Una coppa ormai scomoda

Torno a scrivere dopo tanto tempo perché la vicenda di Nicolò Filippucci ad Amici mi ha colpito molto e mi ha fatto venire il desiderio di parlarne un po’.
Quest’anno, per mero campanilismo, ho seguito un poco la trasmissione di Maria De Filippi perché avevo saputo della sua partecipazione. Nicolò è un ragazzo della mia città che non conosco personalmente, ma, non essendo una città immensa, si conosce un po’ tutti, e c’è sempre qualcuno che conosce qualcun altro che conosce quell’altro… così mi è arrivata la voce su Nicolò.

Fin da subito, il suo ingresso nella trasmissione è stato travagliato: se l’è dovuta giocare tra una Pettinelli convinta del suo talento nel canto e un Rudy Zerbi che lo ha ostacolato fino all’ultimo minuto con il suo mantra: “Non mi emozioni”.
Puntata dopo puntata, Nicolò, con le sue esibizioni, che lo hanno fatto posizionare quasi sempre primo in classifica, ha dimostrato di avere talento, veramente tanto talento, da conquistare il pubblico che, nell’unica volta in cui gli è stato concesso di votare (se non ricordo male, durante un pomeridiano), lo ha messo al primo posto.

Ora, non so se questo voto del pubblico abbia, in qualche modo, destabilizzato piani preconfezionati della trasmissione, voglio sperare di no, ma il fatto che Nicolò sia stato eliminato in semifinale, quando sarebbero potuti andare in finale in sei, confesso che un po’ me lo fa pensare.

Quindi Nicolò esce, e cosa succede poi? Il pubblico a casa, che avrebbe votato in massa per lui, si indigna, si sente messo da parte, non rispettato, preso in giro, e riversa tutto il suo scontento sui social. In qualsiasi post sulla pagina di Amici, i commenti – di cui si perde il conto – esprimono scontento per l’esito e, allo stesso tempo, elogiano, a ragione, il loro beniamino.
Numerosi vocal coach si schierano a favore di Nicolò. La stessa Pettinelli scrive un bellissimo pensiero per lui, dicendogli che rimarrà nella storia di Amici. Nel web, i commenti sulla giuria incapace e corrotta, ecc., non si contano.

Alla luce di tutto questo, sono arrivata alla conclusione che, se fossi uno dei ragazzi rimasti in gara, non vorrei alzare quella coppa, perché la produzione, o la stessa Maria, non so chi di loro, è riuscita a renderla scomoda. Quella, per tutti, è la coppa di Nicolò, e chiunque la prenderà, il pubblico lo considererà un usurpatore.
So che tutto ciò è triste da pensare e da scrivere, ma il detto latino recita “Vox populi, Vox Dei, e nei detti c’è sempre un fondo di verità.

Un grazie a Nicolò per le sue bellissime esibizioni e per avermi fatto scoprire che, tutto sommato, la mia penna non è totalmente arrugginita come, ormai, ero convinta.

È virale l’hastag #iononguarderòlafinalediamici … il mio hastag è #hoguardatoamiciemenepento

Quando il merito non basta, è il sistema che ha fallito. (Anonimo)

Allora?

presumo che si possa anche celebrare un matrimonio, a fine giugno, con 150 invitati tutti ben distanziati senza che nessuno venga a rompere gli zebedei?

Non sarebbe giusto e sacrosanto che a tutte le coppie che stanno rimandando le nozze, alcune per il secondo anno di seguito, a causa del Covid sia concesso di festeggiare come meglio credono?

No, non lo è e, secondo le linee guida stilate dalle regioni, perché il Governo non si è pronunciato su eventuali riaperture per le cerimonie, sono molteplici gli aspetti di cui dovranno tenere conto se volessero organizzare una cerimonia … distanziamento, guardaroba, servizio ai tavoli …

mantenere l’elenco dei partecipanti per un periodo di 14 giorni; di riorganizzare gli spazi, per garantire l’accesso alla sede dell’evento in modo ordinato, al fine di evitare assembramenti di persone e di assicurare il mantenimento di almeno 1 metro di separazione tra gli utenti, sarebbe meglio “organizzare percorsi separati per l’entrata e per l’uscita.
Disporre i tavoli in modo da assicurare il mantenimento di almeno 1 metro di separazione tra i clienti di tavoli diversi negli ambienti al chiuso (estendibile ad almeno 2 metri in base allo scenario epidemiologico di rischio) e di almeno 1 metro di separazione negli ambienti all’aperto (giardini, terrazze, ecc), ad eccezione delle persone che in base alle disposizioni vigenti non siano soggetti al distanziamento interpersonale”, come i conviventi. Tali distanze possono essere ridotte solo con barriere fisiche di separazione. Laddove possibile bisogna “privilegiare l’utilizzo degli spazi esterni (es. giardini, terrazze), sempre nel rispetto del distanziamento di almeno 1 metro”.
Gli ospiti, dovranno indossare la mascherina negli ambienti interni (quando non sono seduti al tavolo) e negli ambienti esterni (qualora non sia possibile rispettare la distanza di almeno 1 metro). Il personale di servizio a contatto con gli ospiti deve “utilizzare la mascherina e deve procedere ad una frequente igiene delle mani con prodotti igienizzanti”. Inoltre, è possibile organizzare una modalità a buffet mediante somministrazione da parte di personale incaricato, escludendo la possibilità per gli ospiti di toccare quanto esposto e prevedendo in ogni caso, per ospiti e personale, l’obbligo del mantenimento della distanza e l’obbligo dell’utilizzo della mascherina a protezione delle vie respiratorie.
La modalità self-service può essere eventualmente consentita per buffet realizzati esclusivamente con prodotti confezionati in monodose. In particolare, la distribuzione degli alimenti dovrà avvenire con modalità organizzative che evitino la formazione di assembramenti anche attraverso una riorganizzazione degli spazi in relazione alla dimensione dei locali e dovranno essere valutate idonee misure (es. segnaletica a terra, barriere, ecc.) per garantire il distanziamento interpersonale di almeno un metro durante la fila per l’accesso al buffet.
Per eventuali esibizioni musicali da parte di professionisti, si rimanda alle indicazioni contenute nella scheda specifica e in ogni caso devono essere evitate attività e occasioni di aggregazione che non consentano il mantenimento della distanza interpersonale di almeno 1 metro. È “obbligatorio” mantenere aperte, a meno che le condizioni meteorologiche o altre situazioni di necessità non lo consentano, “porte, finestre e vetrate al fine di favorire il ricambio d’aria naturale negli ambienti interni”. “In ragione dell’affollamento e del tempo di permanenza degli occupanti dovrà essere verificata l’efficacia degli impianti al fine di garantire l’adeguatezza delle portate di aria esterna secondo le normative vigenti”. Nei guardaroba gli indumenti e oggetti personali “devono essere riposti in appositi sacchetti porta abiti”

Tutte regole giuste ed è doveroso che ci siano, ma forse per gli aspiranti sposi meglio rimandare le nozze, che se per caso ne sgarrano una saranno costretti a prendere un mutuo per pagare la multa o magari vendersi la casa appena comprata, sempre che l’abbiano comprato, cosa non facile in questi tempi.

Inoltre, c’è la possibilità di mettere in difficoltà gli invitati, specialmente i più anziani, perché non tutti sono così convinti, considerata la situazione, di partecipare ad un matrimonio. Non sono pochi coloro che dicono “Certo con questo virus” “Aspettiamo e vediamo come andrà” “Un pò di paura c’è” ed una di queste persone sono proprio io. Purtroppo non sono interista, ne romanista, ne juventina (anche se il problema non è la squadra ma il contesto) e ho una paura fottuta di questo virus, specialmente dopo che ieri un mio conoscente di 50 anni, sano come un pesce, è finito in terapia intensiva.

Mio figlio ha rimandato, purtroppo ci sarà un aumento dei costi, ma “Fanculo ai soldi” dice lui “mi sposo una volta sola” – “sperem” penso io – “e voglio una festa che sia una festa e non un funerale”. Come dargli torto?

Massì fanculo ai soldi (anche se sinceramente il culo mi gira un pò) ma VIVA L’INTER tutta la vita … del resto, non sono esperta di calcio, anche lo scudetto mi pare si vinca una volta sola o no?


 

Sincronizziamoci!

“Sincronizziamo i cuori sullo stesso bpm
Silenzia il cellulare che non ti serve a niente
A meno che non ti serva fare una fotografia
Di noi che ci abbracciamo forte e poi decolliamo via”

canta il mitico Jova in Sabato. Cosa c’è di più bello quando si ama che sincronizzare i cuori sullo stesso battito? Nulla, purché oltre al battito non si sincronizzi altro. Già il battito dice molto di noi all’altro e non è affatto necessario rivelarsi troppo, lasciamo sempre un leggero alone di mistero che possa alimentare il desiderio di conoscersi sempre più, insomma riveliamoci un pò per volta, almeno non finisce subito (pessimismo da esperienze indirette).

Ma non deve aver considerato l’alone di mistero quel giovane che ha pensato di sincronizzare il suo Fitbit (orologio per sportivi che rileva tutti i tipi di performance, ma proprio tutti) con quello della sua ragazza. Sicuramente, dopo aver sincronizzato il bpm sulle frequenze accelerate, deve aver creduto che sincronizzare il Fitbit fosse doveroso, ma mai Fitbit fu più malandrino o subdolo.

Succede che una mattina, dopo che il giovane ha passato la serata fuori con gli amici, la dolce ragazza decide di preparargli la colazione, ma mentre è intenta a fare ciò si consuma la tragedia.

Arriva sul suo Fitbit una notifica “Congratulazioni! Il tuo ragazzo dalle 2 alle 3 ha fatto sesso con un’altra o altro”, no in realtà la notifica non dice questo, ma si congratula con il ragazzo per aver consumato, tra le due e le tre di notte, ben 500 calorie. Se, però, dalle due alle tre di notte non sei ancora tornato a casa e in quel lasso di tempo hai anche consumato 500 calorie ci sta che lei abbia letto “Ha fatto sesso”. Sta di fatto che la ragazza ha concluso la storia scrivendo “I shoved that breakfast where the sun doesn’t shine” (per la traduzione organizzatevi, si parla di parti intime e certe cose non le scrivo, in italiano ovviamente)

Ma io sono buona e ho quindi deciso di fare un ricerca per capire cosa avrebbe potuto fare il giovane dalle due alle tre di notte per consumare ben 500 calorie che non fosse “fare sesso”, perché non sempre la conclusione più ovvia è anche quella giusta.

Ed ecco qua, 500 calorie in sessanta minuti per:

  • Una corsa leggera a circa 8 km/h; gli si è rotta l’auto ed è tornato a casa correndo ma con molta calma … forzando un pò ci può stare si.
  • Nuotare ad un’andatura tranquilla; alle 2 di notte?no poco probabile, a meno che non sia un nuotatore professionista super fissato.
  • Un giro in bicicletta con un’andatura moderata; le città di notte sono belle e perchè no un bel giro in bici? … I approve
  • Salire e scendere le scale senza fermarsi; è sempre un su e giù, ma fatto in maniera diversa … uhm, più probabile l’altro su e giù.
  • Partita a beach volley in spiaggia; con gli amici di notte? Troppo buio per vedere dove finisce la palla … not approved
  • Pattinare sul ghiaccio o con i pattini a rotelle; se fossimo a New York un giro sulla pista di Central Park … sarebbe figooo! Approved o not approved that is the question
  • Un ballo scatenato; dalle 2 alle 3 di notte … possibile.
  • Navigare in canoa; (solo a titolo informativo: non è lo stesso per la navigazione in internet che richiede circa cinque o sette ore per bruciare 500 calorie) … da escludere sempre troppo buio!
  • Rassettare casa e se poi mentre rassetti ascolti la musica e balli con la scopa le calorie consumate aumentano; attività poco notturna e non fattibile fuori casa … bocciata.

Insomma secondo voi cosa potrebbe aver fatto il tipo in quei sessanta minuti? Voi come avreste giustificato quel dispendio di calorie?

Non so voi, ma io non ne ho idea, so, però, con certezza che sincronizzarmi non è per me, non perché abbia qualcosa da nascondere, ma perché non vorrei dovermi chiedere cosa nascondono gli altri … so che poi non mi limiterei ad una colazione nel …

Vi saluto la scopa mi ha appena chiesto un ballo, non posso sottrarmi, 500 calorie non sono da buttar via, anzi si sono proprio da buttar via … buon proseguimento a tutti!

Robin Williams in Mrs. Doubtfire

p.s.: la notizia è facilmente reperibile in rete

Finchè c’è vita c’è speranza?

L’amore non ha età? O gallina vecchia fa buon brodo? Quale detto popolare si addice bene alla storia di un anziano novantatreenne che chiede il divorzio dalla moglie 7 anni più giovane di lui? In questo caso direi vanno bene tutti e tre.

Il nonnetto si è innamorato e l’amore lo sappiamo non ha età, per la verità qualcuno pensa che non esista e qualcun altro che duri solo tre anni, ma non è il suo caso lui si è innamorato! Però non di sua moglie, sarebbe stato troppo scontato e, invece, a novantatré anni una botta di vita ci sta proprio bene. Si è innamorato di un’altra ed anche tanto e lei lo ricambia. A nulla son valsi i no, i “pensa a cosa stai facendo” o le proteste della consorte e di tutta la discendenza figli, nipoti e pronipoti, per farlo desistere dall’amare l’altra e chiedere il divorzio perché vuole rifarsi una vita.

La povera consorte, presa per sfinimento, forse altre prese non le vede da tanto, è stata costretta a cedere all’insistenza e concedere il divorzio.

Diciamocelo ma chi è lei per impedire al ringalluzzito marito di rifarsi una vita andando a convivere con l’altra? Una moglie come tante che in questi casi poco possono fare, perché se a lui parte il boccino poi, a tutti i costi, vuole andare in buca.

Leggendo “altra” avete pensato subito la badante? No! Come sarebbe no? Dai ammettetelo ci avete pensato, non potete essere immuni alle storie su badanti furbe che si accaparrano il vecchietto e i suoi gioielli ehm averi volevo scrivere averi. Non posso averle sentite solo io. Comunque no! L’altra non è la badante, ma una coetanea della consorte reietta (ed ecco che “gallina vecchia ecc. ecc” entra a piedi uniti nella storia), conosciuta ante lockdown in un circolo culturale. Ehh cultura galeotta, quando si dice “Mi ha preso la mente, non ho saputo resistergli”. Infatti la storia la mente gliel’ha presa, ad entrambi, molto più di quanto potesse fare quel tizio di nome Alzheimer e, tra un casquè, una giravolta e una partita a carte, si è accesa la scintilla. La storia ha preso fuoco, le fiamme son divampate alte e si son lasciate intorno solo congiunti bruciacchiati, un’ex moglie affumicata, ma, per fortuna, nessuno arso vivo, anche se immagino che la povera ex moglie un arrostita ben fatta al marito gliela avrebbe data volentieri. Ha voluto esser superiore, ma non senza mettergli i bastoni tra le ruote per un pò, firmando, infine, la separazione. Ora lui ha sei mesi di tempo per ottenere il divorzio.

Corna e sconfitti a parte, è una storia di speranza. Non sono molti coloro che a 93 anni (sempre ad arrivarci) pensano di poter ricominciare una nuova avventura. Sicuramente il buon brodo di cui si è saziato il nonnetto era notevole e qualche effetto positivo glielo ha provocato. Potrebbe, per pura solidarietà, l’attempata gallinella passarne la ricetta anche a tutti quei nonnetti che, al centro culturale, più di una partita a carte non riescono a scagliare?

Lunga vita a tutti!

“Non si è mai troppo vecchi finché si desidera sedurre e, soprattutto, finché si desidera essere sedotti” Charles Pierre Baudelaire

Chi l’ammazza Sanremo?

Ovviamente non la cittadina, si parla di Festival!

Nonostante i settantuno anni lo rendano più esposto al contagio il Covid non lo ha scalfito affatto e non ha avuto nemmeno bisogno di fare il  vaccino. In barba a restrizioni, divieti e coprifuoco, come la fenice il festival di Sanremo risorge dalle ceneri di chi ne farebbe volentieri a meno e fa spettacolo.

Amato e odiato, con edizioni più o meno riuscite, resta sempre in piedi, per alcuni come simbolo della canzone italiana per altri delle canzonette, ma, qualunque sia la verità, lui resiste e persiste, semmai barcolla ma non molla.

E quest’anno al grido di “Lo spettacolo deve continuare” – ma solo quello di Sanremo – sfida le malelingue (anche la mia) addirittura con un format senza cantan.. (ops!) senza pubblico, e, come da copione ormai collaudato, con i presentatori più cool affiancati da stilosissime vallette che, per questa edizione, dovrebbero essere una diversa ogni sera, nel pieno rispetto delle quote rosa.

Quote rosa possibilmente fighe, agghindate e addobbate a festa.

Mai successo che a Sanremo abbia visto (passibile di smentita perchè avrò visto 3 puntate al massimo) una quota rosa racchia, ma soprattutto che non fosse relegata al ruolo secondario di valletta: poche sono state le coconduttrici,  rarissime le conduttrici, una la direttrice artistica in settantuno anni.

Andando a ritroso nella storia di Sanremo le edizioni affidate ad una conduzione femminile sono state ben poche cinque o forse sei, ma anche se è “una ‘nticchia” maschilista poco importa; lo perdoneremo perchè “Sanremo è Sanremo” e lo guarderemo, fosse anche solo per curiosità o coazione mediatica e il secondo caso è, senza se e senza ma, tutto il mio.

Sanremo. Anche quest’anno si trova in Liguria

(Ernesto Montale)

Un anno o poco più

dall’esplosione silenziosa e invisibile che ci ha travolto.

Un anno o poco più in cui abbiamo sperato, pregato che  tutto andasse bene.

Un anno o poco più in cui abbiamo sacrificato affetti, libertà, vite.

Un anno o poco più in cui, nonostante tutto, continuiamo a dimostrare di non capire un cazzo

Lui c’è e per esserci si serve di noi, è come un cappio intorno al nostro collo che più ci ribelliamo e più ci soffoca.

prendetela come l’immagine di una qualsiasi delle nostre città

Ci risiamo!

Da domani la mia città, anzi tutta la provincia sarà di nuovo zona rossa. Ormai da giorni si sapeva del numero dei contagi in crescita esponenziale, ma soprattutto della preoccupazione per la presenza delle varianti inglese e brasiliana, perciò il nuovo lockdown in zona rossa non mi ha sorpresa affatto.

Il primo lockdown di marzo ci toccò perché era nazionale e indiscriminato. Se allora si fossero usati gli stessi criteri, probabilmente saremmo stati giallo chiaro. Infatti in Umbria i casi non furono moltissimi e, nel giro di poco tempo, scesero a zero. Della cosa i miei conterranei iniziarono a vantarsene sui social “perché il distanziamento sociale l’emo ‘nventato noi” dando il via a tutta una serie di meme

l’umbro, ma oserei dire il perugino, n’dà confidenza manco nei giorni di festa, ùsta n’tol suo,

n’vòle tante nanne e tanta gente intorno,

n’te saluta manco si te conosce da ‘na vita e te viene a sbatte pel corso,

è rustico de’ natura…

e vi par che non si sarebbe trovato alla grande con il distanziamento sociale??

l’emo inventato noi…da sempre…”

che posso certificare essere veritieri, senza capire, invece, che avevamo avuto solo un gran culo.

“Culo” che, a quanto pare, da settembre in poi, ci ha abbandonati. Nemmeno avere inventato il distanziamento “asociale” è stato d’aiuto. Siamo stati così asociali che il virus lo abbiamo anche importato dall’estero.

Il problema, infatti, non è solo la distanza asociale, ma il rispetto delle regole anche se le regole, forse, sono troppo flessibili da far rispettare.

Nell’ ultimo periodo di zona arancione “lo stato di necessità” ha concesso di  poter fare di tutto, anche andare nei negozi del comune limitrofo se era una necessità.  In pieno lockdown arancione si andava dal restauratore in un altro comune perchè la vetrina o la sedia restaurata erano una necessità impellente. Vicino al restauratore c’era l’antiquario, “un giro li non potevo non farlo!”. Poco più in la, magari, il rigattiere “Ci trovo sempre cose interessanti” oppure comprare la farina di grani antichi macinata a pietra nel mulino del comune più lontano, perchè “fare le tagliatelle con la farina del supermercato sotto casa mi sembrava brutto” … tutte scuse che ho sentito usare per necessità.

E durante il lockdown rosso? Natale, fine anno, befana? Sono stati fatti pranzi e cene in famiglia come nulla fosse   “Il virus ce l’hanno gli altri mica noi!” Ovviamente senza mancare di invitare le 2 persone concesse per legge “Vi mandiamo l’invito su whatsapp e potete venire” a due lo manda lui, a due lo manda lei, sempre due sono “No grazie preferisco continuare a fare l’asociale”

Non so per l’ intercessione di quale santo o demone mia suocera, soggetto immunodepresso, verso cui abbiamo avuto sempre innumerevoli attenzioni,  non sia stata contagiata dopo aver partecipato al brindisi di fine anno a casa della vicina che aveva riunito figli, nipoti e pronipoti. Dopo una settimana erano tutti positivi e, tranne i pronipoti, tutti con sintomi. Mia suocera grazie al tampone negativo se l’è cavata con quindici giorni di quarantena insieme ad una bella paura che spero le servirà, almeno, per diffidare dei futuri brindisi anche con i conosciuti.

A causa di tutto ciò, dei pochi controlli e della grande disorganizzazione, da domani ci risiamo!

Grazie asociali non vedevo l’ora di altri quindici giorni di lockdown!

“Le bimbe di Conte”

Che signore e signorine con una forte ammirazione per il nostro premier non fossero un numero esiguo lo avevo intuito, ma che addirittura esistesse, sin dal 2018, la community, tra il serio e l’ironico, “Le bimbe di Conte” mi era sconosciuto e quando tra l’allibita e il sorpresa mi ci sono imbattuta ridere è stata l’unica cosa che sono riuscita a fare.

Mentre io esorcizzavo il lockdown tra lievito, farina e post sul blog, queste signore e signorine di Dpcm in Dpcm sono cadute vittime del fascino del premier: sguardo ammaliante, sorriso incantatore più tono suadente hanno cotto le bimbe a puntino. Altro che lievito, farina e acqua … ho cotto giusto qualche pizza.

Ho tentato di visualizzare una potenziale bimba di Conte e la mia immaginazione mi ha fatto vedere una bimbetta con le codine, ai piedi calze corte e ballerine, una gonnellina appena sopra il ginocchio e una camicetta con qualche ricamino. Invece no, è varia l’età ed anche la provenienza.

A suon di meme “Io resto a casa con te” “Lavati le mani come se stessi lavando Conte”, di hastag #UnDecretoDaSogno, #decretacitutti, #quarantenasexy, nonchè commenti del tipo “tutte sottone per te”, dedicati al premier si sono fatte conoscere nel web.

Appellarsi come le “donne di Conte” poteva dare il via a malelingue e facili illazioni, premier e donne, anche pseudo nipoti , è un binomio straconosciuto nel nostro paese e non solo, ed è anche stato scritto di tutto e di più, invece “le bimbe” suona, sicuramente, molto più innocente.

Forse è così che si sentono quando, davanti alla TV, ascoltano l’enunciazione dell’ultimo Dpcm o l’intervento del premier all’ennesima inaugurazione o impegno istituzionale: il loro cuore sarà palpitante e la sua voce le rassicurerà come quella del papà che racconta la storia della buonanotte.

È un vero peccato che il premier lo stesso effetto non lo faccia a quanti si vedono costretti a chiudere le loro attività, a tenere a casa i dipendenti, ad annullare impegni. Magari palpita anche il loro cuore, ma per motivi diversi e al meme “Ogni suo discorso è un colpo al cuore” loro danno sicuramente una interpretazione diversa, ma questa è un’altra storia.

Tornando alle bimbe di Conte fenomeno che, se non fosse che sono una tipa acida e poco incline a cuoricini e palpitazioni varie, potrebbe essere simpatico e divertente, ciò che mi ha lasciato costernata è il merchandising che si sono inventate: magliette, tazze, cappellini tutti con citazioni di Conte o immagini dello stesso abbellite da cuoricini. I prezzi non mi sono sembrati proprio modici, ma tranquilli, esistono dei codici promozionali.

Considerato che gli elementi ci sono tutti: un nutrito seguito web e una passione comune a quando il partito politico “Le bimbe di Conte”? Per la gestione posso suggerire la solita piattaforma digitale, ma la chiamerei “Liala” e per la carta stampata “Cioè” potrebbe essere una soluzione, sempre che esista ancora.

„Fantasie, fantasie che volano libere, fantasie che a volte fan ridere, fantasie che credono alle favole.“

Vasco Rossi

Covid Vs Calcio

Napoli Vs Juventus

Senso di responsabilità Vs “C’è un regolamento e noi lo rispettiamo” (perchè ci fa comodo?)

Voi ci capite qualcosa? Io no!

Il governo vuole allungare lo stato di emergenza, i contagi sono in salita e a differenza di marzo/aprile sono anche estesi a tutta Italia. Anche nella mia regione, i cui abitanti avevano fatto del “Noi siamo bravi perché la distanza sociale l’abbiamo nel DNA” salgono giorno dopo giorno, ma si vuole giocare a calcio, si vorrebbero gli stadi aperti, si vorrebbe fare quel che si vuole, il regolamento del calcio vuole la meglio sulle decisioni di una ASL e io non ci capisco più nulla. Non mi resta che mettere la mascherina, disinfettare le mani, mantenere le distanze e sperare di non incrociare mai il virus, perché sicuramente con la ASL non potrò fare come vorrò o magari si 😀

Standing ovation …

ad una donna con il coraggio di una vera donna.

Con semplicità ha messo a nudo il suo corpo e gli insignificanti difetti fisici arrivati con l’età, le gravidanze, il vivere. Difetti che, per i cliché imposti dalla società odierna, potrebbero essere inaccettabili.

In barba all’apparenza e all’apparire ha dato una lezione magistrale a quella generazione di donne che non accettano il divenire del proprio corpo, mostrando loro quanto si possa essere bellissime nonostante le misure non conformi alle regole.

Un’mmagine che trasuda femminilità, eleganza e sensualità.

#bastasoloscopevestiteenon