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Giornataccia

Dal disordine e dalla confusione cercate di tirare fuori la semplicità.
(Albert Einstein)

Eh si oggi è proprio una giornataccia.

Non riesco a dare un senso ad una giornata iniziata male e che si sta ingarbugliando sempre più su stessa, come i miei pensieri.

Mi son detta “prova a metterlo per iscritto”, ho provato, ho iniziato più di una volta, ma senza un nulla di fatto.

Sto lottando da questa mattina con la strana sensazione di combattere una lotta senza risultati per la quadratura del cerchio, ed infatti, stamattina presto, avevo iniziato così un mio articolo “La quadratura del cerchio”, che ora giace li sospeso, morto , perchè tutto pensavo, tranne che mandasse in crisi me.

E se il cerchio che tenta di diventare quadrato sono io? Ed è subito TILT!

Ora sono qui con mille pensieri che si rincorrono, si accavallano e si aggrovigliano. Pensieri che mi spiazzano: un momento sono precisi ed ordinati e mi fanno sentire viva ed intelligente, il momento dopo sono sparsi e confusi e allora mi sento spaesata e persa.

Colpa del tempo uggioso e indefinito che, di conseguenza, fa sentire anche me uggiosa e indefinita? Vorrebbe piovere, ma non si decide, il sole prova a insinuarsi in qualche spiraglio, ma non lo fa con convinzione, il mio cagnolino cambia continuamente il posto dove appisolarsi, insomma oggi giornata di confusione per tutti, ma soprattutto per i miei pensieri.

Buon pomeriggio e buoni pensieri a tutti!

L’intervista doppia

Creare dei post a distanza è divertente, è come lavorare in Smart working ma invece di caricare dati o rispondere a mail partorisci articoli stupingenti (*) con la complicità della tua compagna di blog .

“Il nostro amico Fritz Gemini ci ha nominate. Che ne dici di un’intervista doppia su cosa ci abbia spinto ad aprire il blog?”

⁃ “Ci sto !”

⁃ “Bene! Non avevo dubbi!”

Che l’idea sia partita da me o da Liberamente poco importa: la risposta sarebbe stata comunque identica perché ciò che ci accomuna è la voglia di cazzeggiare mettendoci sempre in gioco .

Quindi ora, “sapevatelo”, ve tocca legge’ ‘na ‘ntervista doppia .

Non dite che non vi avevamo avvisati .

Stay Tuned : we are working (to home) for you 🤣🤣🤣

*(Stupingenti: stupidi+intelligenti)

I’m not a runner

Si dice che la madre dei cretini sia sempre incinta e sicuramente lo era cinquant’anni fa quando ha dato alla luce i tre runners nei quali sono incappata stamattina alle sette, nel mio consueto viaggio in auto di ben trecento metri .

Avrei voluto farne un reportage fotografico ma il timore di un linciaggio mi ha fatto desistere .

Uno dei tanti DPCM (l’ultimo, in attesa del “un due tre, liberi tutti”) ha previsto che si possa fare attività sportiva all’aperto purché senza assembramenti. L’uso della mascherina in tali attività pare sia stato lasciato al buon cuore degli italiani, considerando la fumosa legislazione e la ancor più fumosa interpretazione di regioni/province/comuni/frazioni/quartieri.

Eppure mi pare ovvio che il rischio droplet, quando si corre, è superiore rispetto a quando si passeggia , forse perché io quelle rare volte che corro mi ritrovo a “sputare pure i polmoni” (statemi alla larga !).

Ma ciò che più mi ha fatto arrabbiare, paradossalmente, non è stata la scellerata decisione di uscire di casa senza mascherina, bensì il fatto che abbiano optato per correre allineati, per non perdersi gli ultimi pettegolezzi di quartiere e le innumerevoli goccioline di saliva. Ovviamente, essendo la ciclabile di dimensioni ridotte, il meno giovane (ligio ai dettami di Conte) ha partecipato alla maratona direttamente da bordo strada… della serie “se non ti uccide il virus o un infarto, lo farà sicuramente un automobilista”.

Lo so, sto invecchiando. Mi ritiro nella mia tana da orso e fino a domattina non farò più capolino a meno che Peppino non appaia in tv con qualche bella notizia .

L’attività del cretino è molto più dannosa dell’ozio dell’intelligente. (Mino Maccari)

“La zirba” di Irene Tortoreto

Una favola per grandi e piccini.

Le favole dove stanno?
Ce n’è una in ogni cosa:
nel legno del tavolino,
nel bicchiere e nella rosa.
(Gianni Rodari)


L’autrice ho iniziato a conoscerla, casualmente, qui in WordPress. I suoi articoli sono sempre piacevoli da leggere, ha un modo scorrevole di proporsi, pulito e con il giusto accenno di ironia. Dopo aver letto qualche suo articolo ho scoperto che è una scrittrice ed ha già pubblicato il suo primo libro; quindi, una curiosa come me non poteva non leggerlo. Avrei voluto aspettare il cartaceo, ma poiché non mi arriverà prima di giugno e la curiosità c’è … Ho scaricato l’ebook.

Un libro che ti prende e ti porta con se.

Mi sono letteralmente immersa nel suo mondo da favola, tra gnomi operosi e natura da incanto, quasi trattenendo il respiro fino alla fine per paura di rovinare la magia.

Da subito mi sono sentita un pò Irma, la protagonista, ma come al mio solito non vi svelo la trama della favola per non rovinare la sorpresa: riporto solo le mie sensazioni.

La narrazione scorre fluida ed elegante e non risparmia descrizioni accurate che ti avvolgono come una una nuvola di colori e non sai a cosa dare attenzione perché ogni particolare la merita.

Irma è alla ricerca della felicità; del resto tutti noi siamo un pò Irma e, come lei, rincorriamo la felicità. La strada che ci indica Irene (l’autrice) è sicuramente la più indicata per farlo … Trovare il coraggio di lasciarsi guidare dalla curiosità, di scrollarsi di dosso paure, stereotipi e credenze limitanti ed assecondare i nostri sogni e bisogni in un cammino di ricerca che ci porterà senz’altro a scoprire cosa è la felicità e ciò di cui abbiamo bisogno per viverla appieno.

Non meno importanti, di questo suggerimento che ci viene dato, sono i valori di cui è intrisa la favola: “rispetto degli altri e della natura”, che si evincono dai modi garbati di Irma; la forza degli gnomi che fanno “comunità”; la “solidarietà” degli stessi; “la famiglia” di Irma da cui lei trae ispirazione e insegnamento; valori accennati con semplicità ma che arrivano con forza.
Grazie Irene per la bella favola che mi hai permesso di vivere e complimenti per averla scritta, merita, sicuramente, di essere letta e di essere raccontata.

Il giallo delle pagine mischiate

Questa mattina ho letto un libro, un libricino, un libretto, non saprei. Sono solo 123 pagine, un libro che mi ha lasciata basita, divertita, incuriosita, un libro che ha raggiunto il suo scopo. Onestamente c’ho capito molto poco, però mi sono divertita nella lettura e lo rileggerò una seconda volta per vedere se riuscirò a dargli un senso.
L’ho trovato sul comodino di mio marito e mi ha, da subito, intrigata la copertina su cui c’è anche attaccato il bollino con il nome della libraia della Feltrinelli che l’ha consigliato, e mi sono anche chiesta “Chissà se ha gusto nel consigliare?”

Leggere è andare incontro a qualcosa che sta per essere e ancora nessuno sa cosa sarà.
(Italo Calvino)

Una volta preso in mano anche la carta mi ha dato subito una bella sensazione tattile e a quel punto non ho resistito, lasciato il fare e il da farsi mi sono distesa sul letto, ancora sottosopra, e mi sono immersa nella lettura fino a dimenticare il pranzo “Oh mà? Non si pranza oggi?”
È un libro bizzarro, un giallo un pò strambo, di cui al momento non mi è chiaro molto, ma che ha raggiunto il suo scopo, tenermi impegnata a leggerlo fino alla fine in uno stato di attesa e di divertimento, l’attesa di capirci qualcosa e il divertimento per non averci capito nulla.
Si tratta di un libro nel libro e forse ancora nel libro, un pò come il gatto che si mangia la coda, ogni libro in qualche modo ti riporta all’altro libro. Sono due filoni narrativi nella stessa storia e, mentre di uno si segue un filo logico, dell’altro, il giallo, che è il protagonista della storia, non esiste un ordine e la storia è proprio qui, nelle “pagine mischiate”, nel fatto che regni il caos, quindi continui a leggere pensando che prima o poi il caos prenderà un ordine.
Esiste una storia, anzi 2 e forse anche 3, la terza lasciata più all’immaginazione di chi legge, ma dico solo che è ambietata a Parigi, non dico altro, non voglio fare spoiler, mi serve dire di Parigi perchè, a tratti, ho avuto quasi la sensazione di leggere un qualcosa di Daniel Pennac, non so se proprio perchè c’è Parigi di mezzo o se per i nomi dei personaggi o i personaggi stessi che mi hanno riportato alla mente alcuni dei suoi o forse, un pò, anche il modo di scrivere, con precisione non lo so, ma è stata la mia sensazione.
L’autore è Pablo De Santis, di Buenos Aires, del 63. Non lo conoscevo, ma ho letto nella biografia in fondo al libro che è un importante e famoso autore conosciuto in molti paesi. Ho visto anche che il libro è catalogato come libro per ragazzi, non lo sapevo, ma anche se non sono più una ragazza mi è piaciuto lo stesso.
Cosa dirvi ancora? Buona lettura se decidete di leggero, io lo rileggo di nuovo provando a dare un ordine ai capitoli e magari chissà, potremmo confrontarci e vedere se abbiamo dato lo stesso ordine, ma può rimanere anche disordinato com’è, resta comunque un libro gradevole, del resto “il disordine non è sempre caos. A volte è un altro ordine. Però segreto” lo ha detto l’autore, mica io!

Bilancio di una sconclusionata quarantena.

In questi giorni di inizio fase 2 o fine quarantena, dipende da ognuno di noi decidere se sono la fine o l’inizio di qualcosa, sto leggendo qua e la molti blogger impegnati nel bilancio della loro quarantena, “fare un bilancio” sembra, quasi, il nuovo virus in circolazione e, ahimè, ha colpito anche me che, finora, mi ero dedicata solo al mio catastrofico bilancio con la bilancia.

Ho, quindi, iniziato a ripensare a quelle che erano le mie aspettative per questo periodo e mi sono ricordata che, scherzando, mi ero fatta una specie di promemoria delle cose che avrei fatto o che, probabilmente, desideravo fare da tanto, ma non c’era mai tempo per farle.

Quello che ci aspettiamo raramente accade: ma quello che meno ci aspettiamo di solito succede.” (Benjamin Disraeli)

Dormirò fino a mezzogiorno! Mai fatto, anzi ho iniziato a soffrire d’insonnia, i miei ritmi sonno veglia si sono ingarbugliati, sonnecchiante di giorno, sveglia di notte, specialmente dalle 3 in poi, per poi prendere sonno il mattino quando ormai sarebbe stata l’ora di alzarmi, praticamente adesso giro come uno zombie con ore di sonno arretrate che se prova a posare il posteriore su una poltrona tempo 5 minuti dorme. Non so perchè si sia innescato questo meccanismo, non ho grandi preoccupazioni, sto bene, la mia famiglia sta bene, i nostri amici anche … Why? Credo che non lo saprò mai o, forse, non voglio saperlo, magari inconsciamente la cosa mi spaventa e venire a patti con il proprio subconscio non è una scherzo, preoccupazioni recondite esistono sempre, meglio lasciarle dove sono o forse no, ma non è questo il momento giusto.


divano fatti sotto! Non credo di aver preso possesso del divano più di 10 volte e più di 10 minuti, come mi accomodavo sentivo di dover scappare via, mi prendeva, improvvisamente, il desiderio di fare altre 50 cose e tutte in quel momento, una frenesia difficile da controllare, all’improvviso la voglia di fare ginnastica, iniziavo a farla, mi passava subito, poi voglia di stare al pc, tempo 5 minuti e mi passava e così via di attività in attività … ho anche iniziato un corso online di mobile videomaking, mi piace molto tagliare e cucire con l’editing video, volevo approfondire per poter migliorare le riprese video con il cellulare e il successivo montaggio sempre da cellulare, sono arrivata alle lezioni sul montaggio ed anche il corso è rimasto li in sospeso … sicuramente la cosa che ho fatto con più costanza è stata sfornare pane, pizza e dolci ecco il perché del mio catastrofico bilancio con la bilancia.

televisione mon amour! Nulla di fatto nemmeno qui, giusto un paio di film che mi hanno conquistata, di uno forse ne parlerò in questo blog in futuro. Serie TV che mi abbiano catturata al punto da fare binge watching nemmeno l’ombra, ne ho iniziate due o tre e le ho lasciate li, mio figlio, conoscendo la mia passione per i supereroi, mi ha anche regalato l’abbonamento a Disney Plus, ho iniziato con i film degli Avengers, per poi piantare anche quelli, sicuramente il problema non sono stati i film o le serie TV, ma sempre io e questa irrequietezza che mi sto portando dietro.

– libri che goduria! Libri … ne ho iniziati diversi e finiti pochi e ne avrei da leggere, nel mio ultimo viaggio a Milan, a gennaio, ne avevo fatto una bella scorta durante il mio, immancabile, tour delle librerie, ma anche per questi il mio livello di concentrazione è basso e pure la vista ultimamente.

In tutto questo “iniziare e non concludere”, posso, però, citare anche alcune note positive: ho ritrovato degli amici, in primis la mia compagna di blog (o di scarpe come ci chiamiamo noi e il motivo è una lunga storia), in realtà con lei non ci siamo mai perse, ma questa quarantena ci ha fatto ritrovare per l’ennesima volta coinvolte in una esperienza online insieme, vivendo distanti, possiamo inventarci solo attività online, questo blog, spero che avremo la costanza e il tempo per proseguire a lungo; ho ritrovato anche altri amici virtuali di cui, da tempo, non avevo più segnali di vita ed è stato piacevole tornare a chiacchierare con loro come se non fosse passato nemmeno un giorno dall’ultima volta che ci eravamo sentiti, con alcuni è stata anche l’occasione per chiarire i contrasti che ci avevano allontanati e tornare a ridere e scherzare come se nulla fosse; ho fatto tante chiacchierate telefoniche con mio figlio che vive a Milano che, costretto a casa anche lui, ha avuto più tempo da dedicare alla mamma; ho iniziato a leggere qualche blog qui in wordpress, cosa che prima non facevo mai, pur frequentandolo per altri motivi, e ho scoperto persone interessanti da seguire che mi piace leggere e a cui cerco di dare un volto nella mia mente.

Riflettendoci questa quarantena non è poi stata così sconclusionata, non avrò seguito il mio elenco, del resto non è da me darmi delle linee guida, ed avrò anche prodotto cibo in quantità industriale da farmi temere la bilancia, non ho, nemmeno passato ore a lustrare la mia casa da cima a fondo, ma ho ritrovato “le persone” soprattutto l’interesse alle persone, a cercare di capirle, a capire cosa di interessante hanno da dire e questo, debbo confessare, lo avevo perso, troppo presa da una vita frenetica che mi aveva fatto perdere di vista la cosa più importante … aver cura dei rapporti umani.

Favola d’amore

una lettura di Hermann Hesse breve, ma intensa, che ho ripreso in mano questa mattina, mentre spolveravo la mia libreria. Ho pensato di condividerla con voi, magari la conoscete già, ma se non la conoscete ve la consiglio. Si tratta di un libricino di appena 7 pagine, da leggere nella pausa caffè o tra un spolverata ai mobili e l’altra. Se fosse una canzone vi direi di “ascoltarla” ad occhi chiusi, racconta di un mondo magico da sognare e immaginare mentre si sta leggendo … un mondo in cui Pictor riesce a capire il vero senso del vivere … una favola d’amore come la definisce lo stesso Hermann Hesse. Non aggiungo altro per non togliere la curiosità di leggerlo, per me, questo libricino, è stato una bellissima scoperta, lo sfoglio spesso, lo rileggo e ogni volta mi dice qualcosa di nuovo …

“Lui invece, l’albero Pictor, rimaneva sempre lo stesso, non poteva più trasformarsi. Dal momento in cui capì questo, la sua felicità se ne svanì: cominciò ad invecchiare e assunse sempre più quell’aspetto stanco, serio e afflitto, che si può osservare in molti vecchi alberi. Lo si può vedere tutti i giorni anche nei cavalli, negli uccelli, negli uomini e in tutti gli esseri: quando non possiedono il dono della trasformazione, col tempo sprofondano nella tristezza e nell’abbattimento, e perdono ogni bellezza.” (Favola d’Amore-  Hermann Hesse)

Lei e l’Altra

Lei è una mia cara amica e non è sola, c’è anche l’Altra, mia cara amica anche lei. Sono in due, come due gemelle diverse, ma dipendenti in tutto e per tutto l’una dall’altra, al punto che se non ci fosse una delle due, non potrebbe esserci l’altra. Convivono in periodi alterni nella stessa persona, a volte è più presente Lei, a volte l’Altra e, al di la della diversa durata di questa presenza, i periodi sono diversi in tutto e per tutto.

Ho iniziato a conoscere la mia amica nel periodo in cui era presente Lei ed era, sicuramente, il migliore dei due.

Quando era presente Lei il mondo che la circondava era più luminoso, lo erano anche i suoi occhi che si accendevano diventando vispi, attenti, brillanti, pronti a catturare ogni sfumatura.

Lei rendeva la vita molto interessante, ti faceva venire il desiderio di viverla al massimo. Si percepiva da lontano l’energia e la forza che il suo corpo emanava, la sua voglia inesauribile di fare ti travolgeva, nella sua testa frullavano sempre un milione di pensieri e idee che ti inondavano come un fiume in piena.

Ho sempre avuto l’idea che i suoi sensi fossero più sviluppati dei miei, anche la sua percezione del mondo, alla sua attenzione non sfuggiva mai nulla, vicino a lei mi sentivo spesso come “Alice nel paese delle meraviglie”.

Lei imbastiva e portava a termine progetti su progetti, organizzava, per gli amici, cene da far invidia al miglior catering della città; gite al mare, al lago; tour fotografici alla scoperta di luoghi interessanti; si dedicava, coinvolgendomi (e mi lasciavo coinvolgere mooolto volentieri), allo shopping e alla spesa quotidiana (per questa non cedevo al coinvolgimento, partecipavo solo alla pausa caffè tra il passaggio dalla macelleria alla panetteria, ooodio la spesa quotidiana); la palestra era il suo stile di vita, beata lei; la camminata giornaliera il suo must, ogni tanto convinceva anche a me, ma solo ogni tanto.
La sua casa era sempre ordinata, pulita e quando entravi il profumo di fresco ti inebriava le narici; i vasi di fiori non erano mai vuoti; si prendeva, amorevolmente, cura delle piante sui balconi e mi rimproverava, spesso, per come trattavo e tratto le mie che hanno dovuto imparare l’arte di cavarsela da sole; jazz o blues risuonavano nelle sua casa, ma credo anche nella sua mente e nel suo cuore …
L’ho sempre vista, come una persona con una festa infinita, fuochi d’artificio compresi, dentro, che le davala carica e la spingeva a fare, fare … a vivere una vita “sopra il quinto rigo musicale” tutte note alte o altissime, qualche volta queste note altissime erano difficili da sopportare, ma valeva la pena farlo.

Poi, all’improvviso, non si sa come o perchè, arrivava l’Altra … la sua gemella, ma opposta, e prendeva il suo posto.

L’ Altra subito spengeva la musica, voleva silenzio, ed abbassava anche le luci. Insieme alla musica, alle luci, cancellava gli amici, me compresa.

I fiori cominciavano ad appassire nei vasi; le tante idee e i progetti che “Lei” aveva in mente si scioglievano come neve al sole; nella sua casa il caos cominciava a prendere il sopravvento, perdeva di vista ogni cosa. Nulla la interessava più, i suoi occhi si spengevano e la festa era finita .

Le sue giornate diventavano monotone, sole, nuvole, profumi, colori, diventavano irrilevanti; il suono del telefono, un fastidio. Con l’Altra esisteva solo un grigio che copriva tutto, come una coltre di nebbia. L’Altra voleva solo dormire e quando non dormiva piangeva fiumi di lacrime. In tutto questo grigiore resistva solo l’affetto della sua famiglia che, per fortuna e per amore, anche non capendo, non la lasciava sola, io a volte non capendo, lasciavo in sospeso la decisione su come comportarmi, non comportandomi in alcun modo.

La mia amica era ed è bipolare.

Tanti anni fa non mi capacitavo di cosa le succedesse, ma nemmeno lei stessa lo faceva, e pensavo “Mamma mia! Certo che sei strana parecchio” .

Poi un giorno, uno di quelli in cui, probabilmente, si sentì “arrivata alla frutta”, chiese aiuto e lo trovò, prendendo, così, coscienza del suo problema e rendendone consapevole anche me che giravo, spesso, nel suo mondo. Lasciò che questo aiuto, che arrivò come il famoso spiraglio di luce in fondo al tunnel, la guidasse nel capire il perchè di questo suo sentirsi tanto “up” e subito dopo altrettanto “down”

Le spiegarono, e lei spiegò a sua volta a me, che era una malattia, che come si può essere diabetici, cardiopatici, si può essere bipolari e che, anche per questa, esistevano delle cure.

Sicuramente una malattia complicata da capire più delle altre, specialmente se non la conosci, il primo pensiero è, certamente, che una persona così sia strana, lunatica, disturbata.

Dopo averle fatto tante domande e grazie, anche, ad alcune mie esperienze personali, sono riuscita a capire abbastanza di quel che le capitava. Non era una sua scelta cambiare al punto di diventare l’Altra, anzi “Lei” non lo avrebbe voluto mai, ma non poteva farci nulla, succedeva e basta, l’Altra arrivava e la metteva KO. Non deve essere stata facile vita in cui “Lei e l’Altra” litigavano, continuamente, per il posto in prima fila.

Comunque, dal momento in cui si è lasciata guidare, ha imparato a non avere più paura dell’Altra, perché sa che la più forte, ormai, è Lei ed, ora, lo sappiamo anche tutti noi che le vogliamo bene.

Ormai è qualche anno che é presente, quasi sempre, soltanto Lei, la sua vita e più tranquilla e pacata, non vive più note sopra l’ultimo rigo, ma vive nelle righe. “L’altra“, ogni tanto, prova a romperle le scatole, ma nel giro di una giornata, Lei riesce a prendere il controllo della situazione. Non sono più esistiti periodi in cui mi ha allontanata per tanto tempo facendomi venire la voglia di dirle “fai un pò come ti pare” anche se poi non l’ho mai fatto, il bene che le voglio mi ha sempre fatta desistere.

Spero qualcuno potrà trarre utilità da questo racconto e ringraziando Lei, per avermi concesso di parlarne qui, vi riporto il suo consiglio … quando sentite che qualcosa non va in voi … trovate il coraggio … il coraggio di chiedere aiuto.

“Si passa da momenti di felicità estrema a momenti di incredibile tristezza” (Lei)

Ascolto …

Non è servito altro, questa mattina, per capire che la fase 2 è iniziata … nient’altro che ascoltare.

Come 70 giorni fa qualcuno ha pigiato il pulsante di stop ed ha sospeso lo scorrere del tempo, lasciandoci in un mondo a momenti quasi irreale, dove spesso la mia vita, avendo tanto tempo a disposizione, mi è sembrato scorresse al rallentatore, questa mattina è stato pigiato di nuovo il pulsante e tutto è ripartito.

Sono, in terrazza, in compagnia del mio cagnolino e, mentre lui è impegnato a scrutare ogni movimento, anche lontano, ad annusare ogni foglia che spunta dai vasi, sorseggio il mio caffè ascoltando la vita che questa mattina è decisamente ripresa. Gli uccellini, sicuramente ignari di cosa siano stati per noi gli ultimi 70 giorni, continuano con il loro canto, le mie piante stanno accennando i loro primi fiori, non manca anche la solita upupa che sembra dialogare con il mio cagnolino, lei chiama lui risponde, e, mentre tutto questo per me era quasi una canzone, stamattina, più di tutto, è ripreso il rumore, si lui … il rumore del traffico: la moto del vicino, che il simpaticone, puntualmente, fa rombare a tutto gas disturbando fastidiosamente l’udito ed io puntualmente, nella mia mente, lo insulto (e si riprenderà anche questo rito), i camion che debbono dare gas perchè la strada è leggermente in salita e ogni volta mi viene da incoraggiarli “su su dai che puoi farcela”, le auto che hanno fretta di raggiungere la loro destinazione … il rumore della vita moderna è tornato a fare da sottofondo alla mia canzone e a togliere l’incanto a quel quadro che ogni mattina mi piace contemplare e che negli ultimi 70 giorni aveva un’atmosfera molto bucolica … that’s life!

Buona ripresa di vita a tutti … riprendetela si, ma senza dimenticare la prudenza, che come recita un vecchio detto, non è mai troppa!

“È insopportabile il chiasso che fanno gli uomini” disse il dio Enlil.
(Epopea di Gilgamesh, III millennio a. C.)

E la quarantena va scemando …

La vita detta agli uomini le sue regole, che non sono scritte da nessuna parte.”
(Mikhaïl Cholokhov)

tutti in ansia di tornare fuori, tranne la sottoscritta.

Tutti sull’uscio in attesa che la bandierina si sollevi e dia il via alla tanto agognata libertà.

In realtà nella mia città la libertà se la sono concessa da oggi, tante persone a camminare, tanti a correre, probabilmente pensando, ognuno, di essere l’unico/a “perchè siamo ancora in quarantena” e … l’assembramento è servito, chissà lunedì cosa ci aspetterà?

Capisco l’esigenza di ognuno di respirare aria nuova, di uscire dalla routine di una quarantena che non ci siamo cercati, capisco tutto, ma perdonatemi se meglio di tutto capisco lo sfogo di una sorella che amo come me stessa.

Lei è un medico di P.S., uno di quegli angeli che tutti abbiamo imparato ad amare in questi ultimi mesi, anche se, fino a qualche mese fa, portare in prima pagina qualche loro “errore presunto o no” era lo sport preferito di tanti.

Vi racconto la sua vita negli ultimi 2 mesi. Mentre noi tutti, me compresa, in quarantena siamo stati in casa trastullandoci tra libri, tv, figlioli, giardini, chiacchiere con gli amici via web, momenti di sclero o quant’altro siamo riusciti a fare nell’ambito dello spazio di tempo e voglia che avevamo, con l’abbigliamento più di nostro gradimento, per lei non è stato così.

Lei ha vissuto, e tutt’ora vive, due mesi di paura, due mesi in cui ogni paziente poteva essere quello che, al minimo sbaglio, le avrebbe trasmesso il virus, che lei avrebbe potuto ritrasmettere ad altri; due mesi di turni massacranti, in cui sapeva quando il suo turno iniziava e non quando finiva, due mesi in cui non ha mai tolto la mascherina e ancora non la toglie; due mesi in cui la maggior parte delle ore le ha passate in ospedale in abbigliamento da ghostbuster, nemmeno la possibilità di una pausa per poter respirare anche un minuto senza tutto l’ambaradan; due mesi lontana dai suoi figli oppure, le poche volte più vicina, con mascherina e tutte le accortezze possibili, niente abbracci, baci, coccole.

Due mesi lontana da me nonostante abitiamo porta a porta, ma il rispetto di tutti noi è stata la sua scelta in questo periodo e, anche se i vari tamponi a cui è stata sottoposta son sempre stati negativi, lei non ha mai abbassato la guardia.

Ieri in una delle nostre chiacchierate telefoniche mi ha detto di essere stanca, di essere stanca ogni volta di dover stare rinchiusa in tutti quegli abiti, di essere stanca di dover dire a chiunque di fare attenzione perchè il virus esiste ed è pericoloso, “ho visto persone, giovani e non, arrivare e dover essere intubare subito e mandate in rianimazione, mi dispiace perchè non so nemmeno chi ce l’ha fatta e chi no. Se penso che ora torneranno tutti per strada e non so quanti rispetteranno le distanze, prenderanno le dovute precauzioni, mi viene solo da incazzarmi perchè sono due mesi che faccio una vita da inferno e questi sanno solo lamentarsi di non poter più stare in casa. Spero solo che non tornino a riempire il P.S.”

Lo spero anche io e per questo, non avendo un lavoro dove correre, e per rispetto di tutti questi angeli, continuerò a stare a casa, a guardarmi i tramonti dal mio balcone, a leggermi i miei libri, a scrivere qualche pensiero qua e la, a preparare qualche dolce per la mia famiglia e la sua, in attesa che sia mia sorella a dirmi “vai, siamo tutti più tranquilli”