Una frase colma di significati tra cui bere il caffè è il meno importante.
Che il caffè sia shakerato, schiumato, macchiato, lungo, corto, corretto, con humor*, poco importa, ciò che contano sono le chiacchiere di cui è infarcito.
“Prendiamo un caffe?”, per me, è una dimostrazione di affetto, quasi più di un abbraccio, non è un’azione fine a se stessa è dire “Ho voglia di stare un pò di tempo con te”, “ho voglia di raccontarti qualcosa” e, se il tempo per un caffè non è poi così tanto, è un pò del tuo tempo di cui fai dono a qualcuno.
In questo periodo “Prendiamo un caffè?” è una delle frasi di cui ho sentito la mancanza.
Il caffè con la mia amica dopo la palestra che serviva per concludere quel tempo insieme e scambiarci qualche petteguless. Il caffè con i miei vecchietti del parco dove sono solita andare a camminare, gli passavo davanti ogni mattina camminando mentre loro seduti al bar in mezzo al verde prendevano il caffè, il minimo dell’educazione era dirgli buongiorno, un buongiorno dopo l’altro sono diventati “Vieni siediti un minuto con noi, vieni a prendere un caffè” che si è trasformato in un appuntamento fisso “finisco il giro e arrivo e fermi tutti che oggi pago io“.
Il caffè con mia sorella, il nostro momento, mi è mancato più di tutti, abitiamo porta a porta, ma, per vari motivi, il virus ci ha tenute lontane, bastava un “Coffee?” scritto in chat ed eravamo li con le nostre tazzine e gli aggiornamenti sulle nostre vite.
Questi mesi i caffè presi sono stati veramente pochi, anche la scorta di caffè in casa per la prima volta ha avuto vita lunga.
Stamattina, finalmente, è ripreso il caffè con mia sorella é stato un “caffè lungo” ne avevamo da raccontarci, perché al telefono ti racconti, ma dal vivo è diverso, ti “leggi”.
Il caffè con la mia amica di palestra dovrà attendere, la palestra ha riaperto, ma fruirne mi sembra un po’ complicato, il caffè con le mie vecchiette ed i miei vecchietti sarà presto realtà, so che già hanno ripreso ad andare al parco, qualche caffè virtuale ce lo siamo presi in questi mesi e sono aggiornata, ho promesso che presto riprenderò anche io il mio giro mattutino e sarà di nuovo caffè e risate anche con loro.
“Prendiamo un caffè?” è una scusa … è un “Mi manchi” detto a mezzavoce, è un “Ho bisogno di te” non esplicito, è un “Ti voglio bene” sussurrato, è un “Voglio conoscerti meglio, ci prendiamo un caffè?”
Il caffè è il balsamo del cuore e dello spirito (Giuseppe Verdi)
“Le persone perfette non combattono, non mentono, non commettono errori e non esistono.” Aristotele
Qualcuno di voi si sente perfetto o perfetta? Io no.
Non sono perfetta, non sono lo sono come amica, come mamma, come sorella, non lo sono stata come figlia, come moglie e, probabilmente, non lo sarei nemmeno come amante, ma non mi interessa scoprirlo. Sicuramente non sono una paziente perfetta per il mio medico, non seguo mai le terapie fino in fondo, non sono stata una collega perfetta e non sono, nemmeno, una blogger perfetta, anzi il più delle volte mi sento pessima, ma nonostante la mia imperfezione non mi arrendo e ci provo, ci provo, ci provo fino allo sfinimento.
Che poi sia chiaro nessuno mi ha mai detto in faccia “non sei perfetta”, qualche volta l’ho letto tra le righe, tra le righe si legge molto più che sulle righe, ma ciò non mi ha mai fermata, anzi mi ha spronata nel tentativo di perfezionarmi. Se qualcuno mi dicesse apertamente che non sono perfetta in qualcosa, sicuramente, non andrei a buttarmi sotto al primo treno, magari si, potrebbe sfiorarmi il pensiero di buttarci lui o lei, questo si, ma sono troppo pigra solo a guardare a che ora passa il primo treno figuriamoci, quindi, ad organizzare l’appuntamento, recarmi sul posto ecc ecc, però potrei rimanerci male e mi farei un quarto d’ora di paturnie, dopo di che direi “fanculo”, non a lui o lei, a me stessa che me la sono presa e, poi, macchine avanti tutta.
“L’essere umani ci rende imperfetti, si può provare a migliorare le nostre imperfezioni, anzi ci si deve provare sempre, ogni giorno, ogni minuto, ma non si deve scappare da loro, specialmente se nessuno se ne è mai lamentato, quando si ama, si ama tutto imperfezioni comprese.”
Tutto ciò me lo ha sempre detto l’unico uomo perfetto che io abbia mai conosciuto … a ben pensarci non era perfetto nemmeno lui, ma lo amavo così tanto che per me era perfetto.
Come ogni anno ecco che arriva puntuale il momento del cambio di stagione, portando con se l’ansia di dover affrontare il via vai di abiti, pantaloni, scarpe, teli mare, costumi (serviranno?) ecc, ecc, al punto che sposto il momento fino al limite massimo consentito.
Quest’anno non ne ho proprio voglia, l’idea di cominciare a tirare giù scatole dall’armadio, spostare stampelle di roba estiva da una parte all’altra, per poi buttarne la metà pensando “ma perchè non l’ho buttato anno scorso alla fine dell’estate?”, mi sta creando un certo fastidio. Sto meditando di lasciare tutto com’è e continuare ad indossare solo le tute con cui ho già passato metà anno, magari non proprio quelle, ne comprerò qualcuna nuova e più estiva, mentre per il resto della famiglia “chi vuole i santi se li prega”, vecchio detto sempre molto efficace per far capire come debbono funzionare le cose, volete gli abiti estivi? fate da soli il cambio!
Non mi interessa nemmeno sapere di cosa dovrò fornire il mio armadio seguendo la moda, se il pantalone largo o quello stretto, la gonna lunga o corta, se le borse a secchiello o il bauletto, i sandali gioiello, gli infradito o le zeppe, o quale sarà il colore di tendenza, ma so che, “per forza o per forza”, sono di moda le mascherine. Ho l’impressione che quelle celestine o bianche che si vedevano ad inizio pandemia sono ormai démodé, ne stanno creando di ogni colore o fantasia, con disegni più o meno divertenti oppure personalizzate con tanto di logo. Diverranno, sicuramente, uno status e arriveremo a pensare “fammi vedere che mascherina indossi e ti dirò chi sei”, ci sarà anche qualcuno che, probabilmente, si inventerà la mascherina estate o inverno e mid season, così nel prossimo cambio di stagione dovremo includere anche la scatola dedicata a loro.
Poichè domani, sfidando gli elementi della natura (tenete vicini gli ombrelli), andrò a sistemare la mia chioma, ma sono costretta perchè somiglio sempre più ad un pastore bergamasco, approfitterò dell’uscita e passerò a comprare qualche tuta, per il resto fanculo al cambio di stagione e fanculo a tutto, mi dedicherò solo a scegliere la mascherina più adatta. Dovrà aiutarmi a continuare a tenere la bocca chiusa, perciò sarà in acciaio rinforzato, e a nascondere il disgusto che sto provando verso alcune situazioni che sto vedendo e vivendo e che mi stanno facendo passare anche la voglia di pensare a cosa indosserò questa estate … forse il mantello dell’invisibilità, dovrò chiedere aiuto ad Harry Potter.
Quest’oggi ce l’ho con Cenerella. Per la verità è da ieri che sto maturando questo sentimento avverso, più penso al suo personaggio e più mi sale l’embolo e ringrazio la sorte per avermi regalato tre figli maschi. Mi hanno salvata dal dover raccontare la favola o dal dover guardare con loro il cartoon, sognando insieme l’arrivo del principe. Certamente mi sono dovuta adeguare ad una vita in caserma tra commilitoni, ma ciò ha fortificato il mio carattere, sono diventata un pò commilitone anch’io, per tenere a bada 4 uomini e un cane il carattere devi tirarlo fuori, non puoi mica essere Cenerella.
Quand’è che cominci a detestare Cenerella? Quando ti trovi ad aver a che fare con una Cenerella dei giorni nostri e, anche peggio, con la sua matrigna. Cenerella è giovane ed inesperta e quasi, quasi, ti viene di scusarla e comprenderla, ma per quell’arpia della matrigna non ci sono scusanti, anzi pensi che vorresti riscrivere “la favola” e farle fare una finaccia. Di versioni della favola ne esistono tante ed io ne voglio una tutta mia. Ho chiesto per anni all’extraterrestre di Finardi di portarmi via perchè volevo una stella tutta mia e non mi ha accontentata, almeno avere una versione di Cenerella tutta mia che mi sia concesso.
Cenerella era una bravissima fanciulla, le sorellastre e la matrigna delle emerite stronze. La sfruttavano e si burlavano di lei, mentre loro si divertivano a corte e andavano a spasso con conti e duchi, la povera fanciulla puliva, rassettava la casa, preparava il pranzo e come unico svago non le restava altro che parlare con topolini, uccellini o qualunque altra specie che non fosse umana, compresa una fata un pò svampita.
Ho immaginato per un momento che Cenerella dopo tanto lucidare gli argenti; togliere la cenere dal camino; correre di qua e di là; aggiustare l’abito ad Anastasia; fare la treccia a Genoveffa che, con la treccia o lo chignon, sempre racchia resta; preparare il tè a quella scioperata della matrigna, un bel giorno, stanca di tutto ciò e consapevole che il principe azzurro è una favola metropolitana, trova il coraggio di mandarle tutte al diavolo. Dopo aver assestato un bel calcio in culo alle sorellastre, piazzato un destro in un occhio alla matrigna, si strappa il grembiule di dosso, infila un paio di scarpe comode, ma non di cristallo e, rivolgendosi verso di loro facendo il gesto dell’ombrello, si sciacqua dalle balle. Fossi in lei anche una bel vaffa alla fata Smemorina non lo risparmierei. La strunz non poteva trasformarla in principessa per sempre? No! Le doveva dare la scadenza nemmeno fosse un vasetto di yogurt.
Quindi la nostra Cenerella, ormai libera da tutti questi familiari opprimenti, se ne va.
Comincia con il cercarsi un lavoro, in qualche modo dovrà pur vivere, e scopre che, purtroppo, non potrà essere il lavoro dei suoi sogni, perchè con quello non riuscirebbe a sbarcare il lunario, ma dopo aver accettato il fatto il lavoro esce fuori e il lato finanziario è sistemato.
Affitta una casa, sicuramente senza camino, di cenere ne ha pieni gli zebedei, l’arreda secondo i suoi gusti. Prende con se anche un bel gatto da coccolare, una gabbietta con dei canarini e pure 2 criceti (le vecchie abitudini son dure a morire) e inizia la sua nuova vita.
Cenerella va al lavoro, frequenta gli amici, va al cinema, a cena fuori, viaggia, fa shopping con le amiche, accudisce i suoi animaletti. Quando è a casa se ha voglia pulisce, lava e stira oppure ciondola oziosamente, ma nessuno le dirà nulla perché sarà libera di vivere come vuole.
Intanto la matrigna e le sorellastre proveranno in ogni modo ad entrare nel suo mondo e, poichè lei è buona e gentile, concederà loro di passare a vedere se sono ancora vive non più di una volta al mese, forse 2 nel caso in cui abbiano un raffreddore grave, in caso di Covid ancora meglio perchè le sarà proprio proibito avvicinarle.
Ah ma loro insisteranno e insisteranno “Cenerella il camino è pieno di cenere passa da noi” “Cenerella la mamma non sta tanto bene ha bisogno che passi dal dottore per le ricette” “Ceneeeeerella dobbiamo andare al gran ballo non possiamo lasciare la mamma da sola, vieni a farle compagnia”
Ma Cenerella è ormai una donna forte, indipendente e resta ferma nella sua scelta, senza farsi venire dubbi se possa aver sbagliato o no a mandare al diavolo matrigna & C., perciò non esiste scusa alcuna che possa farla desistere dal rispettare la regola di una volta al mese per le visite.
Cenerella arriva ad essere così forte e cazzuta da potersi permettere, un giorno, di lasciare la sua casa e di andare a vivere con un bel principe che la ama follemente e che brama solo il suo amore. Al principe non interessa se lei lava e stira le camice, perché sa farlo anche da solo, se ne frega se un giorno lei non riordina la casa, perché è bello stare insieme anche in mezzo al disordine e quando avranno voglia, dopo aver riso tanto, essersi amati, aver giocato e scherzato, la casa la riordineranno insieme, lasciando fuori dal loro nido matrigne, sorellastre e chiunque altro possa turbare l’armonia della loro vita insieme.
Perché se non sei tu a salvare te stessa, non c’è principe che potrà farlo! E nemmeno fata, le fate non esistono e nemmeno le zucche che si trasformano in carrozza, perché le zucche restano zucche, al più, ci fai la vellutata.
“C’è un momento che devi decidere: o sei la principessa che aspetta di essere salvata o sei la guerriera che si salva da sé…” (Marylin Monroe)
dedicato alla mia “sister” sicula a cui voglio un bene immenso.
La mia ultima uscita risale al 14 febbraio, ricordo bene la data perchè era San Valentino, da allora sono stata buona, buona, in casa rispettando lockdown, isolamento sociale, per non sbagliare nell’isolamento mi sono ulteriormente isolata, quindi fino ad oggi per me è stata solo fase 1.
Oggi, finalmente, sono uscita
ma la sensazione che tutti gli elementi in coro mi dicessero “resta a casa” è stata forte!
si proprio “giornata di merda”, ho messo il titolo in inglese con la speranza che l’impatto fosse meno forte o, forse, che si sentisse meno il fetore, ma poteva anche essere francese “jour de merde” o finlandese “paska päivä”, le ho provate tutte grazie a google translate, ma resta sempre la giornata di merda a presentarsi dinanzi ai miei occhi. Posso cambiare il contenitore, ma il contenuto è lo stesso.
Le giornate di merda sono come il temporale d’estate o come una tromba d’aria, arrivano all’improvviso, che, poi, tanto improvviso non è. Quando in estate arriva il temporale un pò di sentore di pioggia cominci ad avvertirlo già qualche minuto prima, senti l’aria che sta cambiando, diventa più pesante, avverti l’odore di terra bagnata, stessa cosa per la tromba d’aria, cominci ad avvistarla da lontano e pian piano si avvicina, oppure c’è sempre il meteo che ti informa dei probabili cambiamenti metereologici in atto e ti prepari.
La giornata di merda no, non ti avvisa, non c’è un qualche fetore che arriva prima a dirti, stai in campana io “giornata di merda” sto per travolgerti. No!
Tu sei li tranquilla, immersa nella lettura di un libro fantastico, in quel momento stai vivendo un’altra vita, sei distante, assorta in pensieri che non ti danno preoccupazioni o ansie, anzi ti fanno stare bene, ma una porta si apre e da quella porta entra colui che sarà portatore del tuo imminente incubo, dover affrontare un problema da mamma e da suocera. Ed ecco che tutto ti travolge, il libro cade in terra, ti desti come se avessi ricevuto una secchiata d’acqua addosso e prendi coscienza che sei davanti ad un problema più grande di te, che ti da all’istante un dolore immenso, nell’istante successivo una rabbia smisurata e non sai con chi prendertela, subito dopo ancora un “non so che dire”, per arrivare al “meglio che taccio o faccio più danni” e la giornata di merda ha preso il via.
Nella bagarre del momento i pensieri negativi si azzuffano con quelli catastrofici, sei incazzata, delusa, triste, dispiaciuta, cacci via tutti perché hai bisogno di pensare, di riflettere, di trovare una soluzione, ma che vada bene per te, che acquieti la tua anima, per gli altri non puoi trovarla di certo tu la soluzione, debbono fare da soli. E allora cominci a riflettere e ti dici che si, forse un pò di puzza nell’aria c’era, ma non la sentivi, non volevi sentirla.
Questa mattina sono stata in Finlandia! Viaggio di andata e ritorno, senza pagare il biglietto, alla scoperta delle meraviglie di un paese su cui mi sono sempre soffermata poco, a parte per un paio di motivi: la volta in cui un tipo, di non ricordo quale paese italiano, con cui mi incrociavo, forse, per la seconda volta e per motivi lavorativi, mi disse “Rakastan sinua” “Cioè?” “Ti amo … in Finlandese” vi risparmio la mia risposta, risi per una settima dell’episodio, vabbè incontri che capitano e colpi di fulmine che per fortuna ti evitano; inoltre per un gruppo musicale finlandese i “Sonata Arctica” che mi piace molto, in particolare una loro canzone “Shy”, a cui sono legati anche dei bei ricordi. Tornando a questa mattina, mi è bastato cogliere l’occasione e il viaggio mi è stato servito su un vassoio d’argento “Seee in Filandia? … siamo in quarantena e i voli sono quasi tutti sospesi”, è vero si, ma la quarantena non può imprigionare il potere della mente e della fantasia.
Tutto è iniziato con questa immagine
della schermata di Windows (sicuramente a schermo pieno l’effetto è stato più travolgente), una di quelle bellissime immagini, da tutto il mondo, che windows propone all’avvio, stamattina alla vista di questo lago non ho resisto e mi sono tuffata.
Con un tuffo nel web è iniziato il mio fantastico viaggio, per scoprire subito che l’immagine in questione non è un lago vero e proprio, ma uno stagno, uno dei 188.000 specchi d’acqua di cui è ricca la regione lacustre della Finlandia, situata nella zona sud-orientale, non a caso, detta anche “regione dei laghi” e che non sono laghi molto profondi, ma ciò nulla toglie alla magia del posto e delle immagini.
Immagini che mi hanno regalato la vista di luoghi ricchissimi di verde: boschi di conifere, corsi d’acqua che si rincorrono, laghi a loro volta collegati tra loro da corsi d’acqua, immagini che solo a guardarle trasmettono un sensazione di benessere e spensieratezza, il classico paesaggio da favola, dove il lago incastonato, ha lo stesso effetto del diamante incastonato in un anello, lo rende un gioiello prezioso.
Ho sognato ad occhi aperti scene di fatine, gnomi, troll, elfi, orchi e spiritelli dispettosi che si aggiravano in quei luoghi, saltellando o svolazzando in qua e in là, per dare vita alle fiabe più belle … quelle che hanno, quasi sempre, un lieto fine.
Ho riflettuto anche sul fatto che se avessi avuto la stessa possibilità di reperire, così velocemente, immagini e informazioni quando, alle elementari, studiavo geografia, probabilmente, sarebbe stata la mia materia preferita. Amo molto viaggiare, anche con la fantasia. Quando i miei figli erano dei bimbetti facevamo il gioco del mappamondo, lo facevamo girare, loro lo fermavano con il ditino, il posto indicato dal ditino diventava il luogo in cui ambientavamo la nostra fantasiosa storia … quanto tempo è passato da allora.
Questa mattina ho viaggiato con la mente, ma la Finlandia la inserisco ufficialmente tra i paesi che dovrò visitare, all’uopo ho anche trovato questo sito che mi è sembrato molto interessante https://www.visitfinland.com/it/
Smetto di sognare e torno al mio lavoro … buoni viaggi fantasiosi a tutti!
“La vita di tutti trascorre nell’essere respinti o promossi agli esami. La Società è una vasta cerimonia di premiazione.” (Jean Paulhan)
Ieri sera, sonnecchiando, ho seguito la conferenza stampa del premier Conte, e tra uno sbadiglio e l’altro, ma solo perché ero molto stanca, ho intuito che saranno elargiti soldi come se piovesse, non ho ben capito dove saranno recuperati, ma va bene così. Mi è sembrato di non aver sentito granché sui prossimi esami di stato, ma come già detto un po’ dormivo e un po’ seguivo, ho solo captato la frase che saranno stanziati fondi per la scuola, affinché a settembre possa ripartire nel migliore dei modi e fondi per l’esame di stato che, a quanto capito, sarà in presenza.
Avendo un figlio, l’ultimo dei tre, che si accinge ad affrontare il prossimo esame di stato, finalmente chiuderemo anche il ciclo superiori, sono giorni che mi sto chiedendo (per la verità anni, ma ultimamente il pensiero è più presente) se è così importante quest’anno far sostenere a questi ragazzi l’esame di stato. Esame che tra l’altro già prima della comparsa del virus, mi sembrava piuttosto assurdo nel come era stato concepito, ma questa è un’altra storia.
Non si può fare che per un anno, in cui nessuno di noi ha scelto che arrivasse una pandemia, che ci fosse un lockdown, anno in cui la crisi si sta facendo sentire come non mai e certamente aumenteranno povertà, disoccupazione e, purtroppo, suicidi nel nostro paese, un anno che, probabilmente, ricorderemo come l’anno horribilis della nostra vita, si toglie di mezzo l’esame di stato? Si eviterà così di investire ulteriori risorse economiche affinchè si possa svolgere in presenza e magari anche queste risorse si fanno confluire negli investimenti per una ripartenza migliore a settembre.
Non penso che arrivati al quinto anno, gli insegnati non abbiano abbastanza elementi per esprimere un giudizio o un voto sui loro studenti senza sottoporli ad esame, anche perchè, a mio avviso il voto non dovrebbe essere altro che il frutto raccolto dopo 5 anni di impegno e non dei soli 3 o 4 giorni di esame, nel caso di quest’anno di un’ora di colloquio, che, assurdamente, vanno ad incidere molto più sul voto finale di tutto il trascorso scolastico.
Penso non sia un caso che diverse università private per l’ammissione ai test selettivi chiedano i voti delle varie materie e non il voto della maturità, addirittura i ragazzi possono partecipare ai test già dal quarto anno di scuola superiore dimostrando di avere delle buone medie dei voti del terzo anno e del quarto anno, cosa, a mio avviso, molto più ragionevole. Lo so nelle università pubbliche non è così, ma per un anno non potrebbero, magari con un ulteriore Dpcm, adeguarsi come tutti noi che quest’anno ci siamo adeguati a tutto?
Ora linciatemi pure, perchè l’esame è importante, il voto finale è importante, ma io continuo a credere in ciò che mi diceva sempre mio papà …”ivoti sarà la vita a darteli!“
Dieta … questa sconosciuta, ovviamente, per chi non sa cosa siano i kg in più. Nel mio caso, invece, il leitmotiv della mia vita dai 30 anni in poi. Ebbene si, dall’essere una taglia superfiga, la vita mi ha portato ad essere una taglia superfoca, vuoi le gravidanze, vuoi che sono una buona forchetta, vuoi che la vita va goduta anche a tavola e si vive una sola volta, vuoi che in pizzeria mangio la pizza, la mozzarella, il salamino, i pomodorini, l’olivetta, di scartare i bordi non se ne parla e caspita era buono anche il piatto, qualche chilo è arrivato e ha preso possesso della mia ex-esile figura. Comunque al di fuori dell’orario pasti e spuntini, faccio la dieta, che questo sia chiaro!
Ne ho seguite di diete nel corso degli anni: digiuno, mezzo digiuno, zona, punti, proteiche, iperproteiche, fame, le ho provate tutte e sapete? F U N Z I O N A N O se le faccio.
È giunto il momento di rimettermi a dieta, tra qualche mese avrò un evento importante (la famosa motivation), ma ho deciso di aspettare che “Irene la gnoma” organizzi il gruppo dei “Cicci anonimi” la sua idea mi è piaciuta molto, credo che in quel gruppo sarei a mio agio, sono molto reserved style e mantenere l’anonimato in questo aiuta. Nel frattempo, però, mi è saltata agli occhi una dieta che ho soprannominato la “dieta social”, non conosco il vero nome, ma ho capito che più posti sui social e più dimagrisci, almeno credo, ed ho capito anche che il marketing è l’anima del commercio, ma è la parte che mi interessa meno.
La sta facendo una tizia su fb, veramente non solo una, ne ho individuate diverse, ma la tizia in questione ha provato a contattarmi per coinvolgermi nella sua iniziativa, ho, gentilmente, declinato l’invito, non sono la persona adatta, ma sono curiosa, quindi si ho declinato, ma l’ho “seguita” … mannaggia a me e a quando l’ho fatto.
In cosa consiste la dieta social? Ve la illustro in base a ciò che ho intuito e carpito dal mio studio che mi ha confermato che no, non fa proprio per me …
Colazione (dieta social): Pubblicazione, entro le 8 a.m., di un post energizzante su quanto sia bello svegliarsi presto e preparare la colazione per tutti (colazione preparata, possibilmente, a favore di telecamera, con la tizia in abbigliamento superfigo, la pancina dimagrita che si vede e non si vede, sorriso smagliante e il sole che la bacia in fronte)
Colazione (a casa mia): Drinnnn drinnn “Che succede? Che giorno è? Di che anno? Abbassate quella tapparella … shhh non parlate … odio quella svegliaaa!” con un occhio chiuso e uno aperto vado e preparo la colazione, sonnecchiando nell’attesa del caffè.
E già qui non ci siamo …
Proseguo
Pranzo (dieta social):
Di nuovo post favoloso mentre la tizia è intenta a cucinare il pranzo, anche questo corredato da video in cui balla spadellando, sorriso smagliante, fiori freschi in secondo piano, musica pop e felicità che sprizza da tutti i pixel.
E il pranzo è servito
Bè non vi intriga?
Pranzo (a casa mia): Quello che offre il frigo opportunamente mescolato, condito e cucinato tra la stiratura di un camicia, il rifacimento dei letti, la pulizia dei bagni … ca@@ si brucia tutto, corsa ad ostacoli in cucina tra cane e aspirapolvere, a salvare il salvabile …
Boniii!
Cena (dieta social) … è uscita la casella torna indietro al pranzo e rileggi tutto sostituendo la parola “pranzo” con “cena”.
Cena (a casa mia) idem a sopra, non sarà di nuovo amatriciana, ma qualcosa di pari soddisfazione per il palato, a casa son golosi che ci posso fare? Mi adeguo!
Ovviamente nell’arco della giornata ci sono gli spuntini, anche quelli debitamente documentati su fb. E l’ora della ginnastica? non può mancare. E tutti i salti, balli e giochi con marito e bimbi documentati con video fantastici di felicità, amore, allegria? Nemmeno quelli.
Tutti questi post di felicità ormai scandiscono il ritmo della mia giornata, oppure i miei accessi al social, oppure sono talmente tanti che ogni volta che entro ce n’è uno pronto ad attendermi … un pò tutto forse.
Ma il mio post preferito è quello che arriva la sera dopo cena con il silenzio e le luci soffuse per godere al meglio il momento … di solito inizia così “anche stasera sento una leggera stanchezza …” a cui segue foto della tizia leggermente stanca ed io, che tutto il giorno sono stata invidiosa di tanta energia nello spendersi a convincermi che la sua dieta funzioni … mi faccio carico della sua stanchezza e penso “ohhhh poverina è umana anche lei …. su su vai a riposare” uhm … veramente è quello che vorrei pensare, in realtà “Caspiterina sei stanca si! È tutto il giorno che balli, salti, spadelli, chatti, risalti, sorridi, ti tuffi, ti metti in posa, in controposa, solo io debbo arrivare al dopo cena in coma? Ecchecavolo!”
Ma al di là delle chiacchiere, dei post su fb, al di là di tutto contano i risultati e una cosa non mi è chiara, se è ormai un mese che “seguo” la dieta social, perchè non ho perso nemmeno un etto?
Dieta social
Dieta a casa mia
Le cose più belle della vita o sono immorali o sono illegali o fanno ingrassare. (George Bernard Shaw)
Dal disordine e dalla confusione cercate di tirare fuori la semplicità. (Albert Einstein)
Eh si oggi è proprio una giornataccia.
Non riesco a dare un senso ad una giornata iniziata male e che si sta ingarbugliando sempre più su stessa, come i miei pensieri.
Mi son detta “prova a metterlo per iscritto”, ho provato, ho iniziato più di una volta, ma senza un nulla di fatto.
Sto lottando da questa mattina con la strana sensazione di combattere una lotta senza risultati per la quadratura del cerchio, ed infatti, stamattina presto, avevo iniziato così un mio articolo “La quadratura del cerchio”, che ora giace li sospeso, morto , perchè tutto pensavo, tranne che mandasse in crisi me.
E se il cerchio che tenta di diventare quadrato sono io? Ed è subito TILT!
Ora sono qui con mille pensieri che si rincorrono, si accavallano e si aggrovigliano. Pensieri che mi spiazzano: un momento sono precisi ed ordinati e mi fanno sentire viva ed intelligente, il momento dopo sono sparsi e confusi e allora mi sento spaesata e persa.
Colpa del tempo uggioso e indefinito che, di conseguenza, fa sentire anche me uggiosa e indefinita? Vorrebbe piovere, ma non si decide, il sole prova a insinuarsi in qualche spiraglio, ma non lo fa con convinzione, il mio cagnolino cambia continuamente il posto dove appisolarsi, insomma oggi giornata di confusione per tutti, ma soprattutto per i miei pensieri.