La moto

Moto, motorini, vespe, vesponi e, qualche volta, anche le biciclette, tutti mezzi a due ruote che mi terrorizzano.

La mia paura ha radici lontane, per le biciclette risale a quando ero bambina. In sella alla bici con una mia cugina, ci lanciammo per una discesa senza sapere che i freni non funzionavano. Ci schiantammo adosso ad un furgoncino che passava sulla strada incrociata dalla discesa. Fortunatamente ebbi il riflesso di buttarmi dalla bici all’ultimo momento, me la cavai con qualche escoriazione, qualche livido e il resto dell’estate dalle suore ad impare il ricamo, a mia cugina che era davanti andò peggio, o forse meglio? Prese il furgone in pieno si fece parecchio male, parecchi giorni a letto, ma scampò il ricamo. Stavamo giocando con dei bambini a meccanici e clienti, ovviamente noi eravamo le clienti, quindi, portammo ad aggiustare la bici per gioco, ma loro, ohibò, staccarono i freni per davvero.

La paura della moto, invece, risale all’unica volta, in quinto superiore, in prossimità degli esami di maturità, in cui marinai la scuola per una gita fuori porta con tutta la classe.  Quella salina fu la decisione più audace della mia vita scolastica, anzi no, la più audace fu quando mandai a fancul il prof. di matematica, anche se, più che audace, quest’ultima fu un suicidio.

Comunque, arrivata alla fine, una salina me la potevo anche permettere, certa che se mi avesse scoperta mio padre, per il quale la scuola era sacra, la punizione sarebbe stata solenne.  Organizzai, quindi, uno dei miei piani macchiavellici, cosa per me all’ordine del giorno se volevo godere di un pò di libertà, ma dimenticai di tener conto del fatto che quando il diavolo fa le pentole, dimentica i coperchi. Fu così che, dopo essermi fatta convincere da un mio compagno (complice una cotta reciproca negli anni precedenti che lo rendeva degno di fiducia) a salire in moto con lui per andare alla gita fuori porta, nel bel mezzo della campagna cademmo con la moto che, pare, prese un sasso e si impennò. Moto rotta e lividi vari, non sto a dirvi la fatica per occultarli agli occhi dei miei genitori.

Capisco il fascino della moto, dell’avventura, ma che male quei lividi! Fu così che quel giorno misi la croce sui mezzi a due ruote.

Croce che non ho più tolto, nemmeno quando i miei figli, nelle fasi della loro crescita, mi hanno tempestata di richieste per motorini e moto, trovavo biglietti ovunque “Ci compri la moto?”, nel portafogli, sotto al piatto o al cuscino.

Ho sempre resistito stoicamente nel dire no, cedendo volentieri alle altre richieste (leggere cane), ma non alla moto.

Il secondo dei miei figli, quello già sposato, ha provato più volte a comprare la moto, ma sono sempre riuscita, finchè ha vissuto in casa, a deviare i suoi risparmi convincendolo ad utilizzarli per altri acquisti più importanti, tipo una casa. Andato a vivere a casa sua, non ha più pensato alla moto, almeno credevo.

Circa un mese fà, per un paio di giorni, è scomparso dagli schermi radar, nessuno sapeva dirmi dove fosse. Ero un pò preoccupata perchè stava vivendo un momento particolare. Il secondo giorno di assenza, ad un tratto, mi è arrivato su Whatsapp un suo msg che iniziava con “Cara mamma lo sai che ti voglio tanto bene …”

Allegata una sua foto alla guida di un furgone con le dita a formare il simbolo della vittoria … non ho nemmeno finito di leggere il messaggio strappalacrime, che avevo già immaginato nel furgone ci fosse una moto.

Ebbene si ho perso la mia battaglia.

Oggi, mentre ero in terrazza, l’ho visto sfrecciare in moto, aveva sua moglie dietro che si teneva ben ancorata a lui, erano davvero carini da vedere, lei aveva anche il casco con i cuoricini.

Non mi resta che sperare che siano prudenti, che la fortuna li assista, ma soprattutto che siano sempre felici e uniti, così come li ho visti oggi.

I rapimenti mistici più belli sono quelli col casco e il giubbotto da motociclista.
(Fabrizio Caramagna)

Giochiamo?

La domenica è sacra e a me piace trascorrerla in assoluta serenità, circondata da amici. Domenica scorsa, mentre sonnecchiavo, Raoul e George si sono presi cura di me, massaggiandomi a turno i piedi mentre Maria De Filippi rinfrescava l’aria sventolando una foglia di banano.

Il suono di un messaggio in arrivo mi ha costretta ad aprire gli occhi e a congedare i miei amici che son tornati alle rispettive dimore, la Defi dal suo Maurizio, Raoul Bova dalla sua Rocio e George Clooney su quel ramo del lago di Como .

“Quarantenastyle a che punto sei con i compiti?”

Dovete sapere che io e Libera-mente (per chi non lo sapesse, la mia compagna di blog) non avendo una cippalippa da fare tutto il giorno a parte lavorare, cucinare, pulire, fare la spesa, seguire figli e nipoti (de zia), abbiamo avuto la brillante idea di iscriverci a un corso di scrittura creativa .

Da brave scolarette ci incontriamo più volte alla settimana per copiare.. ehm per fare i compiti, ma non potendo percorrere 1200 km al giorno i nostri incontri avvengono tramite whatsapp .

“A che punto sei, con il testo sulla stanza vuota?”

“Mah, ti dirò, pensavo peggio. Certo che 600 battute spazi compresi sono troppo poche per descrivere una stanza completamente vuota”.

Il compito a casa, come avrete capito, prevedeva la stesura di un breve testo descrittivo, libero da sentimenti, impressioni, opinioni, ricordi e di qualunque altra implicazione umana . Solo una mera e pura descrizione, alla “Immobiliare.it”.

La possibilità di scegliere tra qualunque tipologia di stanza, di abitazione e di dislocazione geografica ha reso questo compito ancor più divertente. Topaie, residence di lusso , case al mare, grotte e cucine sono state il fil rouge di questa nostra domenica afosa, ma dopo ore di condivisioni si sono avvertiti i primi segni di sfinimento :

Bene, se siete arrivati a leggere fin qui è perché tutto sommato ci volete bene 😁😁😁

Ma ora tocca a voi!

Come ve la immaginate una stanza vuota ?

Sbizzarritevi, attendiamo i vostri testi coi quali in seguito faremo un piccolo collage in un nuovo post, ovviamente attribuendo i testi ai rispettivi autori, con il link al loro blog .

Intanto, se ancora avete voglia di leggere, vi riportiamo qui sotto il frutto del nostro sudato lavoro domenicale . Buona lettura !

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La stanza vuota (By Libera-mente)

La parete più bassa della stanza è una grande vetrata da cui si accede al terrazzo che guarda il mare e da dove, intenso, giunge il profumo dei tigli, di cui si vedono solo le fronde più alte.
Il blu chiaro delle pareti predomina e contrasta con il bianco degli infissi, della ringhiera lignea che, in un angolo, protegge l’accesso alla scala e del soffitto a spiovente. In alcuni punti delle pareti si notano gli aloni lasciati dai quadri.
Sul pavimento in legno è evidente il contrasto di colore creato dall’usura del sole e dal calpestio in alcuni punti rispetto ad altri, che, nel tempo, sono stati protetti dagli arredi.

La grotta vuota (by Quarantenastyle) .

La stanza in fondo al tunnel è fredda e vi si accede attraverso un varco. Al suo interno si stagliano stalattiti e stalagmiti, brillanti alla vista ma umide al tatto. Una goccia scava nel terreno, il suo ticchettio scandisce le giornate. Al centro un corso d’acqua scorre lentamente trasportando foglie e piccoli detriti. Il muschio riveste completamente la parete nord. Qua e là, piccole pozzanghere di acqua stagnante emanano odori pungenti. La luce filtra attraverso passaggi naturali che non garantiscono riparo in caso di pioggia. Tra le cavità si annidano pipistrelli, insetti e piccoli roditori.

La stanza vuota (by Quarantenastyle)

Il rumore del traffico riecheggia nella stanza, tra le pareti beige leggermente scrostate. Sul pavimento in graniglia, consunto dall’uso, i segni geometrici lasciati dai mobili. Lungo i muri i solchi in rilievo delle tubature dell’acqua giungono fino a un vecchio rubinetto che fa capolino tra le piastrelle unte. Un soffio di vento filtra attraverso il foro della cappa mitigando l’odore di stantio, la tendina della finestra che si affaccia sul balcone si agita leggermente. Attraverso il buio, interrotto dalla luce di un lampione, si scorge l’ombra di un saliscendi posto al centro della stanza.

la cattedra

Non siamo scappate con la cassa e neppure col professore della casa di carta anche se l’idea non ci spiacerebbe .

Semplicemente, molto semplicemente, ci siamo iscritte ad un corso online, con tanto di professore in cattedra ed una quindicina di allievi di tutte le età e tra verifiche, compiti a casa e “tesi” finale, di tempo ce ne rimane ben poco .

Ma non disperate, le streghe son tornate … vabbè, stanno tornando . Martedì ultima lezione e poi finalmente iniziano le vacanze. 😁

Stay tuned (cit.) e au revoir 😁😁😁

I migliori insegnanti sono quelli che vi mostreranno dove guardare, ma non vi diranno cosa vedere (Alexandra Trenfor)

Lo lascio o no? Decisione difficile

Vi è mai capitato?

Si, di avere quel desiderio di essere lasciati andare, ma poi, se poco, poco, il desiderio sta per realizzarsi siete i primi a fare un passo indietro? “No! No! No!” “Voglio, ma non posso” “Non ce la faccio, ma dovrei farlo!” “Basta devi lasciarmi andare, ma ancora un pò si può, dai.”

Sta capitando a me, è un tira e molla che, ormai, dura da un pò. Provo, con mille buoni propositi, a tirare dal mio lato, ma lui, dal suo, ne ha mille più uno assai convincenti e sta tirando più forte di me.

Debbo prendere la decisione e trovare in me la forza di agire, mi costringerò a mettere da parte l’attrazione fisica e il piacere che provo a stare con lui, specialmente in una giornata un pò cupa e uggiosa come questa e lo lascerò, anche se il secondo successivo ne sarò già pentita.

Con lui sto bene, forse troppo, ma è diventato un rapporto in cui sono, ormai, troppo dipendente alle sue lusinghe.

Forza e coraggio! È ora di mettere fine a questa storia e, mentre vi auguro buona giornata, vado ad esser chiara e diretta con lui …

“Ho una giornata intensa che mi aspetta e sono ancora qui a crogiolarmi sotto di te … basta piumone malefico! Tra noi (per oggi) è finita!”

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#iorestosottoalpiumone

Un sentito ringraziamento al mio pelosetto che ha posato al posto mio

“Gli abbracci sono una grande invenzione.
Ma anche il piumone non scherza.” dal web