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“Oggi cucino io!”

“Si vabbè!” La mia risposta all’affermazione di mio figlio.

Dopodichè, mentre mio figlio mi diceva “Quando torni devi insegnarmi a fare le tagliatelle” sono uscita di casa per affrontare una mattina impegnativa.

Alle una ero ancora in macchina e lungi da me era il pensiero del pranzo e dell’insegnare a mio figlio a fare le taglietelle, anche perchè avrei bisogno di imparare anch’io.

Una delle cose che, però, ho cercato di trasmettere ai miei figli è l’arte di arraggiarsi. Se il frigo è pieno, qualcosa da preparare per pranzo, cena o merenda si trova sempre, quindi mio figlio di fame non sarebbe morto.

Alle due, rientrando a casa, ho ho dovuto prendere coscienza  di potermi ritirare su un eremo. Perlomeno ai pasti, non c’è più bisogno di me.

Ho trovato, in tavola, un bel piatto di fettuccine all’Alfredo (non so con precisione quale sia il condimento), ma l’aspetto era invitante.

Mannaggia alla dieta, mi son dovuta limitare ad apprezzarne l’aspetto, ma il papà mi ha confermato che erano buone.

Non so se ha vinto l’arte di arrangiarsi o il fatto che la strada per l’indipendenza passa anche per lo stomaco, ma il figliolo di fame non è morto e io ho fatto un ulteriore passo avanti verso la mia indipendenza.

“I tempi duri non durano mai, ma le persone toste sì!”
(Robert Schuller)

È finita … finalmente

Ed anche la terza maturità (4 con la mia)  della mia vita si è conclusa. 

Dopo aver passato buona parte della mattina al pianoforte, probabilmente per vincere l’ansia, il più piccolo dei miei ragazzi è andato a sostenere l’esame orale, “Com’è andata?” “L’ho zittiti tutti!”, questo mi fa ben sperare, chiudendo così il cerchio delle scuole superiori nella mia famiglia.

Fare tre volte le elementari, tre le medie e tre le scuole superiori sono oltre trent’ anni di storia, geografia, fisica, matematica, italiano, disegno ecc, ecc. Trent’anni che tutte queste materie, quando più, quando meno, sono andate e venute nella mia mente. Trent’anni che si da la caccia al libro o al quaderno se non addirittura allo zaino o all’abbonamento dell’autobus “Mamma hai visto il mio libro di storia?” “Mamma mi hai spostato il quaderno di italiano?”. Trent’anni spesi a far capire ai ragazzi che lo studio, al di là di quelle che saranno le loro scelte lavorative o di vita, è importante perchè avere una testa pensante e saperla usare rende liberi. Trent’anni spesi a insegnargli il rispetto nei confronti dei professori, bidelli, compagni, anche di quei professori che forse non lo avrebbero meritato, ma il compito di un genitore è calmare le acque e non agitarle.

Finalmente oggi, dopo trent’anni (chissà me la daranno la pensione?), posso dire basta, staccare la spina e rilassarmi, lo so saranno solo 5 minuti di relax, ma voglio prendermeli tutti.
Cinque minuti per dimenticare, si fa per dire, Dante e Beatrice, Renzo e Lucia, il triangolo di Tartaglia, equazioni, funzioni, tangenti, meiosi, mitosi, il registro elettronico, i voti, le giustificazioni, le scuse ed anche alcuni professori che per nulla onorano la scuola italiana – poi mi prenderò del tempo per ringraziare quegli insegnanti che ogni giorno hanno onorato e onorano la loro professione.

Finalmente è finito il tempo del dire “Hai studiato?” “Ti sei preparato per il compito?” “Veloce che perdi l’autobus!”, delle file interminabili per parlare con i prof, la cosa che ho odiato di più in tutti questi anni, in particolare quando avanti a  me trovavo il genitore che monopolizzava anche il mio tempo, delle chat chilometriche con i genitori, che non hanno mai portato ad un nulla di fatto, ma solo ad una valanga di
notifiche.

Per quanto questa conclusione sia stata incerta e bislacca, vi assicuro non solo per colpa del Covid – la scuola spesso ci mette del suo per essere incomprensibile tanto agli alunni quanto ai genitori (immagino anche ai professori) -, finalmente è arrivata ed io sono felice, felice, felice.

Nuovo giro di boa e via verso altre mete e orizzonti.

Inizia il mio ruolo di mamma che aiuterà il piccolo a lasciare il nido per vivere lontano da casa la sua nuova avventura di studente universitario, che sarà completamente una sua responsabilità, e, subito dopo, mi metterò in moto con alcuni progetti che ho in mente per sfruttare al meglio il tempo che, dopo anni, tornerà ad essere completamente miooo!

anche per me!

Modern Love

Una serie TV, su Amazon Prime Video, tenera, ma non sdolcinata, leggera e profonda allo stesso tempo e scorrevole nella visione. Ieri, complice la giornata di pioggia, ho terminato di guardarla e mi è piaciuta, un voto più che positivo.

Non c’è una trama che si dipana di puntata in puntata, ma sono 8 episodi che, nel giro di mezz’ora, si sviluppano e si concludono. È una serie antologica che vede tra gli attori nomi importanti: Anne Hathaway (Il diavolo veste Prada) Catherine Keener (Essere John Malkovich), Dev Patel (The millionaire), Jhon Slattery ( in Mad Man, altra bellissima serie) ed altri, fa un’ apparizione nei panni di un clochard anche Ed Sheran.

Ogni episodio apre una finestra su una storia d’amore. Sono storie quasi banali, della quotidianità, raccontano situazioni che, in teoria, dovrebbero essere reali perchè la serie prende spunto dall’ omonima rubrica del New York Times , che ospita storie inviate da lettori anonimi. Da noi sarebbe la “Posta del cuore” che non credo trovi spazio nei nostri quotidiani, mentre in America va per la maggiore, ne è nato un podcast ed anche un libro che raccoglie le storie più significative, tra tutte potresti trovare quella che è la tua storia ed è ciò che, probabilmente, l’ha resa accattivante al pubblico.

Negli episodi è raccontato l’amore in tutte le sue sfumature: romantico, familiare, omossessuale, platonico, amichevole, perduto, amore in tarda età e altro.

La narrazione mette in evidenza prevalentemente il lato intimo dei protagonisti, i loro sentimenti, senza renderli grotteschi o altro, ma solo molto umani e ciò dona
un taglio realistico e significativo agli episodi. Anche l’ambientazione non è da meno nel concorrere al renderla quasi reale. In alcuni momenti ho avuto la sensazione di guardare un film di Woody Hallen, un pò per come sono caratterizzati i personaggi e un pò per la città di New York che fa da sfondo: gli appartamenti tipici, i palazzi con il portiere, le strade e anche un po di jazz che fa da sottofondo. Bellissime, infatti, le canzoni e la musica colonna sonora della serie.

Una serie da guardare in un momento di relax, senza il pericolo di angosce o ansie perchè è tutto molto pacato, lasciandosi trasportare di episodio in episodio alla scoperta di come l’amore può influenzare le relazioni.

Trailer

Giornata uggiosa?

Questa mattina non è stato il sole, che attraverso le serrande arriva a battermi fastidiosamente sugli occhi, a svegliarmi, ma il rumore della pioggia, che quando sono nel letto adoro ascoltare.

Una pioggia battente, quasi una musica il ticchettio sul bordo della ringhiera a momenti più forte a momenti meno e, quando è così, stare un po’ più nel letto diventa quasi un obbligo. Ho cazzeggiato un po’ con il cellulare, letto qualche notizia on line e alla fine, quando ormai la pioggia era cessata mi sono alzata.

La prima cosa è stata andare sul balcone a sentire il brivido della giornata. Si perchè è anche un pò freddino e quando sono uscita fuori un brivido di freddo mi ha attraversata tutta, è stato molto piacevole. Il cielo è ancora grigio e il sole è nascosto dietro dei nuvoloni immensi. Le mie piante e i miei fiori sono tutti innaffiati ben bene, senza economia d’acqua, un lavoro in meno questa mattina, le foglie sono ricoperte di goccioline, sembrano molto più rigogliosi del solito e anche i loro colori sono più vivi.

Mi piacciono queste giornate di una stagione indefinita, non è estate, non è primavera, ma nemmeno inverno o autunno, è una stagione tutta sua, che le raccoglie un po’ tutte. Non è freddissimo, ma freddino, i colori sono quasi autunnali, ma le sfumature sono primaverili, oserei dire estive.

Sarà una giornata uggiosa o la giornata perfetta da passare in casa?

Ho diverse cose su cui concentrami, una serie tv che voglio finire di vedere, un libro che sto finendo di leggere, un appuntamento via web con la mia amica Quarantenastyle, un bel film con il maritino bloccato a letto perchè reduce da un piccolo intervento e che si sta rivelando un paziente modello, ahimè non potrò prenderlo in giro con le solite storie sugli uomini malati in un qualche articolo, una montagna di bucato da stirare (questa una cosa poco piacevole, ma da fare in una giornata così).

Non so che giornata sarà ma sono tranquilla i miei ragazzi sono al sicuro ognuno nel loro mondo e, probabilmente, prima di sera il sole riuscirà a sconfiggere le nuvole e magari mi regalerà anche un bel tramonto, ad ogni modo sarà una nuova giornata da vivere.

Buona domenica a tutti!

La canzone è stata quasi d’obbligo

Che chat!

Proseguo con la serie del “Che … “, ma gli astri continuano a burlarsi di me. Ieri sera dopo qualche anno che non utilizzavo la chat di facebook, chissà per quale scherzo del destino, macchè destino,  forse per il mio buon cuore o per la stronzetta che è in me, mi sono ritrovata coinvolta in una chat che è andata dallo sconcertante, all’allucinante con tratti sparsi di esilarante.

La storia in realtà è cominciata due sere fa. Un tipo mi ha attirata nella chat di Fb, ed io ci sono cascata con tutte le scarpe, utilizzando una frase che avevo condiviso in un gruppo in cui mi ha invitata una mia amica. Abbiamo scambiato poche parole, ma quando il tipo mi ha salutata con un “Buona notte farfallina svolazzante” ho pensato  “Questo è fuori” e mi sono data dell’imbecille per aver risposto. Anche perché, già nel gruppo, leggendo i post che pubblicava avevo avuto l’impressione che qualcosa non andasse, sicuramente la mia prima sensazione era stata che il soggetto fosse molto autocentrato.

Poichè all’imbecillità non c’è mai fine ieri sera ci sono cascata di nuovo e sempre con lo stesso tipo, veramente ci sono voluta cascare, dovevo capire fino a che punto può arrivare l’idiozia.

Mentre chiacchieravo su whatsapp con una mia amica, quella dell’invito nel gruppo, mi appare la notifica di messenger in cui lui mi chiedeva se c’ero. “Assolutamente no” ho pensato e ho continuato a farmi i fatti miei, anzi ho anche messo in guardia la mia amica sul tipo in questione. Dopo un po’ un’altra notifica, al che penso  “Vabbè gli rispondo e lo liquido velocemente”. Non l’avessi mai fatto! È iniziata la chat più assurda della mia vita. Più di una volta mi  sono ritrovata a non sapere cosa rispondergli. Cercavo di copiare quello che mi scriveva per far ridere la mia amica, ma in quella maledetta chat di facebook quando selezioni appaiono le emoticon immediate da inviare, una volta, non volendo, mi è partito un cuore “nooo aiuto ora non me lo spiccico più di dosso”, una volta il pollice verso mi ha  subito chiesto spiegazioni sul perché non condividessi il suo pensiero “No scusa è stato solo un errore, o quasi!” quando mi è partita la faccina che s’ammazza dal ridere “Ti sono antipatico?” “Ehm nooo, ma scherzi tu antipatico come un sasso in una scarpa? Ma nooo!”. Ogni tanto tra una farneticazione e l’altra lo fermavo con una scusa, durante la chat mi hanno telefonato tutti e tre i miei figli, Quarantenastyle, mia sorella e mia mamma, quest’ultima direttamente dall’aldilà “Ma ricevi sempre così tante telefonate?” “Eh si scusami, ma il mio telefono è un centralino”, mi sono alzata a bere almeno 5 volte, sperando che rinunciasse, ma non riuscivo ad essere io la cattiva che diceva “basta non ne posso più!” ad uno che cercava di aprire un varco impossibile a suon di versi.

“Quando l’uccellino si posa sulla farfallina non ti piace? Vuoi un rude condottiero o un poeta che ti apre nuovi varchi. Il poeta è lungimirante e fa luce nelle segrete stanze”

e poi dovevo far ridere la mia amica, la mia mission, quindi l’ho lasciato poetare, solo ogni tanto aprivo la chat e rispondevo con un monosillabo.

Ma ad un certo punto la chat ha preso una piega decisamente osè e per poco mi faccio la pipì addosso dal ridere, in realtà anche per tutta l’acqua bevuta nel frattempo.

” Allora bisogna soltanto vedersi per vedere se ci saranno dolci primavere. Dove al solo sguardo, tutto sgorga in maniera ineluttabile. E al solo sguardo tutto zampilla quando scocca la scintilla.”

Tutto questo sgorgare e zampillare al primo sguardo, m’ha fatto pensare ad uno che  soffre di eiaculazione precoce, ma magari mi sbaglio e sono solo poco poetica.

“Ma che minchia ti è preso che vai scrivendo?” questa la mia amica, sicula,  quando le ho incollato la chat sopra, appena zampillata.

“Prendila con ironia in fin dei conti è solo poesia.” Il tipo alle mie faccine perplesse

Ad un certo punto ho anche pensato di chattare direttamente con un “bifidus attivo”,  uno di quei milioni che facevano tanto bene all’intestino della Marcuzzi

“Se la farfallina ha voglia di volare, volermo insieme, fa bene anche per la flora intestinale. Diventeremo batteriologicamente puri, che ne dici mi contraddici?

“Io contraddire te? Sia mai!”

“Io sfarfallo te tu sorseggi me, poi ci sorseggeremo insieme, non è arte è natura!” Scrive il tipo

“Eccerto  non è  arte, ma nemmeno natura e tantomeno poesia  è che mi sembri proprio sfarfallato!”

“A mali estremi, estremi rimedi”

Prima di accettare l’invito avrei dovuto controllare la finalità del gruppo che, oltretutto, con il nome del gruppo non c’azzecca proprio nulla.

“A volte occorre conoscersi  proprio per non incontrarsi”  (Libera-mente)

Per chiudere il cerchio dello sfarfallamento vi dedico anche una canzone …

Ovviamente il primo che nei commenti scriverà farfallina sarà bannato l’articolo è già farfalloso di suo 😁

L’immagine in evidenza “Farfalla” di Andy Warhol

Che compleanno …

per fortuna ne sono uscita viva!

Ieri sera in famiglia si è festeggiato un compleanno.

Il mio caro maritino, che tanto ino nemmeno è, ha compiuto gli anni.

Temo, però, che ieri sopra il cielo di casa mia ci sia stata una qualche congiunzione astrale poco propizia, o, fatto molto più probabile, che questa congiunzione sia li da qualche mese, perchè altrimenti non so come spiegarmi il gran caos che è uscito fuori dal festeggiamento di ieri sera, ma anche dall’ultimo periodo della mia vita.

Ero partita dal mattino con tante buone intenzioni per organizzare una festa a sorpresa, pensando, pure, di andare contro  legge ed organizzare un bell’assembramento, anche se, in casa mia, con noi congiunti stretti e pochi congiunti prossimi  l’assembramento è già compiuto.

Mentalmente, nell’organizzare, avevo preparato anche una bella cena, con dolce finale, candeline e spumante, dico mentalmente, perchè una serie di sventure nel corso della giornata mi hanno costretta ad ordinare sia la cena che il dolce, alla fine di mio c’è stata solo la tovaglia, se non altro stirata a dovere.

Quindi già prima della cena di sventure ne avevo accumulate un pò, ma evidentemente agli astri, o alla sorte, o a non so chi, non erano bastate e arrivati quasi all’ora della festa è entrato in casa mio figlio, quello (forse) ancora sposato, il forse pare sia colpa del lockdown, ma questa è un’altra storia, agitatissimo, anzi incazzato nero, che discuteva al telefono con la suocera. Ho cercato, invano, di calmarlo a gesti, ma senza fortuna. Sarebbe dovuto  andare a ritirare la cena che avevo ordinato,  al dolce per fortuna avevo pensato io, ma  la telefonata non era per finire entro breve. Mio figlio era un fiume in piena, evito di pensare ai danni che avrà fatto l’inondazione, temo li valuteremo presto. Mi serviva, quindi, una soluzione diversa, al che mi sono vista costretta a telefonare a mio marito e chiedergli  se, ritornando dal lavoro, poteva passare a ritirare la cena e pagarla pure, mandando, così, a monte la sorpresa. Ovviamente, il poveretto non si è potuto rifiutare, deve aver capito che più che una richiesta era un ordine. Arrivato a casa il festeggiato gravato da pacchetti, valigetta e stanchezza, l’ho liberato dei pesi e, senza nemmeno dargli il tempo di parlare, l’ho spintonato nello studio dove si stava consumando la tragedia con il figliolo, che ancora discuteva al telefono, affinché provasse lui a tranquillizzarlo. Per fortuna c’è riuscito.

Finalmente, calmate le acque, concesso al marito il tempo di riprendersi e rilassarsi un pò ci siam seduti tutti a tavola per iniziare la cena. Non appena il festeggiato ha esordito chiedendo “Com’è andata la giornata?” … aiuto!

Ha iniziato l’altro figlio,  fino a quel momento apparentemente calmo, nel dire in maniera molto concitata che voleva denunciare un prof con cui la mattina aveva avuto una discussione in chat. Apriti cielo è scoppiata una guerra con due eserciti che si contendevano l’ultima parola: uno quello di mio marito che, anche se era l’unico soldato, con il suo tono perentorio faceva per 10  “ti pare denunci il prof?” ecc, ecc, e l’altro quello dei ragazzi, sempre solidali a prescindere, “Sì va denunciato basta angherie!” una battaglia combattuta da tutti con impegno, in cui, non ho capito come, è riuscito ad intromettersi  via telefono e in vivavoce anche l’altro figlio, quello che vive lontano, nel suo ruolo di avvocato del diavolo, ma c’era un tale casino che non ho più capito nemmeno il diavolo dove fosse, forse era a fare i coperchi alle pentole perchè anche lui non ne poteva più di  tutto quel caos.

Mentre le parole volavano e si scontravano ho guardato a lungo le birre fresche sul tavolo pensando potessero essere la soluzione per non sentirli più, ma, non essendo una bevitrice, non era il momento giusto per cominciare, quindi, ho sopportato il tutto senza intromettermi.

Siamo, comunque, riusciti ad arrivare al momento del dolce, a cui avevo invitato gli altri congiunti prossimi, quindi l’assembramento era ormai completo, ma poteva andare bene? Ovvio che no. Nel tentativo di sdrammatizzare i toni della serata ho tentato, con un pò di spiritosaggine da parte mia, di tirar fuori il dolce dalla scatola con maestria e dopo aver cercato di tenerlo in equilibrio, invano, su un sollevatorte ne ho spiaccicato metà sulla tovaglia, tanto con il covid in giro le candeline non si potevano nemmeno mettere e tantomeno spegnere (parola di “Precisetti” vedere tra i vecchi articoli) …

Non ci è rimasto che stappare lo spumante, per fortuna senza rilevare feriti o altro, e brindare alla famiglia squinternata che riusciamo ad essere quando gli astri bisticciano tra loro e al fatto che festeggiare  in tanti, nonostante tutto, è bellissimo, ma, nella stessa misura in cui,  sarebbe bellissimo scappare a gambe levate a festeggiare il compleanno su un’isola deserta in stile Robinson Crusoe

Auguri maritino giuro che il prossimo compleanno, per il mio e il tuo bene, sarà migliore … non lo festeggeremo … off course!

“Famiglia. Il luogo dove siamo trattati meglio e dove si brontola di più”. (John Garland Pollard)

Tratto da una storia “quasi” vera 😁

Il cappello dei desideri.

… e poi arriva il giro di boa, tu lo doppi senza nemmeno rendertene conto, troppo impegnata a star dietro alla tribù, ai genitori anziani, al lavoro, alla casa, ai problemi familiari, a Bin Laden, alla fame nel mondo, alle cavallette. Quando finalmente apri gli occhi ti rendi conto che nel giro di pochi anni la tua vita si è completamente stravolta, ha preso una piega differente e tu ne sei felice . Guardi il tuo metro biologico e conti le tacche, una due tre , trenta quaranta cinquanta e poi cinquantuno , cinquantadue cinquantatré, cinquantaquattro…

Cominci a fare il punto della situazione, riflettendo su ciò che la vita ti ha donato, su ciò che hai fatto e su ciò che ti sarebbe piaciuto fare e inizi ad accantonare i desideri irrealizzabili (pilotare un aereo, girare un film con Toretto, mangiare senza ingrassare ) e a tirar fuori dal cappello magico tutto ciò che potrebbe diventare realtà :

– visitare Canada e California

– ristabilire amicizie preziose

– prenderti realmente cura di te stessa

– trovare nuovi spunti per essere felice, nonostante tutto e tutti

– tornare sui banchi di scuola

Inizi quindi a lavorarci su, rimboccandoti le maniche, prendendo il toro per le corna, come si dice dalle mie parti.

Cent’anni fa il giro di boa rappresentava la fine di tutti i sogni . Oggi è un nuovo inizio .

Un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso . (Nelson Mandela)

“Pau Dones”

Non posso fare a meno di ricordare Pau Dones, il cantante e fondatore del gruppo  Jarabe de Palo, che si è spento oggi, 9 giugno, amo molto la sua musica.

Una voce che mi ha sempre emozionata e, se tra le sue canzoni più note ci sono “Depende”, “La flaca” “Mi piace come sei” “Bonito”, ecc, lo voglio ricordare con una che io amo particolarmente “Agua”, una poesia in musica … le parole sono struggenti, parla di amicizia e amore tra un uomo e una donna, dove è il confine se c’è? Lei vuole essere sua amica e non corrisponde l’amore di lui. Magari non può essere più di un’amica e si accontenta di una vera amicizia … ma lui darebbe la vita per lei … allora è meglio prendere le distanze dice lui …

“Cómo quieres ser mi amiga
si por ti daría la vida
si confundo tu sonrisa
por camelo si me miras
razón y piel, difícil mezcla
agua y sed, serio problema.

Cómo quieres ser mi amiga
si por ti me perdería
si confundo tus caricias
por camelo si me mimas
pasión y ley, difícil mezcla
agua y sed, serio problema…
Cuando uno tiene sed
pero el agua no está cerca
cuando uno quiere beber
pero el agua no está cerca.
Qué hacer, tú lo sabes
conservar la distancia
renunciar a lo natural
y dejar que el agua corra.
Cómo vayas a ser mi amiga
cuando esta carta recibas
un mensaje hay entre lineas
cómo quieres ser mi amiga”.

Il giorno che temiamo come ultimo è soltanto il nostro compleanno per l’eternità.
(Seneca)

In attesa di quel raggio di sole …

Il cielo, questa mattina, è cupo come lo sono io. E’ stato dipinto in tutte le sfumature del grigio. In alcuni tratti più chiaro, in altri più scuro, macchie che si alternano da est ad ovest per creare un movimento che non c’è, tutto sembra immobile, quasi irrisolvibile.

Il paesaggio riflette tutti quei grigi ed ora comandano sugli altri colori, che si sono nascosti, si son presi una pausa. Forse sono stanchi anche loro.

Un lampo, ad un tratto, squarcia il cielo ed accende tutto, regalandomi un’istantanea di grigi brillanti, ma è giusto un lampo, rivoli di pioggia cominciano a scorrere sull’immagine rimescolando tutto, dando vita ad un nuovo dipinto, ma più indefinito.

Osservo … in attesa di quel raggio di sole che possa risolvere tutto.

Ringrazio per l’immagine la mia cara “sister” che ha capito subito cosa volessi.

La mia Sindaca è differente .

Nel mio paesello di quindicimila anime ubicato in piena pianura padana, il Sindaco, anzi “la Sindaca”, è molto attenta alla problematica Covid-19.

Il numero di contagiati, grazie anche alla politica ferrea messa in atto dall’amministrazione comunale, non è stato particolarmente rilevante, considerando che si è attestato intorno allo 0,3% della popolazione.

Ora finalmente siamo nella fase “tana liberi tutti” (Cit.) e seppur con le dovute cautele possiamo tornare a vivere .

Cosa mi spinge pertanto a scrivere questo articolo ?

L’incoscienza della nostra Sindaca. Si, proprio quella Sindaca per la quale un attimo fa ho tessuto le lodi!

L’amministrazione comunale ha infatti deciso di procedere ad una nuova distribuzione gratuita di mascherine, due per famiglia… convocando la popolazione in piazza!

Certo, non tutti insieme appassionatamente, ma in quattro scaglioni. Ora, non sono un matematico, ma i conti son presto fatti . Ovviamente per evitare che i soliti furbetti se ne approfittino, sarà necessario presentarsi muniti di tessera sanitaria e la consegna avverrà previa verifica e registrazione .

Come rimpiango i giorni della quarantena , quando i volontari suonavano i campanelli, mettevano le mascherine nella cassetta delle lettere e scappavano via… Sembrava quasi di essere tornati bambini !

P.s. Questa mattina, dovendo scegliere tra l’assembramento in piazza e quello al supermercato, ho scelto il secondo. Se non altro potrò tornare a impastare come se non ci fosse un domani . E le mascherine ? La domanda sta calando, i supermercati ne sono pieni e i costi più che accessibili. Personalmente non ritengo indispensabile fare lunghe code sotto il sole per ritirare il proprio pacchetto regalo .