“Ciao tesoro de’ zia, cosa stai facendo di bello in questi giorni ?”
“Ciao zia, scusami se non mi sono fatta sentire, ma sono molto impegnata in questo periodo”.
“Ti capisco , cucciola, seguire le lezioni a distanza non deve essere semplice, poi ci sono i compiti, lo studio individuale, eventuali ricerche . Ti capisco perché sono stata giovane anche io (beh, lo sono ancora adesso e se solo provi a smentirmi ti diseredo !!!). ”
“No, zia, è che mamma ha comperato il lievito di birra ed io sto panificando come se non ci fosse un domani .
Piccole nipoti crescono … e crescono bene . Orgogliosa di te ❤️.
P.s. Dopo questa sviolinata mi aspetto come minimo una baguette .
La vita è più bella tra due pezzi di pane (Jeff Mauro)
Ahi … che vita complicata ogni volta che arrivano le festività! Perchè non arrivano soltanto loro, ma anche tutte le tradizioni che si portano dietro da regione a regione.
E, se le tue origini sono da due regioni diverse devi moltiplicare il tutto per due; mica si possono fare ingiustizie! Un pensiero speciale, colmo di comprensione, va a coloro che hanno le loro origini in due regioni diverse e si sono stabiliti in una terza regione, e che fai non rispetti le tradizioni del posto? Evvaiii si moltiplica per tre.
Per mia fortuna debbo solo moltiplicare per due.
Prendiamo la festa del momento la “Pasqua”. Per me è la festività più impegnativa dal punto di vista culinario … ed anche per il mio forno.
Non ho fatto mia la moderna abitudine dell’albero di Pasqua (investo già molto in quello di Natale), un’ortensia e qualche tulipano in casa mi regalano già una bella atmosfera pasqual-primaverile, ma tutte le tradizioni magnerecce sono le mie (segue moto di esultazione stile Crash Bandicoot)
Vi parlerò della mia preferita, altrimenti rischio di farvi prendere 5 o 6 kg solo a leggere, “la torta al formaggio” che solo a scriverne il nome mi sento in soggezione.
Nella mia città “la torta al formaggio” è un’istituzione, come il sindaco, forse anche di più. Ovviamente non c’è forno o panetteria che non la prepari, ma la vera torta va fatta in casa e possibilmente cotta nel forno a legna, perchè anche quella del miglior forno stai tranquilla che “c’ha quil ‘n so che de ‘ndustriale”
Quindi, tre o quattro giorni prima della Pasqua, in ogni famiglia che si rispetti, inizia la grande preparazione della torta, anzi delle torte, non può, mica, essere solo una, minimo 5 o 6. Anzi ad essere precisa le torte non si misurano a numero, ma ad UOVA … “Iolanda quante torte ete fatto?” “Trent’ova, capirè una pel mi fiolo, una pe la mi fiola, una pel dottore, una pel gatto, una pel topo, anzi misà n’avrò da ‘ntride de più che sinnò mia me bastano”
Io ne ‘ntrido (‘ntridere voce del verbo impastare) 10 uova e tutte per me, vabbè per me e la mia famiglia.
Ovviamente non di sole uova è fatta la torta, per ntridere servono altri ingredienti, tutti molto leggeri: lo strutto, l’olio (qualcuno, tipo me, per non farsi mancare nulla, mette anche burro e margarina), latte, lievito di birra (il grande assente di questa quarantena), sale, anche un pò di pepe ha il suo perchè, farina e la “guest starrrr” sua maestà il formaggio, tanto formaggio e di tipo diverso: parmigiano reggiano, pecorino romano, groviera (i buchi si possono non mettere 😝), quest’ultima a pezzi e meglio se irregolari; gli altri formaggi tutti grattugiati, ma qualche bel pezzo di parmigiano ci sta da Dio, si scioglie con il caldo del forno, poi, nel freddarsi, si risolidifica e quando hai la fortuna di mordere la fetta con quel pezzo di parmigiano mmm che goduria. A casa mia basta che ti distrai un secondo che qualcuno, con fare lesto, si frega il pezzo migliore “mmm eppure quando ho tagliato la fetta c’era” 🤔. La quantità degli ingredienti varia da ricetta a ricetta, chi la vuole più “zeppa”, chi più leggera, chi più salata, chi più pepata, ma per ognuno “la più bona” é sicuramente la sua.
Elencati gli ingredienti passiamo all’azione …
Il lavoro inizia la sera prima con la preparazione del “levtino” comunemente detto lievitino, tecnicamente detto poolish.
La mattina dopo, al canto del gallo, si procede ad impastare tutti gli ingredienti.
Per impastare, siccome, io so’ moderna, uso la planetaria, ma non essendo l’unica moderna, ormai la usano un pò tutti. Una volta, invece, facevano tutto a mano e dalla bravura nell’impastare dipendeva la riuscita della torta. Toccava de “ntride forte! dajeee!”, solitamente, spettava all’uomo il compito.
Finito di fare l’impasto si passa alla suddivisione dello stesso nei vari contenitori in cui, dopo la lievitazione, si cuocerà.
E la lievitazione è importantissima, perchè le torte “on da cresce” e bene, anche il minimo sbalzo di temperatura o un soffio di vento potrebbe far esclamare “enno argite giù!” Sia mai!
Quando, dal luogo di lievitazione, le porti al forno lo devi fare come se fossi in processione, in silenzio, trattenendo il fiato, perchè “non sonno da move sennò arbutton giù”
Questo è il risultato a fine cottura.
Solo quest’anno, non essendo umbra, ho scoperto che il rito delle torte è accomunato ad un altro, quello dei “bucciotti”
I bucciotti? Si una sorta di bambole che vengono fatte con l’impasto che avanza dopo la suddivisione dello stesso nelle pentole. Un tempo li facevano come regalo ai propri figli e c’era la gara a chi li facesse più belli.
Ovviamente mica dei bucciotti fatti tanto per fare, ma curati nei dettagli e rigorosamente maschio e femmina.
E augurandovi una buona Pasqua, mentre mi accingo ad andare ad addentare qualche leccornia pasquale dalla mia dispensa, vi lascio i bucciotti migliori (secondo me), scovati in rete, che hanno partecipato vincendo alla fashion week pasquale.
“La tradizione non si può ereditare e, chi la vuole, deve conquistarla con grande fatica” Thomas Stearns Eliot
Hai presente quando hai quella strana sensazione allo stomaco, come un leggero languorino che manco Ambrogio riesce a soddisfare?
È una sorta di via di mezzo tra “voglia di pizza e voglia di ciambella al cioccolato”. Il giusto compromesso potrebbe essere una pizza alla nutella ma io non mi piego ai compromessi e decido di cucinare entrambe.
Che le danze abbiano inizio .
Lievito e farina di certo non mancano perché ho fatto razzia nei supermercati quando ancora Conte ci consentiva di partire da Milano alla volta di Canicattì , ma le uova sono terminate . Il pusher di paese non le fornisce più , la richiesta è troppo alta e le galline si rifiutano di deporre oltre il normale orario di lavoro, anche perché il loro codice Ateco non è contemplato dal nuovo DPCM.
Anche il latte è terminato e… no, mi rifiuto categoricamente di cucinare una ciambella vegana . Sarà anche buona, non lo metto in dubbio, ma già ci stiamo privando della libertà, facciamo che almeno la ciambella sia cicciosa , altrimenti nisba.
E nisba sia!
Abbandonato il progetto ciambella parte la fase due : il progetto pizza cicciosa.
La scelta degli ingredienti per condire una pizza cicciosa richiede una laurea in chimica e un master in scienze della pizza , ma io me ne frego e dopo aver visto tutte le puntate di breaking bad decido di mettere in campo l’artiglieria pesante . Peperoni , gorgonzola, tonno … ma ecco che dal fondo del frigorifero fanno capolino würstel e salame piccante: vorremmo mica abbandonarli li, soli soletti ! La mozzarella ovviamente non può mancare e neppure le patatine che coi würstel si sposano che è un piacere.
Manca però un tocco personale , qualcosa che la renda unica… quasi quasi ci metto UNA PERA ! (la sapete vero quella del contadino del formaggio e delle pere ?).
Perfetto la teglia è pronta, ora via, tutto in forno e mentre la cicciosa cuoce io mi preparo un bel drink: acqua limone e bicarbonato .
Chi l’avrebbe mai detto , 4 mesi fa, che avremmo passato la Pasqua chiusi in casa coi nostri familiari . Non che la cosa mi dispiaccia , anzi !
In questo periodo di reclusione ho imparato a rivalutare gli affetti , a comprendere ciò che mi fa star bene accantonando tutto il resto, ho capito che la vita è una sola e che vale la pena viverla in pieno .
Ho imparato che basta poco per essere felici , un sorriso, un complimento , un chilo di farina, un cubetto di lievito trovato sul fondo del congelatore.
Ho imparato che non tutte le ciambelle escono col buco ma l’importante è che siano ben cotte perché quel che conta non è l’apparenza ma la sostanza .
Ho imparato a dare valore al tempo , magari imprecando davanti alla coda al supermercato, ma apprezzando il tempo che posso dedicare a me stessa.
Ho imparato a vivere, a sorridere, a gioire.
Ho re-imparato ad amare .
Ciò che il bruco chiama fine del mondo , il resto del mondo chiama farfalla (Lao Tze).
Eravamo partiti bene, come a voler prendere il “virus” per le corna.
“Da domani tutti a casa, l’Italia si ferma”
Ebbene si, è stato un pò un colpo al cuore, ma la reazione è stata fulminea.
L’Italia si ferma sì, ma non gli italiani!
Perchè gli italiani hanno il sole dentro, il mare, la montagna, il colore dei tramonti, tutto ad alimentare la loro fantasia e hanno l’arte e hanno la voglia di vivere.
Ed allora un bisbiglio, partito da non si sa dove, li ha trasformati in artisti da balcone, da finestra ed anche da tetto.
Nel silenzio delle città e dei paesi dai balconi, dai tetti e dalle finestre, all’imbrunire, si sono alzati canti, concerti improvvisati, applausi agli inconsapevoli protagonisti di questo momento, ai medici, alle forze dell’ordine, qualcuno ha applaudito anche il vicino.
Si è sentito per qualche minuto il suono della vita.
Sempre sui balconi o alle finestre, per rassicurarci che “andrà tutto bene”, sono spuntati arcobaleni.
Ha fluttuato nell’aria il desiderio di farcela.
Poi hanno iniziato a sfilare bare. Nel silenzio della città hanno sfilato camion militari, con le salme di nonni, tanti nonni, di genitori, di amici, di medici, degli stessi inconsapevoli protagonisti che il nemico invisibile si è portato via insieme ai canti e agli applausi che hanno iniziato a sembrare fuori luogo, irrispettosi, lasciando spazio al dolore, alla paura, alla tristezza, al silenzio della morte.
I balconi si sono svuotati, le finestre si son chiuse e il virus ha segnato il primo punto.
Eravamo partiti bene, come a voler prendere il “virus” per le corna, ma il virus ha preso noi.
Però, un applauso lo farei, un canto lo intonerei … per coloro che se ne sono andati, nel silenzio e in solitudine, lasciando vuoto e dolore in altre vite, coloro che hanno combattuto, perdendo, la loro battaglia confortati solo dagli eroi di questo tempo strano, inaspettato e a momenti incomprensibile, per dire loro “non dimenticheremo mai”
“Nulladi quello che accade all’uomo deve risultarci estraneo”Papa Giovanni XXIII
Cosa avremmo fatto se la Pandemia si fosse sviluppata negli anni ottanta ?
Da un punto di vista informatico poco o nulla: i computer erano agli albori e in pochi li possedevano, i sistemi operativi non avevano nulla a che vedere con quelli odierni, ma noi non avevamo idea di quanto l’informatica avrebbe influenzato le nostre vite e col nostro bel joystick tra le mani ci sembrava di raggiungere la luna a cavallo di giochini salvati su “modernissime” musicassette. I più zelanti avrebbero trascorso intere giornate “caricando” manualmente i programmi pubblicati su riviste specializzate e trascrivendo, riga dopo riga, i comandi in basic :
10 let a=100
20 let b=300
30 let c=a+b
40 if c=400 then goto 10 (…e buon divertimento !)
50 if c>500 then “che ca@@o te ne frega, tanto fa 400”
Avremmo comunicato attraverso una cornetta, ma i più audaci avrebbero utilizzato il fax per inviare foto scattate con la Polaroid. Sicuramente si sarebbero limitati al viso, negli anni ‘80 gli unici uccelli fotografati (e divulgati) avevano le ali, Playboy et similia a parte.
I leoni da tastiera avrebbero avuto a disposizione delle fantastiche Olivetti, erano gli anni in cui i copincolla avvenivano con carta carbone e gli errori si correggevano col bianchetto. I capolavori sarebbero stati pubblicati mesi dopo sui giornali nazionali, le richieste delle ragazzine su Cioè e le ciofeche avrebbero riempito i cestini delle Redazioni .
Le audiochiamate sarebbero avvenute tramite baracchino CB, indimenticabile conference-call degli anni di piombo, dove il nickname era un marchio di fabbrica e non richiedeva alcun login . Le chat , scritte a mano o stenografate sulle cartoline , viaggiavano tramite posta ordinaria, per i messaggi più urgenti ci si affidava ai piccioni viaggiatori.
Restare a casa sarebbe stato meno traumatico, soprattutto nei weekend dove già si circolava a targhe alterne.
Gli alunni avrebbero perso l’anno scolastico a meno che il Governo avesse ritenuto istruzione la visione del Mondo di Quark di Piero Angela.
La spesa non sarebbe stato un problema, i centri commerciali erano pochi e la gente era abituata al negozietto di quartiere che vendeva di tutto, dalla carta igienica al prosciutto cotto passando ovviamente per lievito e farina.
E le uova ? rigorosamente prodotte da galline allevate a terra, venivano spacciate dal pusher di quartiere che, per poche lire, riforniva tutto il vicinato .
Sicuramente il lockdown sarebbe stato un problema ma la gente avrebbe preso il tutto con maggior filosofia o… rassegnazione.
“La solitudine è tale solo se ce l’hai nel cuore, altrimenti è pace, è serenità“ (Raffaella D.)
“Impara a cucinare, prova nuove ricette, impara dai tuoi errori, non avere paura, ma soprattutto divertiti.” (Julia Child)
Alla quinta settimana di una quarantena che avrei dovuto passare tra libri, serie tv, film, letto e divano in realtà ho, poi, sfornato: pane, in tutte le sue varie forme ed essenze sfilatini, panini, pagnottine, ciabatte, baguette, pagnotte, integrale, ai cereali … pizze, provando tutti i vari metodi con le pieghe, senza pieghe, plissettata, stirata, inamidata … dolci dai croissant, ai bomboloni passando per crostate, maritozzi e meringhe … per non parlare, poi, di primi, secondi e contorni. #nondisolopaneviveluomo
Il divertimento e la soddisfazione nel dire ai miei cari “l’ho fatto io per voi” sono stati tanto, ma, ora, mi si presenta un problema assai grosso, anzi, direi pesante …
LA BILANCIA
e, poichè ad ogni problema c’è una soluzione …
ho spostato la bilancia fuori … tanto non posso uscire 🤪
Stasera finalmente esco ! Per una serata così importante voglio che sia tutto perfetto . Ho già scelto i colori, blu e giallo . L’orario stabilito sono le 21,00 ma se dovessi tardare di qualche minuto nessuno si offenderà . Per la pettinatura non saprei , ma credo che opterò per una coda di cavallo che fa tanto sbarazzina . Sono indecisa anche sulle calzature, con le scarpe da ginnastica temo di esagerare, i piedi suderanno e se dovessi finire subito a letto non mi sentirei a mio agio… nella scarpiera ho degli zoccoli estivi niente male, quasi quasi li rispolvero . Il rossetto non lo metterò perché non vorrei macchiare la mascherina, ma la matita sugli occhi non deve mai mancare. Il cellulare lo terrò in mano perché preferisco non portare la borsetta . Ai miei figli dirò di non preoccuparsi , che starò fuori poco, ma li vedo sereni, sanno bene dove andrà la mamma.
Non porto con me alcuna autocertificazione e se dovessero fermarmi chiederò al Pubblico Ufficiale di fornirmi un loro modulo .
Il mio dubbio è sulla causale dell’uscita, vorrei essere precisa per non incorrere in sanzioni nel caso di controllo incrociato ed è per questo che chiedo un aiuto a voi : cosa potrei scrivere senza apparire scurrile ?
#iorestoacasa
Dovremmo uscire di casa a giorni alterni. Un giorno io e uno la gente (Anonimo)
Oscar Wilde scrisse “L’inferno e il paradiso sono tutti e due dentro di noi”.
E’ la capacità di gestirli che fa di noi delle persone mature , in grado di affrontare la vita. Diversamente saremmo degli eterni Dorian Gray, a caccia di effimere emozioni , spesso costretti ad una vita di facciata, con degli attori che ci girano attorno e che involontariamente ci reggono il gioco .
Una vita sprecata, carica di dolore, dove a farne le spese è sempre chi ha coscienza ed empatia .
In questo periodo di quarantena sono tanti , troppi i Dorian Gray costretti a fare i conti con la mancanza di approvvigionamento narcisistico e se il mancato approvvigionamento è dovuto alla convivenza forzata col proprio partner, il rischio che la pentola a pressione possa esplodere è troppo alto .
Ne sanno qualcosa i centri antiviolenza e le forze dell’ordine che hanno incrementato le risorse destinate alle denunce per maltrattamenti .
La quarantena non deve diventare il focolaio della Violenza . Uscirne si può , il primo passo è crederci .
#noallaviolenzasulledonne
La felicità non è avere quello che si desidera, ma desiderare quello che si ha. (Oscar Wilde)