
Una volta superati gli anta si pensa di essere ormai avvezze a qualunque lavorazione in campo culinario.
Brasiere, antipastiere o tortiere,
pentole a doppio fondo, antiaderenti o a pressione, di coccio, di acciaio, di alluminio o di vetro, mestoli di legno, alluminio od acciaio… per noi, giovini donne in cerca della pasta perfetta, tutto questo bendidio ormai non ha più segreti.
Ma poi arriva lui, dolce come il miele e sensuale come solo un sacchetto di plastica può esserlo,
ed è subito ARROSTO !
RIsotterrate le teglie di guerra, abbattuti a colpi di mattarello coperchi ed affini (sadici dispensatori di ustionanti vapori),
anche la mia cucina si arricchisce (finalmente) di un nuovo materiale: la plastica.
Mai e poi mai avrei pensato che potesse esistere un sacchetto in grado di resistere alle alte temperature e che, cuocendo in modo uniforme e
SENZA SPORCARE, fosse in grado di consegnare un prodotto ‘finito’ decisamente gustoso.
Qualcuno obietterà che il saccoccio non è esattamente un prodotto di primo pelo e che esiste sul mercato da tempo immemore, ma se la sottoscritta non è sufficientemente aggiornata che ce possiamo fa’?
Unica nota negativa, gli aromi in esso contenuti : sono un po’ blandi, poco incisivi e molto ‘glutammatici’.
La prossima volta arricchirò il tutto con le mie personalissime erbette fini.
BUON ARROSTO A TUTTI.

P.s. Questo articolo lo scrissi anni fa. La novità del saccoccio mi fece produrre ogni bendidio. Da allora ne è passata di acqua sotto ai ponti, la mia vita è cambiata sotto tanti aspetti, anche in campo culinario. Ho abbandonato e dimenticato molte cose inutili, saccoccio compreso, riscoprendo il piacere della buona tavola e della vita.
Bisogna valorizzare l’equilibrio dei contrasti, in cucina e nella vita.
(Davide Oldani)


























