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Mese prima degli esami

“La vita di tutti trascorre nell’essere respinti o promossi agli esami. La Società è una vasta cerimonia di premiazione.”
(Jean Paulhan)

Ieri sera, sonnecchiando, ho seguito la conferenza stampa del premier Conte, e tra uno sbadiglio e l’altro, ma solo perché ero molto stanca, ho intuito che saranno elargiti soldi come se piovesse, non ho ben capito dove saranno recuperati, ma va bene così. Mi è sembrato di non aver sentito granché sui prossimi esami di stato, ma come già detto un po’ dormivo e un po’ seguivo, ho solo captato la frase che saranno stanziati fondi per la scuola, affinché a settembre possa ripartire nel migliore dei modi e fondi per l’esame di stato che, a quanto capito, sarà in presenza.

Avendo un figlio, l’ultimo dei tre, che si accinge ad affrontare il prossimo esame di stato, finalmente chiuderemo anche il ciclo superiori, sono giorni che mi sto chiedendo (per la verità anni, ma ultimamente il pensiero è più presente) se è così importante quest’anno far sostenere a questi ragazzi l’esame di stato. Esame che tra l’altro già prima della comparsa del virus, mi sembrava piuttosto assurdo nel come era stato concepito, ma questa è un’altra storia.

Non si può fare che per un anno, in cui nessuno di noi ha scelto che arrivasse una pandemia, che ci fosse un lockdown, anno in cui la crisi si sta facendo sentire come non mai e certamente aumenteranno povertà, disoccupazione e, purtroppo, suicidi nel nostro paese, un anno che, probabilmente, ricorderemo come l’anno horribilis della nostra vita, si toglie di mezzo l’esame di stato? Si eviterà così di investire ulteriori risorse economiche affinchè si possa svolgere in presenza e magari anche queste risorse si fanno confluire negli investimenti per una ripartenza migliore a settembre.

Non penso che arrivati al quinto anno, gli insegnati non abbiano abbastanza elementi per esprimere un giudizio o un voto sui loro studenti senza sottoporli ad esame, anche perchè, a mio avviso il voto non dovrebbe essere altro che il frutto raccolto dopo 5 anni di impegno e non dei soli 3 o 4 giorni di esame, nel caso di quest’anno di un’ora di colloquio, che, assurdamente, vanno ad incidere molto più sul voto finale di tutto il trascorso scolastico.

Penso non sia un caso che diverse università private per l’ammissione ai test selettivi chiedano i voti delle varie materie e non il voto della maturità, addirittura i ragazzi possono partecipare ai test già dal quarto anno di scuola superiore dimostrando di avere delle buone medie dei voti del terzo anno e del quarto anno, cosa, a mio avviso, molto più ragionevole. Lo so nelle università pubbliche non è così, ma per un anno non potrebbero, magari con un ulteriore Dpcm, adeguarsi come tutti noi che quest’anno ci siamo adeguati a tutto?

Ora linciatemi pure, perchè l’esame è importante, il voto finale è importante, ma io continuo a credere in ciò che mi diceva sempre mio papà …”i voti sarà la vita a darteli!

Parliamo di dieta … che noia, che barba

Dieta … questa sconosciuta, ovviamente, per chi non sa cosa siano i kg in più. Nel mio caso, invece, il leitmotiv della mia vita dai 30 anni in poi.
Ebbene si, dall’essere una taglia superfiga, la vita mi ha portato ad essere una taglia superfoca, vuoi le gravidanze, vuoi che sono una buona forchetta, vuoi che la vita va goduta anche a tavola e si vive una sola volta, vuoi che in pizzeria mangio la pizza, la mozzarella, il salamino, i pomodorini, l’olivetta, di scartare i bordi non se ne parla e caspita era buono anche il piatto, qualche chilo è arrivato e ha preso possesso della mia ex-esile figura. Comunque al di fuori dell’orario pasti e spuntini, faccio la dieta, che questo sia chiaro!

Ne ho seguite di diete nel corso degli anni: digiuno, mezzo digiuno, zona, punti, proteiche, iperproteiche, fame, le ho provate tutte e sapete? F U N Z I O N A N O se le faccio.

È giunto il momento di rimettermi a dieta, tra qualche mese avrò un evento importante (la famosa motivation), ma ho deciso di aspettare che “Irene la gnoma” organizzi il gruppo dei “Cicci anonimi” la sua idea mi è piaciuta molto, credo che in quel gruppo sarei a mio agio, sono molto reserved style e mantenere l’anonimato in questo aiuta. Nel frattempo, però, mi è saltata agli occhi una dieta che ho soprannominato la “dieta social”, non conosco il vero nome, ma ho capito che più posti sui social e più dimagrisci, almeno credo, ed ho capito anche che il marketing è l’anima del commercio, ma è la parte che mi interessa meno.

La sta facendo una tizia su fb, veramente non solo una, ne ho individuate diverse, ma la tizia in questione ha provato a contattarmi per coinvolgermi nella sua iniziativa, ho, gentilmente, declinato l’invito, non sono la persona adatta, ma sono curiosa, quindi si ho declinato, ma l’ho “seguita” … mannaggia a me e a quando l’ho fatto.

In cosa consiste la dieta social? Ve la illustro in base a ciò che ho intuito e carpito dal mio studio che mi ha confermato che no, non fa proprio per me …

Colazione (dieta social):
Pubblicazione, entro le 8 a.m., di un post energizzante su quanto sia bello svegliarsi presto e preparare la colazione per tutti (colazione preparata, possibilmente, a favore di telecamera, con la tizia in abbigliamento superfigo, la pancina dimagrita che si vede e non si vede, sorriso smagliante e il sole che la bacia in fronte)

Colazione (a casa mia): Drinnnn drinnn “Che succede? Che giorno è? Di che anno? Abbassate quella tapparella … shhh non parlate … odio quella svegliaaa!” con un occhio chiuso e uno aperto vado e preparo la colazione, sonnecchiando nell’attesa del caffè.

E già qui non ci siamo …

Proseguo

Pranzo (dieta social):

Di nuovo post favoloso mentre la tizia è intenta a cucinare il pranzo, anche questo corredato da video in cui balla spadellando, sorriso smagliante, fiori freschi in secondo piano, musica pop e felicità che sprizza da tutti i pixel.

E il pranzo è servito

Bè non vi intriga?

Pranzo (a casa mia):
Quello che offre il frigo opportunamente mescolato, condito e cucinato tra la stiratura di un camicia, il rifacimento dei letti, la pulizia dei bagni … ca@@ si brucia tutto, corsa ad ostacoli in cucina tra cane e aspirapolvere, a salvare il salvabile …

Boniii!

Cena (dieta social) … è uscita la casella torna indietro al pranzo e rileggi tutto sostituendo la parola “pranzo” con “cena”.

Cena (a casa mia) idem a sopra, non sarà di nuovo amatriciana, ma qualcosa di pari soddisfazione per il palato, a casa son golosi che ci posso fare? Mi adeguo!

Ovviamente nell’arco della giornata ci sono gli spuntini, anche quelli debitamente documentati su fb. E l’ora della ginnastica? non può mancare. E tutti i salti, balli e giochi con marito e bimbi documentati con video fantastici di felicità, amore, allegria? Nemmeno quelli.

Tutti questi post di felicità ormai scandiscono il ritmo della mia giornata, oppure i miei accessi al social, oppure sono talmente tanti che ogni volta che entro ce n’è uno pronto ad attendermi … un pò tutto forse.

Ma il mio post preferito è quello che arriva la sera dopo cena con il silenzio e le luci soffuse per godere al meglio il momento … di solito inizia così “anche stasera sento una leggera stanchezza …” a cui segue foto della tizia leggermente stanca ed io, che tutto il giorno sono stata invidiosa di tanta energia nello spendersi a convincermi che la sua dieta funzioni … mi faccio carico della sua stanchezza e penso “ohhhh poverina è umana anche lei …. su su vai a riposare” uhm … veramente è quello che vorrei pensare, in realtà “Caspiterina sei stanca si! È tutto il giorno che balli, salti, spadelli, chatti, risalti, sorridi, ti tuffi, ti metti in posa, in controposa, solo io debbo arrivare al dopo cena in coma? Ecchecavolo!”

Ma al di là delle chiacchiere, dei post su fb, al di là di tutto contano i risultati e una cosa non mi è chiara, se è ormai un mese che “seguo” la dieta social, perchè non ho perso nemmeno un etto?

Dieta social
Dieta a casa mia

Le cose più belle della vita o sono immorali o sono illegali o fanno ingrassare.
(George Bernard Shaw)

immagini prese in prestito dal web

Giornataccia

Dal disordine e dalla confusione cercate di tirare fuori la semplicità.
(Albert Einstein)

Eh si oggi è proprio una giornataccia.

Non riesco a dare un senso ad una giornata iniziata male e che si sta ingarbugliando sempre più su stessa, come i miei pensieri.

Mi son detta “prova a metterlo per iscritto”, ho provato, ho iniziato più di una volta, ma senza un nulla di fatto.

Sto lottando da questa mattina con la strana sensazione di combattere una lotta senza risultati per la quadratura del cerchio, ed infatti, stamattina presto, avevo iniziato così un mio articolo “La quadratura del cerchio”, che ora giace li sospeso, morto , perchè tutto pensavo, tranne che mandasse in crisi me.

E se il cerchio che tenta di diventare quadrato sono io? Ed è subito TILT!

Ora sono qui con mille pensieri che si rincorrono, si accavallano e si aggrovigliano. Pensieri che mi spiazzano: un momento sono precisi ed ordinati e mi fanno sentire viva ed intelligente, il momento dopo sono sparsi e confusi e allora mi sento spaesata e persa.

Colpa del tempo uggioso e indefinito che, di conseguenza, fa sentire anche me uggiosa e indefinita? Vorrebbe piovere, ma non si decide, il sole prova a insinuarsi in qualche spiraglio, ma non lo fa con convinzione, il mio cagnolino cambia continuamente il posto dove appisolarsi, insomma oggi giornata di confusione per tutti, ma soprattutto per i miei pensieri.

Buon pomeriggio e buoni pensieri a tutti!

L’intervista doppia

Creare dei post a distanza è divertente, è come lavorare in Smart working ma invece di caricare dati o rispondere a mail partorisci articoli stupingenti (*) con la complicità della tua compagna di blog .

“Il nostro amico Fritz Gemini ci ha nominate. Che ne dici di un’intervista doppia su cosa ci abbia spinto ad aprire il blog?”

⁃ “Ci sto !”

⁃ “Bene! Non avevo dubbi!”

Che l’idea sia partita da me o da Liberamente poco importa: la risposta sarebbe stata comunque identica perché ciò che ci accomuna è la voglia di cazzeggiare mettendoci sempre in gioco .

Quindi ora, “sapevatelo”, ve tocca legge’ ‘na ‘ntervista doppia .

Non dite che non vi avevamo avvisati .

Stay Tuned : we are working (to home) for you 🤣🤣🤣

*(Stupingenti: stupidi+intelligenti)

I’m not a runner

Si dice che la madre dei cretini sia sempre incinta e sicuramente lo era cinquant’anni fa quando ha dato alla luce i tre runners nei quali sono incappata stamattina alle sette, nel mio consueto viaggio in auto di ben trecento metri .

Avrei voluto farne un reportage fotografico ma il timore di un linciaggio mi ha fatto desistere .

Uno dei tanti DPCM (l’ultimo, in attesa del “un due tre, liberi tutti”) ha previsto che si possa fare attività sportiva all’aperto purché senza assembramenti. L’uso della mascherina in tali attività pare sia stato lasciato al buon cuore degli italiani, considerando la fumosa legislazione e la ancor più fumosa interpretazione di regioni/province/comuni/frazioni/quartieri.

Eppure mi pare ovvio che il rischio droplet, quando si corre, è superiore rispetto a quando si passeggia , forse perché io quelle rare volte che corro mi ritrovo a “sputare pure i polmoni” (statemi alla larga !).

Ma ciò che più mi ha fatto arrabbiare, paradossalmente, non è stata la scellerata decisione di uscire di casa senza mascherina, bensì il fatto che abbiano optato per correre allineati, per non perdersi gli ultimi pettegolezzi di quartiere e le innumerevoli goccioline di saliva. Ovviamente, essendo la ciclabile di dimensioni ridotte, il meno giovane (ligio ai dettami di Conte) ha partecipato alla maratona direttamente da bordo strada… della serie “se non ti uccide il virus o un infarto, lo farà sicuramente un automobilista”.

Lo so, sto invecchiando. Mi ritiro nella mia tana da orso e fino a domattina non farò più capolino a meno che Peppino non appaia in tv con qualche bella notizia .

L’attività del cretino è molto più dannosa dell’ozio dell’intelligente. (Mino Maccari)

“La zirba” di Irene Tortoreto

Una favola per grandi e piccini.

Le favole dove stanno?
Ce n’è una in ogni cosa:
nel legno del tavolino,
nel bicchiere e nella rosa.
(Gianni Rodari)


L’autrice ho iniziato a conoscerla, casualmente, qui in WordPress. I suoi articoli sono sempre piacevoli da leggere, ha un modo scorrevole di proporsi, pulito e con il giusto accenno di ironia. Dopo aver letto qualche suo articolo ho scoperto che è una scrittrice ed ha già pubblicato il suo primo libro; quindi, una curiosa come me non poteva non leggerlo. Avrei voluto aspettare il cartaceo, ma poiché non mi arriverà prima di giugno e la curiosità c’è … Ho scaricato l’ebook.

Un libro che ti prende e ti porta con se.

Mi sono letteralmente immersa nel suo mondo da favola, tra gnomi operosi e natura da incanto, quasi trattenendo il respiro fino alla fine per paura di rovinare la magia.

Da subito mi sono sentita un pò Irma, la protagonista, ma come al mio solito non vi svelo la trama della favola per non rovinare la sorpresa: riporto solo le mie sensazioni.

La narrazione scorre fluida ed elegante e non risparmia descrizioni accurate che ti avvolgono come una una nuvola di colori e non sai a cosa dare attenzione perché ogni particolare la merita.

Irma è alla ricerca della felicità; del resto tutti noi siamo un pò Irma e, come lei, rincorriamo la felicità. La strada che ci indica Irene (l’autrice) è sicuramente la più indicata per farlo … Trovare il coraggio di lasciarsi guidare dalla curiosità, di scrollarsi di dosso paure, stereotipi e credenze limitanti ed assecondare i nostri sogni e bisogni in un cammino di ricerca che ci porterà senz’altro a scoprire cosa è la felicità e ciò di cui abbiamo bisogno per viverla appieno.

Non meno importanti, di questo suggerimento che ci viene dato, sono i valori di cui è intrisa la favola: “rispetto degli altri e della natura”, che si evincono dai modi garbati di Irma; la forza degli gnomi che fanno “comunità”; la “solidarietà” degli stessi; “la famiglia” di Irma da cui lei trae ispirazione e insegnamento; valori accennati con semplicità ma che arrivano con forza.
Grazie Irene per la bella favola che mi hai permesso di vivere e complimenti per averla scritta, merita, sicuramente, di essere letta e di essere raccontata.

Il giallo delle pagine mischiate

Questa mattina ho letto un libro, un libricino, un libretto, non saprei. Sono solo 123 pagine, un libro che mi ha lasciata basita, divertita, incuriosita, un libro che ha raggiunto il suo scopo. Onestamente c’ho capito molto poco, però mi sono divertita nella lettura e lo rileggerò una seconda volta per vedere se riuscirò a dargli un senso.
L’ho trovato sul comodino di mio marito e mi ha, da subito, intrigata la copertina su cui c’è anche attaccato il bollino con il nome della libraia della Feltrinelli che l’ha consigliato, e mi sono anche chiesta “Chissà se ha gusto nel consigliare?”

Leggere è andare incontro a qualcosa che sta per essere e ancora nessuno sa cosa sarà.
(Italo Calvino)

Una volta preso in mano anche la carta mi ha dato subito una bella sensazione tattile e a quel punto non ho resistito, lasciato il fare e il da farsi mi sono distesa sul letto, ancora sottosopra, e mi sono immersa nella lettura fino a dimenticare il pranzo “Oh mà? Non si pranza oggi?”
È un libro bizzarro, un giallo un pò strambo, di cui al momento non mi è chiaro molto, ma che ha raggiunto il suo scopo, tenermi impegnata a leggerlo fino alla fine in uno stato di attesa e di divertimento, l’attesa di capirci qualcosa e il divertimento per non averci capito nulla.
Si tratta di un libro nel libro e forse ancora nel libro, un pò come il gatto che si mangia la coda, ogni libro in qualche modo ti riporta all’altro libro. Sono due filoni narrativi nella stessa storia e, mentre di uno si segue un filo logico, dell’altro, il giallo, che è il protagonista della storia, non esiste un ordine e la storia è proprio qui, nelle “pagine mischiate”, nel fatto che regni il caos, quindi continui a leggere pensando che prima o poi il caos prenderà un ordine.
Esiste una storia, anzi 2 e forse anche 3, la terza lasciata più all’immaginazione di chi legge, ma dico solo che è ambietata a Parigi, non dico altro, non voglio fare spoiler, mi serve dire di Parigi perchè, a tratti, ho avuto quasi la sensazione di leggere un qualcosa di Daniel Pennac, non so se proprio perchè c’è Parigi di mezzo o se per i nomi dei personaggi o i personaggi stessi che mi hanno riportato alla mente alcuni dei suoi o forse, un pò, anche il modo di scrivere, con precisione non lo so, ma è stata la mia sensazione.
L’autore è Pablo De Santis, di Buenos Aires, del 63. Non lo conoscevo, ma ho letto nella biografia in fondo al libro che è un importante e famoso autore conosciuto in molti paesi. Ho visto anche che il libro è catalogato come libro per ragazzi, non lo sapevo, ma anche se non sono più una ragazza mi è piaciuto lo stesso.
Cosa dirvi ancora? Buona lettura se decidete di leggero, io lo rileggo di nuovo provando a dare un ordine ai capitoli e magari chissà, potremmo confrontarci e vedere se abbiamo dato lo stesso ordine, ma può rimanere anche disordinato com’è, resta comunque un libro gradevole, del resto “il disordine non è sempre caos. A volte è un altro ordine. Però segreto” lo ha detto l’autore, mica io!

Bilancio di una sconclusionata quarantena.

In questi giorni di inizio fase 2 o fine quarantena, dipende da ognuno di noi decidere se sono la fine o l’inizio di qualcosa, sto leggendo qua e la molti blogger impegnati nel bilancio della loro quarantena, “fare un bilancio” sembra, quasi, il nuovo virus in circolazione e, ahimè, ha colpito anche me che, finora, mi ero dedicata solo al mio catastrofico bilancio con la bilancia.

Ho, quindi, iniziato a ripensare a quelle che erano le mie aspettative per questo periodo e mi sono ricordata che, scherzando, mi ero fatta una specie di promemoria delle cose che avrei fatto o che, probabilmente, desideravo fare da tanto, ma non c’era mai tempo per farle.

Quello che ci aspettiamo raramente accade: ma quello che meno ci aspettiamo di solito succede.” (Benjamin Disraeli)

Dormirò fino a mezzogiorno! Mai fatto, anzi ho iniziato a soffrire d’insonnia, i miei ritmi sonno veglia si sono ingarbugliati, sonnecchiante di giorno, sveglia di notte, specialmente dalle 3 in poi, per poi prendere sonno il mattino quando ormai sarebbe stata l’ora di alzarmi, praticamente adesso giro come uno zombie con ore di sonno arretrate che se prova a posare il posteriore su una poltrona tempo 5 minuti dorme. Non so perchè si sia innescato questo meccanismo, non ho grandi preoccupazioni, sto bene, la mia famiglia sta bene, i nostri amici anche … Why? Credo che non lo saprò mai o, forse, non voglio saperlo, magari inconsciamente la cosa mi spaventa e venire a patti con il proprio subconscio non è una scherzo, preoccupazioni recondite esistono sempre, meglio lasciarle dove sono o forse no, ma non è questo il momento giusto.


divano fatti sotto! Non credo di aver preso possesso del divano più di 10 volte e più di 10 minuti, come mi accomodavo sentivo di dover scappare via, mi prendeva, improvvisamente, il desiderio di fare altre 50 cose e tutte in quel momento, una frenesia difficile da controllare, all’improvviso la voglia di fare ginnastica, iniziavo a farla, mi passava subito, poi voglia di stare al pc, tempo 5 minuti e mi passava e così via di attività in attività … ho anche iniziato un corso online di mobile videomaking, mi piace molto tagliare e cucire con l’editing video, volevo approfondire per poter migliorare le riprese video con il cellulare e il successivo montaggio sempre da cellulare, sono arrivata alle lezioni sul montaggio ed anche il corso è rimasto li in sospeso … sicuramente la cosa che ho fatto con più costanza è stata sfornare pane, pizza e dolci ecco il perché del mio catastrofico bilancio con la bilancia.

televisione mon amour! Nulla di fatto nemmeno qui, giusto un paio di film che mi hanno conquistata, di uno forse ne parlerò in questo blog in futuro. Serie TV che mi abbiano catturata al punto da fare binge watching nemmeno l’ombra, ne ho iniziate due o tre e le ho lasciate li, mio figlio, conoscendo la mia passione per i supereroi, mi ha anche regalato l’abbonamento a Disney Plus, ho iniziato con i film degli Avengers, per poi piantare anche quelli, sicuramente il problema non sono stati i film o le serie TV, ma sempre io e questa irrequietezza che mi sto portando dietro.

– libri che goduria! Libri … ne ho iniziati diversi e finiti pochi e ne avrei da leggere, nel mio ultimo viaggio a Milan, a gennaio, ne avevo fatto una bella scorta durante il mio, immancabile, tour delle librerie, ma anche per questi il mio livello di concentrazione è basso e pure la vista ultimamente.

In tutto questo “iniziare e non concludere”, posso, però, citare anche alcune note positive: ho ritrovato degli amici, in primis la mia compagna di blog (o di scarpe come ci chiamiamo noi e il motivo è una lunga storia), in realtà con lei non ci siamo mai perse, ma questa quarantena ci ha fatto ritrovare per l’ennesima volta coinvolte in una esperienza online insieme, vivendo distanti, possiamo inventarci solo attività online, questo blog, spero che avremo la costanza e il tempo per proseguire a lungo; ho ritrovato anche altri amici virtuali di cui, da tempo, non avevo più segnali di vita ed è stato piacevole tornare a chiacchierare con loro come se non fosse passato nemmeno un giorno dall’ultima volta che ci eravamo sentiti, con alcuni è stata anche l’occasione per chiarire i contrasti che ci avevano allontanati e tornare a ridere e scherzare come se nulla fosse; ho fatto tante chiacchierate telefoniche con mio figlio che vive a Milano che, costretto a casa anche lui, ha avuto più tempo da dedicare alla mamma; ho iniziato a leggere qualche blog qui in wordpress, cosa che prima non facevo mai, pur frequentandolo per altri motivi, e ho scoperto persone interessanti da seguire che mi piace leggere e a cui cerco di dare un volto nella mia mente.

Riflettendoci questa quarantena non è poi stata così sconclusionata, non avrò seguito il mio elenco, del resto non è da me darmi delle linee guida, ed avrò anche prodotto cibo in quantità industriale da farmi temere la bilancia, non ho, nemmeno passato ore a lustrare la mia casa da cima a fondo, ma ho ritrovato “le persone” soprattutto l’interesse alle persone, a cercare di capirle, a capire cosa di interessante hanno da dire e questo, debbo confessare, lo avevo perso, troppo presa da una vita frenetica che mi aveva fatto perdere di vista la cosa più importante … aver cura dei rapporti umani.

Favola d’amore

una lettura di Hermann Hesse breve, ma intensa, che ho ripreso in mano questa mattina, mentre spolveravo la mia libreria. Ho pensato di condividerla con voi, magari la conoscete già, ma se non la conoscete ve la consiglio. Si tratta di un libricino di appena 7 pagine, da leggere nella pausa caffè o tra un spolverata ai mobili e l’altra. Se fosse una canzone vi direi di “ascoltarla” ad occhi chiusi, racconta di un mondo magico da sognare e immaginare mentre si sta leggendo … un mondo in cui Pictor riesce a capire il vero senso del vivere … una favola d’amore come la definisce lo stesso Hermann Hesse. Non aggiungo altro per non togliere la curiosità di leggerlo, per me, questo libricino, è stato una bellissima scoperta, lo sfoglio spesso, lo rileggo e ogni volta mi dice qualcosa di nuovo …

“Lui invece, l’albero Pictor, rimaneva sempre lo stesso, non poteva più trasformarsi. Dal momento in cui capì questo, la sua felicità se ne svanì: cominciò ad invecchiare e assunse sempre più quell’aspetto stanco, serio e afflitto, che si può osservare in molti vecchi alberi. Lo si può vedere tutti i giorni anche nei cavalli, negli uccelli, negli uomini e in tutti gli esseri: quando non possiedono il dono della trasformazione, col tempo sprofondano nella tristezza e nell’abbattimento, e perdono ogni bellezza.” (Favola d’Amore-  Hermann Hesse)

Lei e l’Altra

Lei è una mia cara amica e non è sola, c’è anche l’Altra, mia cara amica anche lei. Sono in due, come due gemelle diverse, ma dipendenti in tutto e per tutto l’una dall’altra, al punto che se non ci fosse una delle due, non potrebbe esserci l’altra. Convivono in periodi alterni nella stessa persona, a volte è più presente Lei, a volte l’Altra e, al di la della diversa durata di questa presenza, i periodi sono diversi in tutto e per tutto.

Ho iniziato a conoscere la mia amica nel periodo in cui era presente Lei ed era, sicuramente, il migliore dei due.

Quando era presente Lei il mondo che la circondava era più luminoso, lo erano anche i suoi occhi che si accendevano diventando vispi, attenti, brillanti, pronti a catturare ogni sfumatura.

Lei rendeva la vita molto interessante, ti faceva venire il desiderio di viverla al massimo. Si percepiva da lontano l’energia e la forza che il suo corpo emanava, la sua voglia inesauribile di fare ti travolgeva, nella sua testa frullavano sempre un milione di pensieri e idee che ti inondavano come un fiume in piena.

Ho sempre avuto l’idea che i suoi sensi fossero più sviluppati dei miei, anche la sua percezione del mondo, alla sua attenzione non sfuggiva mai nulla, vicino a lei mi sentivo spesso come “Alice nel paese delle meraviglie”.

Lei imbastiva e portava a termine progetti su progetti, organizzava, per gli amici, cene da far invidia al miglior catering della città; gite al mare, al lago; tour fotografici alla scoperta di luoghi interessanti; si dedicava, coinvolgendomi (e mi lasciavo coinvolgere mooolto volentieri), allo shopping e alla spesa quotidiana (per questa non cedevo al coinvolgimento, partecipavo solo alla pausa caffè tra il passaggio dalla macelleria alla panetteria, ooodio la spesa quotidiana); la palestra era il suo stile di vita, beata lei; la camminata giornaliera il suo must, ogni tanto convinceva anche a me, ma solo ogni tanto.
La sua casa era sempre ordinata, pulita e quando entravi il profumo di fresco ti inebriava le narici; i vasi di fiori non erano mai vuoti; si prendeva, amorevolmente, cura delle piante sui balconi e mi rimproverava, spesso, per come trattavo e tratto le mie che hanno dovuto imparare l’arte di cavarsela da sole; jazz o blues risuonavano nelle sua casa, ma credo anche nella sua mente e nel suo cuore …
L’ho sempre vista, come una persona con una festa infinita, fuochi d’artificio compresi, dentro, che le davala carica e la spingeva a fare, fare … a vivere una vita “sopra il quinto rigo musicale” tutte note alte o altissime, qualche volta queste note altissime erano difficili da sopportare, ma valeva la pena farlo.

Poi, all’improvviso, non si sa come o perchè, arrivava l’Altra … la sua gemella, ma opposta, e prendeva il suo posto.

L’ Altra subito spengeva la musica, voleva silenzio, ed abbassava anche le luci. Insieme alla musica, alle luci, cancellava gli amici, me compresa.

I fiori cominciavano ad appassire nei vasi; le tante idee e i progetti che “Lei” aveva in mente si scioglievano come neve al sole; nella sua casa il caos cominciava a prendere il sopravvento, perdeva di vista ogni cosa. Nulla la interessava più, i suoi occhi si spengevano e la festa era finita .

Le sue giornate diventavano monotone, sole, nuvole, profumi, colori, diventavano irrilevanti; il suono del telefono, un fastidio. Con l’Altra esisteva solo un grigio che copriva tutto, come una coltre di nebbia. L’Altra voleva solo dormire e quando non dormiva piangeva fiumi di lacrime. In tutto questo grigiore resistva solo l’affetto della sua famiglia che, per fortuna e per amore, anche non capendo, non la lasciava sola, io a volte non capendo, lasciavo in sospeso la decisione su come comportarmi, non comportandomi in alcun modo.

La mia amica era ed è bipolare.

Tanti anni fa non mi capacitavo di cosa le succedesse, ma nemmeno lei stessa lo faceva, e pensavo “Mamma mia! Certo che sei strana parecchio” .

Poi un giorno, uno di quelli in cui, probabilmente, si sentì “arrivata alla frutta”, chiese aiuto e lo trovò, prendendo, così, coscienza del suo problema e rendendone consapevole anche me che giravo, spesso, nel suo mondo. Lasciò che questo aiuto, che arrivò come il famoso spiraglio di luce in fondo al tunnel, la guidasse nel capire il perchè di questo suo sentirsi tanto “up” e subito dopo altrettanto “down”

Le spiegarono, e lei spiegò a sua volta a me, che era una malattia, che come si può essere diabetici, cardiopatici, si può essere bipolari e che, anche per questa, esistevano delle cure.

Sicuramente una malattia complicata da capire più delle altre, specialmente se non la conosci, il primo pensiero è, certamente, che una persona così sia strana, lunatica, disturbata.

Dopo averle fatto tante domande e grazie, anche, ad alcune mie esperienze personali, sono riuscita a capire abbastanza di quel che le capitava. Non era una sua scelta cambiare al punto di diventare l’Altra, anzi “Lei” non lo avrebbe voluto mai, ma non poteva farci nulla, succedeva e basta, l’Altra arrivava e la metteva KO. Non deve essere stata facile vita in cui “Lei e l’Altra” litigavano, continuamente, per il posto in prima fila.

Comunque, dal momento in cui si è lasciata guidare, ha imparato a non avere più paura dell’Altra, perché sa che la più forte, ormai, è Lei ed, ora, lo sappiamo anche tutti noi che le vogliamo bene.

Ormai è qualche anno che é presente, quasi sempre, soltanto Lei, la sua vita e più tranquilla e pacata, non vive più note sopra l’ultimo rigo, ma vive nelle righe. “L’altra“, ogni tanto, prova a romperle le scatole, ma nel giro di una giornata, Lei riesce a prendere il controllo della situazione. Non sono più esistiti periodi in cui mi ha allontanata per tanto tempo facendomi venire la voglia di dirle “fai un pò come ti pare” anche se poi non l’ho mai fatto, il bene che le voglio mi ha sempre fatta desistere.

Spero qualcuno potrà trarre utilità da questo racconto e ringraziando Lei, per avermi concesso di parlarne qui, vi riporto il suo consiglio … quando sentite che qualcosa non va in voi … trovate il coraggio … il coraggio di chiedere aiuto.

“Si passa da momenti di felicità estrema a momenti di incredibile tristezza” (Lei)