“La zirba” di Irene Tortoreto

Una favola per grandi e piccini.

Le favole dove stanno?
Ce n’è una in ogni cosa:
nel legno del tavolino,
nel bicchiere e nella rosa.
(Gianni Rodari)


L’autrice ho iniziato a conoscerla, casualmente, qui in WordPress. I suoi articoli sono sempre piacevoli da leggere, ha un modo scorrevole di proporsi, pulito e con il giusto accenno di ironia. Dopo aver letto qualche suo articolo ho scoperto che è una scrittrice ed ha già pubblicato il suo primo libro; quindi, una curiosa come me non poteva non leggerlo. Avrei voluto aspettare il cartaceo, ma poiché non mi arriverà prima di giugno e la curiosità c’è … Ho scaricato l’ebook.

Un libro che ti prende e ti porta con se.

Mi sono letteralmente immersa nel suo mondo da favola, tra gnomi operosi e natura da incanto, quasi trattenendo il respiro fino alla fine per paura di rovinare la magia.

Da subito mi sono sentita un pò Irma, la protagonista, ma come al mio solito non vi svelo la trama della favola per non rovinare la sorpresa: riporto solo le mie sensazioni.

La narrazione scorre fluida ed elegante e non risparmia descrizioni accurate che ti avvolgono come una una nuvola di colori e non sai a cosa dare attenzione perché ogni particolare la merita.

Irma è alla ricerca della felicità; del resto tutti noi siamo un pò Irma e, come lei, rincorriamo la felicità. La strada che ci indica Irene (l’autrice) è sicuramente la più indicata per farlo … Trovare il coraggio di lasciarsi guidare dalla curiosità, di scrollarsi di dosso paure, stereotipi e credenze limitanti ed assecondare i nostri sogni e bisogni in un cammino di ricerca che ci porterà senz’altro a scoprire cosa è la felicità e ciò di cui abbiamo bisogno per viverla appieno.

Non meno importanti, di questo suggerimento che ci viene dato, sono i valori di cui è intrisa la favola: “rispetto degli altri e della natura”, che si evincono dai modi garbati di Irma; la forza degli gnomi che fanno “comunità”; la “solidarietà” degli stessi; “la famiglia” di Irma da cui lei trae ispirazione e insegnamento; valori accennati con semplicità ma che arrivano con forza.
Grazie Irene per la bella favola che mi hai permesso di vivere e complimenti per averla scritta, merita, sicuramente, di essere letta e di essere raccontata.

Il giallo delle pagine mischiate

Questa mattina ho letto un libro, un libricino, un libretto, non saprei. Sono solo 123 pagine, un libro che mi ha lasciata basita, divertita, incuriosita, un libro che ha raggiunto il suo scopo. Onestamente c’ho capito molto poco, però mi sono divertita nella lettura e lo rileggerò una seconda volta per vedere se riuscirò a dargli un senso.
L’ho trovato sul comodino di mio marito e mi ha, da subito, intrigata la copertina su cui c’è anche attaccato il bollino con il nome della libraia della Feltrinelli che l’ha consigliato, e mi sono anche chiesta “Chissà se ha gusto nel consigliare?”

Leggere è andare incontro a qualcosa che sta per essere e ancora nessuno sa cosa sarà.
(Italo Calvino)

Una volta preso in mano anche la carta mi ha dato subito una bella sensazione tattile e a quel punto non ho resistito, lasciato il fare e il da farsi mi sono distesa sul letto, ancora sottosopra, e mi sono immersa nella lettura fino a dimenticare il pranzo “Oh mà? Non si pranza oggi?”
È un libro bizzarro, un giallo un pò strambo, di cui al momento non mi è chiaro molto, ma che ha raggiunto il suo scopo, tenermi impegnata a leggerlo fino alla fine in uno stato di attesa e di divertimento, l’attesa di capirci qualcosa e il divertimento per non averci capito nulla.
Si tratta di un libro nel libro e forse ancora nel libro, un pò come il gatto che si mangia la coda, ogni libro in qualche modo ti riporta all’altro libro. Sono due filoni narrativi nella stessa storia e, mentre di uno si segue un filo logico, dell’altro, il giallo, che è il protagonista della storia, non esiste un ordine e la storia è proprio qui, nelle “pagine mischiate”, nel fatto che regni il caos, quindi continui a leggere pensando che prima o poi il caos prenderà un ordine.
Esiste una storia, anzi 2 e forse anche 3, la terza lasciata più all’immaginazione di chi legge, ma dico solo che è ambietata a Parigi, non dico altro, non voglio fare spoiler, mi serve dire di Parigi perchè, a tratti, ho avuto quasi la sensazione di leggere un qualcosa di Daniel Pennac, non so se proprio perchè c’è Parigi di mezzo o se per i nomi dei personaggi o i personaggi stessi che mi hanno riportato alla mente alcuni dei suoi o forse, un pò, anche il modo di scrivere, con precisione non lo so, ma è stata la mia sensazione.
L’autore è Pablo De Santis, di Buenos Aires, del 63. Non lo conoscevo, ma ho letto nella biografia in fondo al libro che è un importante e famoso autore conosciuto in molti paesi. Ho visto anche che il libro è catalogato come libro per ragazzi, non lo sapevo, ma anche se non sono più una ragazza mi è piaciuto lo stesso.
Cosa dirvi ancora? Buona lettura se decidete di leggero, io lo rileggo di nuovo provando a dare un ordine ai capitoli e magari chissà, potremmo confrontarci e vedere se abbiamo dato lo stesso ordine, ma può rimanere anche disordinato com’è, resta comunque un libro gradevole, del resto “il disordine non è sempre caos. A volte è un altro ordine. Però segreto” lo ha detto l’autore, mica io!

Bilancio di una sconclusionata quarantena.

In questi giorni di inizio fase 2 o fine quarantena, dipende da ognuno di noi decidere se sono la fine o l’inizio di qualcosa, sto leggendo qua e la molti blogger impegnati nel bilancio della loro quarantena, “fare un bilancio” sembra, quasi, il nuovo virus in circolazione e, ahimè, ha colpito anche me che, finora, mi ero dedicata solo al mio catastrofico bilancio con la bilancia.

Ho, quindi, iniziato a ripensare a quelle che erano le mie aspettative per questo periodo e mi sono ricordata che, scherzando, mi ero fatta una specie di promemoria delle cose che avrei fatto o che, probabilmente, desideravo fare da tanto, ma non c’era mai tempo per farle.

Quello che ci aspettiamo raramente accade: ma quello che meno ci aspettiamo di solito succede.” (Benjamin Disraeli)

Dormirò fino a mezzogiorno! Mai fatto, anzi ho iniziato a soffrire d’insonnia, i miei ritmi sonno veglia si sono ingarbugliati, sonnecchiante di giorno, sveglia di notte, specialmente dalle 3 in poi, per poi prendere sonno il mattino quando ormai sarebbe stata l’ora di alzarmi, praticamente adesso giro come uno zombie con ore di sonno arretrate che se prova a posare il posteriore su una poltrona tempo 5 minuti dorme. Non so perchè si sia innescato questo meccanismo, non ho grandi preoccupazioni, sto bene, la mia famiglia sta bene, i nostri amici anche … Why? Credo che non lo saprò mai o, forse, non voglio saperlo, magari inconsciamente la cosa mi spaventa e venire a patti con il proprio subconscio non è una scherzo, preoccupazioni recondite esistono sempre, meglio lasciarle dove sono o forse no, ma non è questo il momento giusto.


divano fatti sotto! Non credo di aver preso possesso del divano più di 10 volte e più di 10 minuti, come mi accomodavo sentivo di dover scappare via, mi prendeva, improvvisamente, il desiderio di fare altre 50 cose e tutte in quel momento, una frenesia difficile da controllare, all’improvviso la voglia di fare ginnastica, iniziavo a farla, mi passava subito, poi voglia di stare al pc, tempo 5 minuti e mi passava e così via di attività in attività … ho anche iniziato un corso online di mobile videomaking, mi piace molto tagliare e cucire con l’editing video, volevo approfondire per poter migliorare le riprese video con il cellulare e il successivo montaggio sempre da cellulare, sono arrivata alle lezioni sul montaggio ed anche il corso è rimasto li in sospeso … sicuramente la cosa che ho fatto con più costanza è stata sfornare pane, pizza e dolci ecco il perché del mio catastrofico bilancio con la bilancia.

televisione mon amour! Nulla di fatto nemmeno qui, giusto un paio di film che mi hanno conquistata, di uno forse ne parlerò in questo blog in futuro. Serie TV che mi abbiano catturata al punto da fare binge watching nemmeno l’ombra, ne ho iniziate due o tre e le ho lasciate li, mio figlio, conoscendo la mia passione per i supereroi, mi ha anche regalato l’abbonamento a Disney Plus, ho iniziato con i film degli Avengers, per poi piantare anche quelli, sicuramente il problema non sono stati i film o le serie TV, ma sempre io e questa irrequietezza che mi sto portando dietro.

– libri che goduria! Libri … ne ho iniziati diversi e finiti pochi e ne avrei da leggere, nel mio ultimo viaggio a Milan, a gennaio, ne avevo fatto una bella scorta durante il mio, immancabile, tour delle librerie, ma anche per questi il mio livello di concentrazione è basso e pure la vista ultimamente.

In tutto questo “iniziare e non concludere”, posso, però, citare anche alcune note positive: ho ritrovato degli amici, in primis la mia compagna di blog (o di scarpe come ci chiamiamo noi e il motivo è una lunga storia), in realtà con lei non ci siamo mai perse, ma questa quarantena ci ha fatto ritrovare per l’ennesima volta coinvolte in una esperienza online insieme, vivendo distanti, possiamo inventarci solo attività online, questo blog, spero che avremo la costanza e il tempo per proseguire a lungo; ho ritrovato anche altri amici virtuali di cui, da tempo, non avevo più segnali di vita ed è stato piacevole tornare a chiacchierare con loro come se non fosse passato nemmeno un giorno dall’ultima volta che ci eravamo sentiti, con alcuni è stata anche l’occasione per chiarire i contrasti che ci avevano allontanati e tornare a ridere e scherzare come se nulla fosse; ho fatto tante chiacchierate telefoniche con mio figlio che vive a Milano che, costretto a casa anche lui, ha avuto più tempo da dedicare alla mamma; ho iniziato a leggere qualche blog qui in wordpress, cosa che prima non facevo mai, pur frequentandolo per altri motivi, e ho scoperto persone interessanti da seguire che mi piace leggere e a cui cerco di dare un volto nella mia mente.

Riflettendoci questa quarantena non è poi stata così sconclusionata, non avrò seguito il mio elenco, del resto non è da me darmi delle linee guida, ed avrò anche prodotto cibo in quantità industriale da farmi temere la bilancia, non ho, nemmeno passato ore a lustrare la mia casa da cima a fondo, ma ho ritrovato “le persone” soprattutto l’interesse alle persone, a cercare di capirle, a capire cosa di interessante hanno da dire e questo, debbo confessare, lo avevo perso, troppo presa da una vita frenetica che mi aveva fatto perdere di vista la cosa più importante … aver cura dei rapporti umani.

Lei e l’Altra

Lei è una mia cara amica e non è sola, c’è anche l’Altra, mia cara amica anche lei. Sono in due, come due gemelle diverse, ma dipendenti in tutto e per tutto l’una dall’altra, al punto che se non ci fosse una delle due, non potrebbe esserci l’altra. Convivono in periodi alterni nella stessa persona, a volte è più presente Lei, a volte l’Altra e, al di la della diversa durata di questa presenza, i periodi sono diversi in tutto e per tutto.

Ho iniziato a conoscere la mia amica nel periodo in cui era presente Lei ed era, sicuramente, il migliore dei due.

Quando era presente Lei il mondo che la circondava era più luminoso, lo erano anche i suoi occhi che si accendevano diventando vispi, attenti, brillanti, pronti a catturare ogni sfumatura.

Lei rendeva la vita molto interessante, ti faceva venire il desiderio di viverla al massimo. Si percepiva da lontano l’energia e la forza che il suo corpo emanava, la sua voglia inesauribile di fare ti travolgeva, nella sua testa frullavano sempre un milione di pensieri e idee che ti inondavano come un fiume in piena.

Ho sempre avuto l’idea che i suoi sensi fossero più sviluppati dei miei, anche la sua percezione del mondo, alla sua attenzione non sfuggiva mai nulla, vicino a lei mi sentivo spesso come “Alice nel paese delle meraviglie”.

Lei imbastiva e portava a termine progetti su progetti, organizzava, per gli amici, cene da far invidia al miglior catering della città; gite al mare, al lago; tour fotografici alla scoperta di luoghi interessanti; si dedicava, coinvolgendomi (e mi lasciavo coinvolgere mooolto volentieri), allo shopping e alla spesa quotidiana (per questa non cedevo al coinvolgimento, partecipavo solo alla pausa caffè tra il passaggio dalla macelleria alla panetteria, ooodio la spesa quotidiana); la palestra era il suo stile di vita, beata lei; la camminata giornaliera il suo must, ogni tanto convinceva anche a me, ma solo ogni tanto.
La sua casa era sempre ordinata, pulita e quando entravi il profumo di fresco ti inebriava le narici; i vasi di fiori non erano mai vuoti; si prendeva, amorevolmente, cura delle piante sui balconi e mi rimproverava, spesso, per come trattavo e tratto le mie che hanno dovuto imparare l’arte di cavarsela da sole; jazz o blues risuonavano nelle sua casa, ma credo anche nella sua mente e nel suo cuore …
L’ho sempre vista, come una persona con una festa infinita, fuochi d’artificio compresi, dentro, che le davala carica e la spingeva a fare, fare … a vivere una vita “sopra il quinto rigo musicale” tutte note alte o altissime, qualche volta queste note altissime erano difficili da sopportare, ma valeva la pena farlo.

Poi, all’improvviso, non si sa come o perchè, arrivava l’Altra … la sua gemella, ma opposta, e prendeva il suo posto.

L’ Altra subito spengeva la musica, voleva silenzio, ed abbassava anche le luci. Insieme alla musica, alle luci, cancellava gli amici, me compresa.

I fiori cominciavano ad appassire nei vasi; le tante idee e i progetti che “Lei” aveva in mente si scioglievano come neve al sole; nella sua casa il caos cominciava a prendere il sopravvento, perdeva di vista ogni cosa. Nulla la interessava più, i suoi occhi si spengevano e la festa era finita .

Le sue giornate diventavano monotone, sole, nuvole, profumi, colori, diventavano irrilevanti; il suono del telefono, un fastidio. Con l’Altra esisteva solo un grigio che copriva tutto, come una coltre di nebbia. L’Altra voleva solo dormire e quando non dormiva piangeva fiumi di lacrime. In tutto questo grigiore resistva solo l’affetto della sua famiglia che, per fortuna e per amore, anche non capendo, non la lasciava sola, io a volte non capendo, lasciavo in sospeso la decisione su come comportarmi, non comportandomi in alcun modo.

La mia amica era ed è bipolare.

Tanti anni fa non mi capacitavo di cosa le succedesse, ma nemmeno lei stessa lo faceva, e pensavo “Mamma mia! Certo che sei strana parecchio” .

Poi un giorno, uno di quelli in cui, probabilmente, si sentì “arrivata alla frutta”, chiese aiuto e lo trovò, prendendo, così, coscienza del suo problema e rendendone consapevole anche me che giravo, spesso, nel suo mondo. Lasciò che questo aiuto, che arrivò come il famoso spiraglio di luce in fondo al tunnel, la guidasse nel capire il perchè di questo suo sentirsi tanto “up” e subito dopo altrettanto “down”

Le spiegarono, e lei spiegò a sua volta a me, che era una malattia, che come si può essere diabetici, cardiopatici, si può essere bipolari e che, anche per questa, esistevano delle cure.

Sicuramente una malattia complicata da capire più delle altre, specialmente se non la conosci, il primo pensiero è, certamente, che una persona così sia strana, lunatica, disturbata.

Dopo averle fatto tante domande e grazie, anche, ad alcune mie esperienze personali, sono riuscita a capire abbastanza di quel che le capitava. Non era una sua scelta cambiare al punto di diventare l’Altra, anzi “Lei” non lo avrebbe voluto mai, ma non poteva farci nulla, succedeva e basta, l’Altra arrivava e la metteva KO. Non deve essere stata facile vita in cui “Lei e l’Altra” litigavano, continuamente, per il posto in prima fila.

Comunque, dal momento in cui si è lasciata guidare, ha imparato a non avere più paura dell’Altra, perché sa che la più forte, ormai, è Lei ed, ora, lo sappiamo anche tutti noi che le vogliamo bene.

Ormai è qualche anno che é presente, quasi sempre, soltanto Lei, la sua vita e più tranquilla e pacata, non vive più note sopra l’ultimo rigo, ma vive nelle righe. “L’altra“, ogni tanto, prova a romperle le scatole, ma nel giro di una giornata, Lei riesce a prendere il controllo della situazione. Non sono più esistiti periodi in cui mi ha allontanata per tanto tempo facendomi venire la voglia di dirle “fai un pò come ti pare” anche se poi non l’ho mai fatto, il bene che le voglio mi ha sempre fatta desistere.

Spero qualcuno potrà trarre utilità da questo racconto e ringraziando Lei, per avermi concesso di parlarne qui, vi riporto il suo consiglio … quando sentite che qualcosa non va in voi … trovate il coraggio … il coraggio di chiedere aiuto.

“Si passa da momenti di felicità estrema a momenti di incredibile tristezza” (Lei)

Ascolto …

Non è servito altro, questa mattina, per capire che la fase 2 è iniziata … nient’altro che ascoltare.

Come 70 giorni fa qualcuno ha pigiato il pulsante di stop ed ha sospeso lo scorrere del tempo, lasciandoci in un mondo a momenti quasi irreale, dove spesso la mia vita, avendo tanto tempo a disposizione, mi è sembrato scorresse al rallentatore, questa mattina è stato pigiato di nuovo il pulsante e tutto è ripartito.

Sono, in terrazza, in compagnia del mio cagnolino e, mentre lui è impegnato a scrutare ogni movimento, anche lontano, ad annusare ogni foglia che spunta dai vasi, sorseggio il mio caffè ascoltando la vita che questa mattina è decisamente ripresa. Gli uccellini, sicuramente ignari di cosa siano stati per noi gli ultimi 70 giorni, continuano con il loro canto, le mie piante stanno accennando i loro primi fiori, non manca anche la solita upupa che sembra dialogare con il mio cagnolino, lei chiama lui risponde, e, mentre tutto questo per me era quasi una canzone, stamattina, più di tutto, è ripreso il rumore, si lui … il rumore del traffico: la moto del vicino, che il simpaticone, puntualmente, fa rombare a tutto gas disturbando fastidiosamente l’udito ed io puntualmente, nella mia mente, lo insulto (e si riprenderà anche questo rito), i camion che debbono dare gas perchè la strada è leggermente in salita e ogni volta mi viene da incoraggiarli “su su dai che puoi farcela”, le auto che hanno fretta di raggiungere la loro destinazione … il rumore della vita moderna è tornato a fare da sottofondo alla mia canzone e a togliere l’incanto a quel quadro che ogni mattina mi piace contemplare e che negli ultimi 70 giorni aveva un’atmosfera molto bucolica … that’s life!

Buona ripresa di vita a tutti … riprendetela si, ma senza dimenticare la prudenza, che come recita un vecchio detto, non è mai troppa!

“È insopportabile il chiasso che fanno gli uomini” disse il dio Enlil.
(Epopea di Gilgamesh, III millennio a. C.)

Tra “congiunti” e “congiuntivi” …

la mia vita è diventata un vero incubo.

“I congiunti sono un po’ come i congiuntivi o ce l’hai o non ce l’hai”
(awkmen, Twitter)

Fino a 4 giorni fa per confondermi le idee bastavano i congiuntivi. Non sono il mio punto forte, debbo leggere, rileggere e straleggere per capire se il discorso fila e, spesso, non basta, perchè nella mia testa fila, ma nella testa altrui diventa un quesito alla Marzullo. Se riesco ad usare con facilità proporzioni, frazioni, radici quadrate e funzioni anche in cucina, la stessa facilità non ce l’ho con i congiuntivi. Sicuramente, in parte, è colpa del mio scrivere di getto, del mio pensare 1000 cose insieme, ed in parte, forse, del mio maestro delle elementari che mi ha fatta appassionare ai numeri più che alle lettere, passione andata avanti per buona parte della mia vita e pian piano sfumata per lasciare il posto ad altro.

Quindi non vi dico che lavoro snervante è, per me, star dietro ai signori “congiuntivi”, li sogno di notte, mentre stiro, cucino, anche mentre leggo un libro riescono ad insinuarsi nei miei pensieri.

Potevano bastare i soli congiuntivi a confondermi le idee? No!

Grazie al nostro Presidente e ai suoi DPCM, ora, si sono aggiunti i “congiunti”.

Se, 4 giorni fa, mi avessero chiesto “I tuoi congiunti stanno bene?” sicuramente, dopo aver pensato “si meglio dei miei congiuntivi”, il pensiero sarebbe andato a mio marito, i miei figli, i miei genitori, mia sorella “si grazie, ognuno a modo loro, ma tutti bene”. Fino a 4 giorni fa, per me i congiunti erano loro, adesso, leggendo in qua ed in là, ascoltando anche qualche giornalista in TV, mi sono venuti dubbi anche sui congiunti e continuo a chiedermi “chi sono? Dove vivono? Che fanno?”

Non che sia così importante saperlo, io resto a casa lo stesso, ma vorrei solo la certezza di non essere stata l’unica, fino a domenica scorsa, che si sbagliava sui congiunti e pure sui congiuntivi, ammesso che mi sbagliavo.

#iorestoacasaesperoancheicongiunti

A quando il mare?

Ieri sera, come immagino tutti, ero in attesa davanti alla TV per avere notizie sulla nostra futura sorte. Non so in cosa speravo di preciso, ma avevo delle aspettative o forse no. Non un tana libera tutti, che nemmeno c’è stato, sono un animale casalingo, lo sono diventata dopo aver fatto la pendolare per anni ed ora stare in casa, potermi dedicare alle mie passioni, mi sembra la cosa più bella del mondo, prima o poi arriverà anche la noia, ma non ancora. Non mi aspettavo nemmeno la riapertura totale dei ristoranti o bar, se debbo andare a cena con gli amici con un barriera di plexigas tanto vale continuare con gli aperitivi o cene virtuali, cambierebbe poco. Forse l’apertura di parrucchieri o estetiste? Sono venuta a patti con la mia chioma, ormai da due mesi sono costretta a tenerla ben legata, altri 15 giorni e potranno chiamarmi Raperonzolo e, allora, calerò la mia lunga treccia magari per sollevare fino a casa la spesa settimanale, me ne son fatta una ragione. Non mi aspettavo nemmeno la notizia di poter, finalmente, riabbracciare mio figlio, purtroppo, ci separano diverse regioni, non è questione di un altro comune, ma le videochat ci tengono uniti, con la sua dolce compagna riesce anche a coinvolgermi nell’organizzazione del loro matrimonio (si spera potranno farlo in condizioni di normalità) inondandomi di link di location, fotografi, fiorai, catering, di decisioni prese e subito cambiate, ma hanno tempo, intanto stanno mettendo alla prova la loro convivenza 24h su 24, mi sembra un ottimo banco di prova, spero, questa prova, non li faccia smettere di parlare di matrimonio.
Quindi, riflettendo, riflettendo mi sono resa conto che, forse, mi sono adagiata troppo su questa quarantena da essermi abituata a tutte le privazioni che ci sta comportando, accontentandomi dei surrogati ad esse. Mi sono assuefatta a questa vita non vita e, ieri sera, quasi niente di ciò il premier avrebbe potuto dire mi avrebbe sorpresa, tranne, forse se avesse parlato della comparsa imminente di un vaccino…
Però un desiderio forte ce l’ho , temo sia lungi dal realizzarsi, e non c’è surrogato che potrà sostituirlo … ho bisogno di mare, di sentire il rumore delle onde che si infrangono sulla battigia, del garrito dei gabbiani, di annusarne il profumo, dell’aria elettrizzante sul mio viso, di una passeggiata sulla sabbia, del vento che mi scompiglia i capelli … per poi restare immobile a guardarlo e lasciare che si porti via le mie preoccupazioni.

Uomo libero, sempre amerai il mare! E’ il tuo specchio il mare: ti contempli l’anima nell’infinito muoversi della sua lama.” (Charles Baudelaire)

Social, Asocial, Antisocial o Social a metà?

Internet è un dono di Dio. Può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti”. Papa Francesco

Ovviamente quanto andrò a scrivere non è un trattato sociologico, è soltanto la mia esperienza personale nel mondo del web prima e dei social media poi, uno in particolare “Faccia libro”.

Premetto subito che la mia avventura nel web è iniziata in un’epoca in cui Facebook, Twitter, Instragramm non esistevano ancora. Facebook, molto probabilmente, cominciava allora a prendere forma nei pensieri di Mark Zuckerberg, per palesarsi a tutti noi solo qualche anno dopo.

A quel tempo navigavo per curiosità, maggiormente ricerche tecnico-informatiche. Il mio approccio mentale logico-matematico mi portava a voler capire come funzionava in concreto questo mondo, come viaggiavano i bit, come andavano a comporre un sito internet, una notizia, un’immagine e come arrivavano a me, ho un pò romanzato la descrizione, ma spero di aver reso l’idea. Ogni tanto mi concedevo qualche divagazione alla ricerca di notizie curiose, di qualche informazione su film, libri o su programmi che seguivo in TV, perciò facevo qualche salto in forum o blog dedicati.

Il salto più coinvolgente è stato in Splinder, dove mi imbattei in un blog, gestito tutto al femminile. Quattro ragazze dai nick curiosi tagliavano e cucivano con intelligenza e sagacia su cinema, televisione e dintorni. I loro articoli erano divertenti, a volte proprio esilaranti, ognuna con uno stile che si addiceva alla perfezione al nick scelto. Nel far si che la mia, da una frequentazione saltuaria, divenisse una frequentazione fissa (del tipo pranzo, cena e colazione, massì dai prendiamoci anche un tè) fu un attimo.

Splinder offriva la possibilità di una chat, quindi iniziai a chattare con loro, dalla chat di splider si passò alla chat di msn, da msn al telefono. Ormai, grazie alla chat e agli articoli pubblicati, sapevamo quasi tutto di noi, non ci restava che conoscerci dal vivo, scoprire chi era bionda o chi era mora, chi alta, chi bassa, se eravamo dei ciospi o delle fighe da paura, but “not problem”, l’amicizia era ormai consolidata ed anche la più ciospa sarebbe stata abbracciata fortemente, perchè ormai era Ammmore, si si con tre m non ho sbagliato.

Dal telefono, che non bastava più, passammo all’organizzare incontri veri e propri in giro per l’Italia unendo l’utile al dilettevole, visitare nuove città matteggiando e godendo della compagnia reciproca. Nel frattempo mi avevano invitato a scrivere nel blog ed anche io ero diventata una blogger come loro. Negli anni i nostri vari incontri si sono affollati, non eravamo più soltanto noi che scrivevamo, ma anche altre amiche che ci seguivano sul blog, insomma un bel gruppo allegro, divertente con cui posso dire di aver fatto belle esperienze di vita. Tutto è durato finchè non sono arrivati per tutte impegni familiari e lavorativi sempre più pressanti: bambini da seguire, studi da completare, lavoro da non perdere di vista, ma, non meno importante, nell’allontanamento dal blog, fu l’arrivo di FB, ill social per eccellenza.

All’inizio fui un pò restia nel mio ingresso in fb, mi affacciai timidamente, i miei contatti erano loro, le mie amiche blogger, ma con il tempo la mia rete si estese, vuoi la foto figa che avevo messo (non ditemi che voi non scegliete la più figa che non ci credo), vuoi che avevo superato il disagio iniziale mi lanciai, mentre, nel frattempo, il nostro blog affondava insieme a tutto Splinder e non eravamo nemmeno interessate a traghettarlo in un altra piattaforma, perchè, ormai, eravamo traghettate tutte altrove. (ahimè quanti articoli divertenti abbiamo perso nel naufragio).

“50 amici, 100, 200, madò quanto sono popolare” gli amici e amiche su Fb aumentavano, anche mogli o fidanzate gelose, ma io sono brava. Feci nuove amicizie che si aggiunsero alle vecchie, ma con il tempo realizzai che non era la stessa cosa. Era tutto un mordi e fuggi, nessuno era così interessato ai tuoi pensieri, tanti alla tua foto, tanti alla cazzata veloce (e io sono la regina delle cazzate) che magari scrivevi. La mia percezione era che la maggior parte erano li perchè non avevano altro, altri interessi o un altro mondo da frequentare che non fosse fb, e parecchi amavano farsi i fatti degli altri (questo lo scoprii quando, abbassando la guardia, iniziai ad aggiungere i parenti, i vicini, gli excompagni di scuola).

Tentai, invano, di coinvolgere gli “pseudo-amici” in discorsi più seri, niente, nessuno recepiva. Un giorno scrissi solo “Etciù” una valanga di commenti “Salute” “Salute e figli maschi” “Ne ho tre grazie, bastano e avanzano” al chè pensai “annamo bene, annamo” per non dire poi delle polemiche che ogni tanto mi capitava di leggere: se uno diceva mela, l’altro insisteva sulla pera, se diceva pranzo allora no doveva essere categoricamente merenda, fossero state polemiche costruttive ok, ma, a volte, rasentavano la rissa virtuale. Bo non mi sembrava un mondo così social, anzi più che altro antisocial … motivo per cui sono sparita per un bel pò, mantenendo, però, l’abitudine a qualche incontro con un’ amica del vecchio blog.

Ritorno su fb ad inizio quarantena, mi riaffaccio timidamente come sempre e gli amici son sempre li a socializzare, ovviamente il tema principale sono il virus, la quarantena, il governo. Ho scoperto che nel frattempo si son tutti laureati in virologia ed epidemiologia, sanno tutto sul virus che nemmeno l’Oms è al corrente di taluni aspetti. Tutti esperti: di protezione civile (sicuramente le loro misure sarebbero state meglio); in misure precauzionali, che, se avessero fatto loro, il virus nemmeno in Cina si sarebbe propagato; per non dire poi del “tutti esperti in gestione dello Stato”, tanti novelli Robespierre, che avrebbero impartito ordini a destra e manca “e vedrai se le cose non sarebbero andate meglio”.

Ho ripreso in mano il mio esperimento handemade. Dopo aver letto qua e la qualcuno lamentarsi “la chiesa Cattolica si prende anche l’8 per mille e non aiuta nessuno” ecc, ecc, pubblico la lettera di Conte ad Avvenire, in cui ringrazia la Conferenza Episcopale per aver devoluto una ingente parte dell’8 per mille per l’emergenza coronavirus” (parlo di fatti non esprimo alcuna opinione politica, quelle le tengo per me), ovviamente nessuno se la fila, posso dire caga? nessuno se la caga. Rende più l’idea.

Da li ho postato altre cose serie, ma niente, non arrivano, ho postato le solite ca@@ate tutti presenti, anche al mio esperimento già collaudato “etciù” una discreta presenza, ma starnutire di questi tempi non è bene, però avevo la mascherina 😷 … quindi ora come allora ne deduco che le persone in FB, ci sono a metà, con solo una parte di se stesse, quella che vogliono mostrare, e, magari, quella che loro pensano sia la parte migliore. Le persone io le voglio conoscere nel loro insieme e nelle loro peculiarità, se debbo socializzare voglio sapere con chi socializzo, con chi parlo e vorrei la certezza che posso parlare di tutto, dall’argomento serio, importante, anche avendo visioni diverse, alla scemenza più scemenza che mi possa venire in mente. Socializzare non può essere fatto solo di battute fini a se stesse, che ti dicono tutto, ma non t’hanno detto nulla. Quindi, da tutto ciò, la mia convinzione che nei social non siamo poi così tanto social o, per lo meno, se non vogliamo dire “asocial” siamo social solo a metà.

Su twitter sarò veloce … li se non hai il pedigree meglio che non ti affacci.

#dimmisuchesocialvaietidiròchisei