. Infatti, per contratto, la Marvi ha il compito, oltre di rassettare la casa e cucinare, di leggere per lui. Sono essenzialmente massime di filosofi come Pascal, Epitteto, Voltaire , ecc, quelle che la Marvi andrà a leggere. Massime che il Professore conosce tutte a memoria, indicando ogni volta alla Marvi dove andarle a cercare con esattezza e ripetendole con lei se non addirittura completandole prima che lei finisca di leggerle

L’aveva sussurrata con me, parola per parola, e mi chiesi perché avesse voluto farmela leggere se la sapeva a memoria. Ma forse è come quando ti piace una canzone, che l’ascolti mille volte per risentirla”

Maria Vittoria vive un periodo difficile della sua vita e del suo matrimonio e nell’incontro con il Professore, ormai cieco da dieci anni, ma che vede benissimo nelle persone, che riesce anche solo ascoltando il cigolare di una porta a capire come sarà il tempo, che “riesce a vedere l’invisibile”, trova tante risposte alla sua inquietudine.

La loro amicizia nasce piano, come pian piano il Professore le rivela e racconta se stesso per mezzo della conoscenza che lei fa con la sua famiglia, i suoi amici, i ricordi sparsi per la casa e le sue massime e mentre la vita di Maria Vittoria dalla conoscenza di tutto ciò e dalla consapevolezza di “quanto può essere utile la filosofia nella vita di tutti i giorni” trova un nuovo stimolo per cambiare e andare avanti, quella del Professore che è malato ed ormai anziano va pian piano spegnendosi abbracciato dall’amore e dalla cura di questa nuova amicizia e di quelle passate.

“Niente caffè per Spinoza” è un libro intenso, colmo d’amore, che fa riflettere, poichè tutte le questioni sollevate dai grandi filosofi che sembrano così complicate e incomprensibili, il Professore le rende materia per riflettere sulla vita di ognuno di noi perchè ci sono più vicine di quanto possiamo immaginare.

“Mi era parso impossibile aver creato un pensiero così perfetto” (Maria Vittoria)

Tana libera tutti …

Finalmente è tana libera tutti!

“I dati della curva epidemiologica ci confermano che il sistema di controllo del contagio sta funzionando. A circa un mese dal 4 maggio, quando vennero decretate le prime riaperture, i numeri sono incoraggianti”

Ci meritiamo il sorriso e l’allegria dopo mesi di sacrifici”

Possiamo girare l’Italia da nord a sud, isole comprese, possiamo tornare a prendere treni, tram, autobus, aerei. Si può andare in spiaggia, previa prenotazione presso lo stabilimento. Per quelle libere non sono contemplate spiagge pollaio, ma almeno 10 metri quadrati ad ombrellone che non è, nemmeno, un’idea malvagia. Ho sempre mal sopportato stare troppo appiccicata agli altri, motivo per cui frequento la spiaggia ad orari piuttosto improbabili e senza ombrellone perché, più della spiaggia, mi interessa l’acqua. Chi misurerà i 10 metri quadrati o la distanza di un metro e mezzo tra sdraie o lettini? Si dovrà andare muniti di metro? Vabbuò oggi nei cellulari abbiamo di tutto installeremo, oltre ad “Immuni” anche il “metro” “Ehi tu? … più in la … ancora un pò … su mancano ancora un paio di cm”

Possiamo andare al ristorante, al bar, in pizzeria, tornare nei musei, secondo precise linee guida, e, dal 14 giugno, dovrebbero riaprire anche teatri, cinema ecc. ma, in tutto questo ambaradan di riaperture, non abbracciatevi o baciatevi e mantenete la distanza sociale a meno che non siate congiuntissimi, perché non si può. Propongo all’uopo un minuto di silenzio per gli amanti che dovranno continuare a nascondersi a oltranza o a tenersi a distanza.

Tutto riapre ma, anche se c’è chi si affanna a sostenere il contrario, il virus c’è ancora, io lo penso, ma il primo ministro

“Ci meritiamo il sorriso e l’allegria dopo mesi di sacrifici. Ma il virus non è scomparso

lo conferma. Inoltre, nei primi due minuti del suo discorso, ha detto anche un’altra cosa importante

“Non ci sono situazioni critiche né di sovraccarico delle strutture ospedaliere su tutto il territorio nazionale”

e ciò, fatto il paio con la questione che negli ospedali vige ancora lo stato di emergenza, mi ha dato da pensare … liberi tutti tanto gli ospedali ormai son quasi tornati alla normalità possiamo riempirli di nuovo, magari mi sbaglio, anzi spero tanto di sbagliarmi, ma intanto non baciatemi, non toccatemi, non abbracciatemi posso resistere ancora un bel pò con me stessa, senza mare, senza musei, senza prendere tram, aerei, treni e metropolitane, passeggiando in solitaria e spostandomi con la mia auto se necessario, per il ristorante sto sperimentando alla grande la consegna al domicilio (il mio piccolo contributo per far girare l’economia).

Suvvia … liberi tutti!!! … ma senza abbandonare la prudenza!

“La prudenza ha un solo occhio, il senno di poi ne ha tanti” (Goethe)

Inizio …

Oggi è un inizio! Inizio di giugno, inizio di una settimana, sicuramente anche l’inizio di qualche nuova vita animale, vegetale, umana o fantastica, al momento in cui scrivo 248.500 nuovi neonati iniziano la loro vita, sarà, anche, l’ inizio di qualche amore, di qualche amicizia.

Un inizio va celebrato. Un mio amico inglese aveva l’abitudine il primo giorno del mese, la mattina, appena aperti gli occhi, di dire “White rabbits! White rabbits! White rabbits!” sembra garantire buona fortuna per tutto il mese. Mi diceva fosse un’usanza tipica della Gran Bretagna, inoltre faceva a gara con sua figlia a chi dava un puffetto per primo all’altro, ma questa credo fosse una loro abitudine. Quando inizia il mese, ogni tanto mi capita di ripensare a tutto ciò come stamattina quando ho pensato “lunedì primo giugno … siii … White Rabbits!” e allora ho deciso di dover celebrare questo inizio di mese e di settimana.

Che mi invento? Come lo celebro? Se non fosse che con la dieta ci sto già dando sotto, poteva essere il giorno perfetto per cominciarla, il primo del mese e pure lunedì, perchè le diete si iniziano sempre di lunedì, non si sa di quale anno, basta che sia un lunedì. Ho anche pensato al mio appuntamento dal parrucchiere “ma che inizio è un appuntamento con il parrucchiere? Solo se mi facessi tingere i capelli di rosa o di blu o l’intero arcobaleno altrimenti non vale come celebrazione e non può essere da me una stravaganza del genere!”

Allora, dopo tanto pensare, ho celebrato con la cosa più scontata che potessi fare, ebbene si sono una persona scontata, vado dallo stesso dentista da ben trenta anni, dallo stesso parrucchiere da venti anni, prima non ci andavo proprio, dopo trenta anni sono stata costretta a cambiare ginecologa perchè la mia è andata in pensione e non vi dico il trauma, quindi, per non fare qualcosa troppo al di fuori dei miei standard, onde evitare qualsiasi trauma, ho iniziato il mese camminando, come facevo fino a qualche mese fa, ante lockdown!

Stamattina sono andata a trovare i miei amici al parco, li ho salutati alla giusta distanza ed, equipaggiata di mascherina ed occhiali da sole ho fatto un paio di giri e, immersa nel verde, ho salutato l’arrivo di giugno, ripromettendomi che da oggi sarò li ogni giorno e non ci sarà scusa alcuna che terrà inchiodato il mio culo al letto oltre le 6 del mattino … mi debbo allenare o no per il “cammino” che desidero tanto fare?

“White rabbits! White rabbits! White rabbits!” e buon inizio a tutti!

“L’unica gioia al mondo è cominciare. E’ bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante”
CESARE PAVESE

“Mamma vieni a fare un giro?”

… e poi succede che il figlio ormai trentenne ti invita a fare un giro e, anche se sei stanchissima perchè hai passato la giornata a lucidare la casa, stirare, cucinare come se non ci fosse un domani, sai di non poter dire di no.

Velocemente ti agghindi per non sembrare proprio uno spaventapasseri e nel giro di due minuti il tuo culone è sul sedile del passeggero, il motore romba e il giro ha inizio.

È un giro senza parole quello a cui sono stata invitata, mio figlio ha solo voglia  di guidare e ascoltare musica e io di fargli compagnia e ascoltare la sua musica.

Insieme ci troviamo,  siamo due tipi piuttosto silenziosi che si capiscono anche dai silenzi.

È molto bello sfrecciare per la campagna umbra a ritmo di bellissime canzoni, passare in mezzo ai paesini che sono l’orgoglio della nostra regione sia per la loro bellezza, sia per come vengono valorizzati da chi li vive, ma l’emozione grande è arrivare al lago al tramonto. Puntata la telecamera del cellulare sul panorama che abbiamo di fronte, immersi nel silenzio, rotto solo dal canto di qualche uccellino, ci sediamo in prima fila e non perdiamo nemmeno un minuto dello spettacolo che ci viene regalato.

Nel periodo tempestoso che vivo ultimamente il “giro” con mio figlio è stato un momento magico e oggi mi è venuta voglia di esprimere in qualche modo la magia che ho sentito.

Ho pensato di unire due momenti del nostro “giro” che mi sono rimasti dentro … una canzone che non avevo mai ascoltato e che, per ora, non riesco a togliere dalla testa e l’altro …  è inutile ve lo dica

“Non c’è niente di più musicale che un tramonto.
(Claude Debussy)

“Il peso”

Non è l’ennesimo post sulla dieta, ma “Il peso” è il titolo del libro che ho terminato di leggere in questi giorni, di Liz Moore.

“Ogni sera mi ripeto che domani sarà diverso e nuovo, che domani sarà meno brutto, anche di poco”

Sto pensando cosa scrivere di questo libro, perchè voglio scriverne, ma sono in difficoltà, non so da dove cominciare, per farvi capire di più dovrei narrarvi la storia, ma poi ne rovinerei la lettura. Posso, però, dirvi che ha smosso dentro di me una ridda di sensazioni che, in qualche momento, mi hanno fatto andare in crisi.

Vi consiglio di leggerlo anche se so che a qualcuno potrebbe non piacere. Io stessa mentre leggevo non riuscivo a capire quanto mi piacesse. Diversamente dal solito, che un libro lo divoro, ho interrotto la lettura diverse volte, mi sentivo tremendamente triste, sentivo il bisogno di staccare un pò e pensare ad altro, ma l’ho ripresa sempre, perchè si intuiva che sarebbe arrivato meglio. Adesso, dopo averlo metabolizzato, se dovessi dargli un punteggio, credo che il massimo sarebbe giusto. E’ un libro che fa riflettere, che fa vivere delle emozioni intense, si fa leggere bene, c’è forse un eccesso di descrizioni, ma la lettura scorre, comunque, fluida e fa ben sperare. Si mi è piaciuto!

Ho letto il libro dietro il suggerimento di un amico, non so se sia uno di quei libri che avrei comprato incrociandolo casualmente su uno scaffale in libreria, ma ho voluto fidarmi di chi me l’ha consigliato e l’ho acquistato.

Nel voto positivo che do al libro concorre un anedotto, nella prima pagina, grazie al quale è scattata la molla che mi ha spinto ad iniziare seriamente una dieta

Sono passati anni dall’ultima volta che sono stato in uno studio medico e allora ne pesavo duecentoquindici e hanno dovuto mettermi su una bilancia speciale.

non perchè sia sui 200 kg come il protagonista Arthur Opp, ma proprio per non arrivare mai ad un peso tale, finchè i kg da perdere non sono troppi, meglio darsi da fare. La “bilancia speciale” mi ha subito fatto pensare a quelle con cui pesano gli animali oppure i camion prima senza e poi a pieno carico. Se, all’inizio, ho usato questo aneddoto per far ridere la mia famiglia, sul perché ho iniziato la dieta , la realtà è che non reggerei all’imbarazzo nel sentirmi dire “Signora venga andiamo alla bilancia speciale” .

Ebbene si uno dei protagonisti del libro è un uomo in soprappeso, ma un sovrappeso importante non quelli di cui ci lamentiamo spesso noi donne che ci vediamo la pancia o il culone e urliamo “Ahhhh sono obesa”. Arthur Opp è un uomo molto grasso, maledettamente grasso, ma continua a mangiare tutto quello che vuole e non perde occasione per consolarsi con una buona dose di prelibatezze, apre il frigo e tira fuori di tutto, in casa sua c’è ogni tipo di cibo che acquista sempre online. Per Arthur, però, “il peso” non è solo quello corporeo, ma dietro a quel peso c’è molto di più.

Infatti, il tema che il libro tratta è il “peso della solitudine”, sia della solitudine auto imposta come quella di Arthur Opp che della solitudine causata dall’abbandono degli altri.

I personaggi sono tutti esseri fragili, descritti con una certa eleganza, che per scelta o no, sono soli e si sono incontrati nel corso delle loro vite. In ognuno di essi c’è il desiderio di riscatto da questa solitudine e lo cercano nella maniera che è loro più congeniale.

Tutti e due nascosti nelle nostre case, raggomitolati in noi stessi in solitudine. Entrambi soli. Avrebbe potuto essere tutto diverso, ho pensato. Molto diverso. Ma non ci ho riflettuto più di tanto.

Un libro che mi ha fatto riflettere molto sulla solitudine che è diversa dal mio amare “star sola”, che quando voglio ho la possibilità di avere compagnia o di confrontarmi con gli altri, uno “star sola” a cui, però, non vorrei un giorno abituarmi troppo da dire “Ma non ci ho riflettuto più di tanto” oppure “Mi sentivo destinato alla solitudine, certissimo che un giorno mi avrebbe trovato, così quando è accaduto non mi sono stupito e l’ho perfino salutata con gioia

Buona lettura a tutti solitari e non!

Viva l’Italia … dove il “rispetto”è un optional

Bellissima ieri la mia città, anzi bellissima sempre, ma ieri quel passaggio delle freccie tricolori l’ha resa emozionante.

Lodevole l’iniziativa di voler lanciare un segnale di speranza all’Italia intera pennellando i cieli delle città con i colori della nostra bandiera considerando anche l’imminenza della festa del 2 giugno. Faccio uno sforzo e taccio su costi, crisi economica, speranza in altri messaggi, ecc, ecc.

Non riesco però a tacere su quanto sia stato meno bello lo spettacolo, rimandato dalle foto o video, dell’assembramento che si è formato a causa dell’afflusso di persone nel nostro, non grande, centro storico che ha scatenato anche una discreta polemica. Non riesco ad imputare la responsabilità di tale assembramento al sindaco, non è sua l’iniziativa di far passare le frecce nel nostro cielo e non poteva nemmeno sprangare le porte delle case e non far uscire nessuno, se proprio vogliamo trovare un capro espiatorio, l’iniziativa è del governo che però, non mi sento di condannare più di tanto. Per come la vedo io la maggiore responsabilità sta nell’ignoranza delle persone, nella grande ignoranza che hanno di ignorare le regole e nella poca conoscenza della parola “rispetto”.

“Erano ad un metro di distanza, c’erano i vigili del fuoco a controllare e basta di star sempre a giudicare” ho letto nei social. Non lo so se erano ad un metro, due o tre di distanza e ammetto che le foto possono essere ingannatrici, ma erano tanti per una città come la mia, dove, oltretutto, non più tardi di 3 giorni fa il sindaco si è visto costretto a decretare la chiusura alle 21 di tutti bar, pub, e locali simili, a causa dell’ assembramento formatosi nel weekend e di una rissa tra giovani, le cui immagini hanno fatto il giro d’italia come le frecce tricolore, che si è svolta in pieno centro nel bel mezzo dell’assembramento, con un ferito trasportato in ospedale e risultato anche positivo al virus.

Il lockdown è terminato, la fase 1 uno anche, sta per ferminare la fase 2, ma, se andiamo avanti così, inizierà la fase 3? Vorrei non giudicare, ma le regole sono le regole e vanno rispettate se non per noi stessi, almeno per gli altri. Inoltre, di tutti quegli “angeli” tanto osannati e venerati nel lockdown ci siamo già dimenticati? Gli dobbiamo rispetto perché sono sempre li, sotto alle loro armature che non possono togliere perché per loro è ancora emergenza, a sperare di non ritornare ai numeri dei giorni passati ed allo stress che hanno vissuto.

Il passaggio delle frecce l’ho guardato dal mio terrazzo, assembrata con mio figlio ed il mio pelosetto, ma è stato emozionante lo stesso.

Segui sempre le 3 “R”: Rispetto per te stesso, Rispetto per gli altri, Responsabilità per le tue azioni.
(Dalai Lama)

“Prendiamo un caffè?”

Una frase colma di significati tra cui bere il caffè è il meno importante.

Che il caffè sia shakerato, schiumato, macchiato, lungo, corto, corretto, con humor*, poco importa, ciò che contano sono le chiacchiere di cui è infarcito.

“Prendiamo un caffe?”, per me, è una dimostrazione di affetto, quasi più di un abbraccio, non è un’azione fine a se stessa è dire “Ho voglia di stare un pò di tempo con te”,ho voglia di raccontarti qualcosa” e, se il tempo per un caffè non è poi così tanto, è un pò del tuo tempo di cui fai dono a qualcuno.

In questo periodo “Prendiamo un caffè?” è una delle frasi di cui ho sentito la mancanza.

Il caffè con la mia amica dopo la palestra che serviva per concludere quel tempo insieme e scambiarci qualche petteguless. Il caffè con i miei vecchietti del parco dove sono solita andare a camminare, gli passavo davanti ogni mattina camminando mentre loro seduti al bar in mezzo al verde prendevano il caffè, il minimo dell’educazione era dirgli buongiorno, un buongiorno dopo l’altro sono diventati “Vieni siediti un minuto con noi, vieni a prendere un caffè” che si è trasformato in un appuntamento fisso “finisco il giro e arrivo e fermi tutti che oggi pago io“.

Il caffè con mia sorella, il nostro momento, mi è mancato più di tutti, abitiamo porta a porta, ma, per vari motivi, il virus ci ha tenute lontane, bastava un “Coffee?” scritto in chat ed eravamo li con le nostre tazzine e gli aggiornamenti sulle nostre vite.

Questi mesi i caffè presi sono stati veramente pochi, anche la scorta di caffè in casa per la prima volta ha avuto vita lunga.

Stamattina, finalmente, è ripreso il caffè con mia sorella é stato un “caffè lungo” ne avevamo da raccontarci, perché al telefono ti racconti, ma dal vivo è diverso, ti “leggi”.

Il caffè con la mia amica di palestra dovrà attendere, la palestra ha riaperto, ma fruirne mi sembra un po’ complicato, il caffè con le mie vecchiette ed i miei vecchietti sarà presto realtà, so che già hanno ripreso ad andare al parco, qualche caffè virtuale ce lo siamo presi in questi mesi e sono aggiornata, ho promesso che presto riprenderò anche io il mio giro mattutino e sarà di nuovo caffè e risate anche con loro.

“Prendiamo un  caffè?” è una scusa … è un “Mi manchi” detto a mezzavoce, è un “Ho bisogno di te” non esplicito, è un “Ti voglio bene” sussurrato, è un “Voglio conoscerti meglio, ci prendiamo un caffè?”

Il caffè è il balsamo del cuore e dello spirito
(Giuseppe Verdi)

* https://www.youtube.com/watch?v=fX9F2THnDcE