Viva l’Italia … dove il “rispetto”è un optional

Bellissima ieri la mia città, anzi bellissima sempre, ma ieri quel passaggio delle freccie tricolori l’ha resa emozionante.

Lodevole l’iniziativa di voler lanciare un segnale di speranza all’Italia intera pennellando i cieli delle città con i colori della nostra bandiera considerando anche l’imminenza della festa del 2 giugno. Faccio uno sforzo e taccio su costi, crisi economica, speranza in altri messaggi, ecc, ecc.

Non riesco però a tacere su quanto sia stato meno bello lo spettacolo, rimandato dalle foto o video, dell’assembramento che si è formato a causa dell’afflusso di persone nel nostro, non grande, centro storico che ha scatenato anche una discreta polemica. Non riesco ad imputare la responsabilità di tale assembramento al sindaco, non è sua l’iniziativa di far passare le frecce nel nostro cielo e non poteva nemmeno sprangare le porte delle case e non far uscire nessuno, se proprio vogliamo trovare un capro espiatorio, l’iniziativa è del governo che però, non mi sento di condannare più di tanto. Per come la vedo io la maggiore responsabilità sta nell’ignoranza delle persone, nella grande ignoranza che hanno di ignorare le regole e nella poca conoscenza della parola “rispetto”.

“Erano ad un metro di distanza, c’erano i vigili del fuoco a controllare e basta di star sempre a giudicare” ho letto nei social. Non lo so se erano ad un metro, due o tre di distanza e ammetto che le foto possono essere ingannatrici, ma erano tanti per una città come la mia, dove, oltretutto, non più tardi di 3 giorni fa il sindaco si è visto costretto a decretare la chiusura alle 21 di tutti bar, pub, e locali simili, a causa dell’ assembramento formatosi nel weekend e di una rissa tra giovani, le cui immagini hanno fatto il giro d’italia come le frecce tricolore, che si è svolta in pieno centro nel bel mezzo dell’assembramento, con un ferito trasportato in ospedale e risultato anche positivo al virus.

Il lockdown è terminato, la fase 1 uno anche, sta per ferminare la fase 2, ma, se andiamo avanti così, inizierà la fase 3? Vorrei non giudicare, ma le regole sono le regole e vanno rispettate se non per noi stessi, almeno per gli altri. Inoltre, di tutti quegli “angeli” tanto osannati e venerati nel lockdown ci siamo già dimenticati? Gli dobbiamo rispetto perché sono sempre li, sotto alle loro armature che non possono togliere perché per loro è ancora emergenza, a sperare di non ritornare ai numeri dei giorni passati ed allo stress che hanno vissuto.

Il passaggio delle frecce l’ho guardato dal mio terrazzo, assembrata con mio figlio ed il mio pelosetto, ma è stato emozionante lo stesso.

Segui sempre le 3 “R”: Rispetto per te stesso, Rispetto per gli altri, Responsabilità per le tue azioni.
(Dalai Lama)

“Prendiamo un caffè?”

Una frase colma di significati tra cui bere il caffè è il meno importante.

Che il caffè sia shakerato, schiumato, macchiato, lungo, corto, corretto, con humor*, poco importa, ciò che contano sono le chiacchiere di cui è infarcito.

“Prendiamo un caffe?”, per me, è una dimostrazione di affetto, quasi più di un abbraccio, non è un’azione fine a se stessa è dire “Ho voglia di stare un pò di tempo con te”,ho voglia di raccontarti qualcosa” e, se il tempo per un caffè non è poi così tanto, è un pò del tuo tempo di cui fai dono a qualcuno.

In questo periodo “Prendiamo un caffè?” è una delle frasi di cui ho sentito la mancanza.

Il caffè con la mia amica dopo la palestra che serviva per concludere quel tempo insieme e scambiarci qualche petteguless. Il caffè con i miei vecchietti del parco dove sono solita andare a camminare, gli passavo davanti ogni mattina camminando mentre loro seduti al bar in mezzo al verde prendevano il caffè, il minimo dell’educazione era dirgli buongiorno, un buongiorno dopo l’altro sono diventati “Vieni siediti un minuto con noi, vieni a prendere un caffè” che si è trasformato in un appuntamento fisso “finisco il giro e arrivo e fermi tutti che oggi pago io“.

Il caffè con mia sorella, il nostro momento, mi è mancato più di tutti, abitiamo porta a porta, ma, per vari motivi, il virus ci ha tenute lontane, bastava un “Coffee?” scritto in chat ed eravamo li con le nostre tazzine e gli aggiornamenti sulle nostre vite.

Questi mesi i caffè presi sono stati veramente pochi, anche la scorta di caffè in casa per la prima volta ha avuto vita lunga.

Stamattina, finalmente, è ripreso il caffè con mia sorella é stato un “caffè lungo” ne avevamo da raccontarci, perché al telefono ti racconti, ma dal vivo è diverso, ti “leggi”.

Il caffè con la mia amica di palestra dovrà attendere, la palestra ha riaperto, ma fruirne mi sembra un po’ complicato, il caffè con le mie vecchiette ed i miei vecchietti sarà presto realtà, so che già hanno ripreso ad andare al parco, qualche caffè virtuale ce lo siamo presi in questi mesi e sono aggiornata, ho promesso che presto riprenderò anche io il mio giro mattutino e sarà di nuovo caffè e risate anche con loro.

“Prendiamo un  caffè?” è una scusa … è un “Mi manchi” detto a mezzavoce, è un “Ho bisogno di te” non esplicito, è un “Ti voglio bene” sussurrato, è un “Voglio conoscerti meglio, ci prendiamo un caffè?”

Il caffè è il balsamo del cuore e dello spirito
(Giuseppe Verdi)

* https://www.youtube.com/watch?v=fX9F2THnDcE

…perchè siamo tutti perdutamente imperfetti …

“Le persone perfette non combattono, non mentono, non commettono errori e non esistono.”
Aristotele

Qualcuno di voi si sente perfetto o perfetta? Io no.

Non sono perfetta, non sono lo sono come amica, come mamma, come sorella, non lo sono stata come figlia, come moglie e, probabilmente, non lo sarei nemmeno come amante, ma non mi interessa scoprirlo. Sicuramente non sono una paziente perfetta per il mio medico, non seguo mai le terapie fino in fondo, non sono stata una collega perfetta e non sono, nemmeno, una blogger perfetta, anzi il più delle volte mi sento pessima, ma nonostante la mia imperfezione non mi arrendo e ci provo, ci provo, ci provo fino allo sfinimento.

Che poi sia chiaro nessuno mi ha mai detto in faccia “non sei perfetta”, qualche volta l’ho letto tra le righe, tra le righe si legge molto più che sulle righe, ma ciò non mi ha mai fermata, anzi mi ha spronata nel tentativo di perfezionarmi. Se qualcuno mi dicesse apertamente che non sono perfetta in qualcosa, sicuramente, non andrei a buttarmi sotto al primo treno, magari si, potrebbe sfiorarmi il pensiero di buttarci lui o lei, questo si, ma sono troppo pigra solo a guardare a che ora passa il primo treno figuriamoci, quindi, ad organizzare l’appuntamento, recarmi sul posto ecc ecc, però potrei rimanerci male e mi farei un quarto d’ora di paturnie, dopo di che direi “fanculo”, non a lui o lei, a me stessa che me la sono presa e, poi, macchine avanti tutta.

“L’essere umani ci rende imperfetti, si può provare a migliorare le nostre imperfezioni, anzi ci si deve provare sempre, ogni giorno, ogni minuto, ma non si deve scappare da loro, specialmente se nessuno se ne è mai lamentato, quando si ama, si ama tutto imperfezioni comprese.”

Tutto ciò me lo ha sempre detto l’unico uomo perfetto che io abbia mai conosciuto … a ben pensarci non era perfetto nemmeno lui, ma lo amavo così tanto che per me era perfetto.

A mio padre, ovunque tu sia

La tua imperfetta figlia

Cambi e ricambi

Come ogni anno ecco che arriva puntuale il momento del cambio di stagione, portando con se l’ansia di dover affrontare il via vai di abiti, pantaloni, scarpe, teli mare, costumi (serviranno?) ecc, ecc, al punto che sposto il momento fino al limite massimo consentito.

Quest’anno non ne ho proprio voglia, l’idea di cominciare a tirare giù scatole dall’armadio, spostare stampelle di roba estiva da una parte all’altra, per poi buttarne la metà pensando “ma perchè non l’ho buttato anno scorso alla fine dell’estate?”, mi sta creando un certo fastidio. Sto meditando di lasciare tutto com’è e continuare ad indossare solo le tute con cui ho già passato metà anno, magari non proprio quelle, ne comprerò qualcuna nuova e più estiva, mentre per il resto della famiglia “chi vuole i santi se li prega”, vecchio detto sempre molto efficace per far capire come debbono funzionare le cose, volete gli abiti estivi? fate da soli il cambio!

Non mi interessa nemmeno sapere di cosa dovrò fornire il mio armadio seguendo la moda, se il pantalone largo o quello stretto, la gonna lunga o corta, se le borse a secchiello o il bauletto, i sandali gioiello, gli infradito o le zeppe, o quale sarà il colore di tendenza, ma so che, “per forza o per forza”, sono di moda le mascherine. Ho l’impressione che quelle celestine o bianche che si vedevano ad inizio pandemia sono ormai démodé, ne stanno creando di ogni colore o fantasia, con disegni più o meno divertenti oppure personalizzate con tanto di logo. Diverranno, sicuramente, uno status e arriveremo a pensare “fammi vedere che mascherina indossi e ti dirò chi sei”, ci sarà anche qualcuno che, probabilmente, si inventerà la mascherina estate o inverno e mid season, così nel prossimo cambio di stagione dovremo includere anche la scatola dedicata a loro.

Poichè domani, sfidando gli elementi della natura (tenete vicini gli ombrelli), andrò a sistemare la mia chioma, ma sono costretta perchè somiglio sempre più ad un pastore bergamasco, approfitterò dell’uscita e passerò a comprare qualche tuta, per il resto fanculo al cambio di stagione e fanculo a tutto, mi dedicherò solo a scegliere la mascherina più adatta. Dovrà aiutarmi a continuare a tenere la bocca chiusa, perciò sarà in acciaio rinforzato, e a nascondere il disgusto che sto provando verso alcune situazioni che sto vedendo e vivendo e che mi stanno facendo passare anche la voglia di pensare a cosa indosserò questa estate … forse il mantello dell’invisibilità, dovrò chiedere aiuto ad Harry Potter.

Silence is the sleep that nourishes wisdom

Messaggi subliminali, ma non troppo

La mia ultima uscita risale al 14 febbraio, ricordo bene la data perchè era San Valentino, da allora sono stata buona, buona, in casa rispettando lockdown, isolamento sociale, per non sbagliare nell’isolamento mi sono ulteriormente isolata, quindi fino ad oggi per me è stata solo fase 1.

Oggi, finalmente, sono uscita

ma la sensazione che tutti gli elementi in coro mi dicessero “resta a casa” è stata forte!

Andata e ritorno … senza biglietto

Questa mattina sono stata in Finlandia! Viaggio di andata e ritorno, senza pagare il biglietto, alla scoperta delle meraviglie di un paese su cui mi sono sempre soffermata poco, a parte per un paio di motivi: la volta in cui un tipo, di non ricordo quale paese italiano, con cui mi incrociavo, forse, per la seconda volta e per motivi lavorativi, mi disse “Rakastan sinua” “Cioè?” “Ti amo … in Finlandese” vi risparmio la mia risposta, risi per una settima dell’episodio, vabbè incontri che capitano e colpi di fulmine che per fortuna ti evitano; inoltre per un gruppo musicale finlandese i “Sonata Arctica” che mi piace molto, in particolare una loro canzone “Shy”, a cui sono legati anche dei bei ricordi. Tornando a questa mattina, mi è bastato cogliere l’occasione e il viaggio mi è stato servito su un vassoio d’argento “Seee in Filandia? … siamo in quarantena e i voli sono quasi tutti sospesi”, è vero si, ma la quarantena non può imprigionare il potere della mente e della fantasia.

Tutto è iniziato con questa immagine

della schermata di Windows (sicuramente a schermo pieno l’effetto è stato più travolgente), una di quelle bellissime immagini, da tutto il mondo, che windows propone all’avvio, stamattina alla vista di questo lago non ho resisto e mi sono tuffata.

Con un tuffo nel web è iniziato il mio fantastico viaggio, per scoprire subito che l’immagine in questione non è un lago vero e proprio, ma uno stagno, uno dei 188.000 specchi d’acqua di cui è ricca la regione lacustre della Finlandia, situata nella zona sud-orientale, non a caso, detta anche “regione dei laghi” e che non sono laghi molto profondi, ma ciò nulla toglie alla magia del posto e delle immagini.

Immagini che mi hanno regalato la vista di luoghi ricchissimi di verde: boschi di conifere, corsi d’acqua che si rincorrono, laghi a loro volta collegati tra loro da corsi d’acqua, immagini che solo a guardarle trasmettono un sensazione di benessere e spensieratezza, il classico paesaggio da favola, dove il lago incastonato, ha lo stesso effetto del diamante incastonato in un anello, lo rende un gioiello prezioso.

Ho sognato ad occhi aperti scene di fatine, gnomi, troll, elfi, orchi e spiritelli dispettosi che si aggiravano in quei luoghi, saltellando o svolazzando in qua e in là, per dare vita alle fiabe più belle … quelle che hanno, quasi sempre, un lieto fine.

Ho riflettuto anche sul fatto che se avessi avuto la stessa possibilità di reperire, così velocemente, immagini e informazioni quando, alle elementari, studiavo geografia, probabilmente, sarebbe stata la mia materia preferita. Amo molto viaggiare, anche con la fantasia. Quando i miei figli erano dei bimbetti facevamo il gioco del mappamondo, lo facevamo girare, loro lo fermavano con il ditino, il posto indicato dal ditino diventava il luogo in cui ambientavamo la nostra fantasiosa storia … quanto tempo è passato da allora.

Questa mattina ho viaggiato con la mente, ma la Finlandia la inserisco ufficialmente tra i paesi che dovrò visitare, all’uopo ho anche trovato questo sito che mi è sembrato molto interessante https://www.visitfinland.com/it/

Smetto di sognare e torno al mio lavoro … buoni viaggi fantasiosi a tutti!

Vi lascio anche la canzone …

Mese prima degli esami

“La vita di tutti trascorre nell’essere respinti o promossi agli esami. La Società è una vasta cerimonia di premiazione.”
(Jean Paulhan)

Ieri sera, sonnecchiando, ho seguito la conferenza stampa del premier Conte, e tra uno sbadiglio e l’altro, ma solo perché ero molto stanca, ho intuito che saranno elargiti soldi come se piovesse, non ho ben capito dove saranno recuperati, ma va bene così. Mi è sembrato di non aver sentito granché sui prossimi esami di stato, ma come già detto un po’ dormivo e un po’ seguivo, ho solo captato la frase che saranno stanziati fondi per la scuola, affinché a settembre possa ripartire nel migliore dei modi e fondi per l’esame di stato che, a quanto capito, sarà in presenza.

Avendo un figlio, l’ultimo dei tre, che si accinge ad affrontare il prossimo esame di stato, finalmente chiuderemo anche il ciclo superiori, sono giorni che mi sto chiedendo (per la verità anni, ma ultimamente il pensiero è più presente) se è così importante quest’anno far sostenere a questi ragazzi l’esame di stato. Esame che tra l’altro già prima della comparsa del virus, mi sembrava piuttosto assurdo nel come era stato concepito, ma questa è un’altra storia.

Non si può fare che per un anno, in cui nessuno di noi ha scelto che arrivasse una pandemia, che ci fosse un lockdown, anno in cui la crisi si sta facendo sentire come non mai e certamente aumenteranno povertà, disoccupazione e, purtroppo, suicidi nel nostro paese, un anno che, probabilmente, ricorderemo come l’anno horribilis della nostra vita, si toglie di mezzo l’esame di stato? Si eviterà così di investire ulteriori risorse economiche affinchè si possa svolgere in presenza e magari anche queste risorse si fanno confluire negli investimenti per una ripartenza migliore a settembre.

Non penso che arrivati al quinto anno, gli insegnati non abbiano abbastanza elementi per esprimere un giudizio o un voto sui loro studenti senza sottoporli ad esame, anche perchè, a mio avviso il voto non dovrebbe essere altro che il frutto raccolto dopo 5 anni di impegno e non dei soli 3 o 4 giorni di esame, nel caso di quest’anno di un’ora di colloquio, che, assurdamente, vanno ad incidere molto più sul voto finale di tutto il trascorso scolastico.

Penso non sia un caso che diverse università private per l’ammissione ai test selettivi chiedano i voti delle varie materie e non il voto della maturità, addirittura i ragazzi possono partecipare ai test già dal quarto anno di scuola superiore dimostrando di avere delle buone medie dei voti del terzo anno e del quarto anno, cosa, a mio avviso, molto più ragionevole. Lo so nelle università pubbliche non è così, ma per un anno non potrebbero, magari con un ulteriore Dpcm, adeguarsi come tutti noi che quest’anno ci siamo adeguati a tutto?

Ora linciatemi pure, perchè l’esame è importante, il voto finale è importante, ma io continuo a credere in ciò che mi diceva sempre mio papà …”i voti sarà la vita a darteli!

Parliamo di dieta … che noia, che barba

Dieta … questa sconosciuta, ovviamente, per chi non sa cosa siano i kg in più. Nel mio caso, invece, il leitmotiv della mia vita dai 30 anni in poi.
Ebbene si, dall’essere una taglia superfiga, la vita mi ha portato ad essere una taglia superfoca, vuoi le gravidanze, vuoi che sono una buona forchetta, vuoi che la vita va goduta anche a tavola e si vive una sola volta, vuoi che in pizzeria mangio la pizza, la mozzarella, il salamino, i pomodorini, l’olivetta, di scartare i bordi non se ne parla e caspita era buono anche il piatto, qualche chilo è arrivato e ha preso possesso della mia ex-esile figura. Comunque al di fuori dell’orario pasti e spuntini, faccio la dieta, che questo sia chiaro!

Ne ho seguite di diete nel corso degli anni: digiuno, mezzo digiuno, zona, punti, proteiche, iperproteiche, fame, le ho provate tutte e sapete? F U N Z I O N A N O se le faccio.

È giunto il momento di rimettermi a dieta, tra qualche mese avrò un evento importante (la famosa motivation), ma ho deciso di aspettare che “Irene la gnoma” organizzi il gruppo dei “Cicci anonimi” la sua idea mi è piaciuta molto, credo che in quel gruppo sarei a mio agio, sono molto reserved style e mantenere l’anonimato in questo aiuta. Nel frattempo, però, mi è saltata agli occhi una dieta che ho soprannominato la “dieta social”, non conosco il vero nome, ma ho capito che più posti sui social e più dimagrisci, almeno credo, ed ho capito anche che il marketing è l’anima del commercio, ma è la parte che mi interessa meno.

La sta facendo una tizia su fb, veramente non solo una, ne ho individuate diverse, ma la tizia in questione ha provato a contattarmi per coinvolgermi nella sua iniziativa, ho, gentilmente, declinato l’invito, non sono la persona adatta, ma sono curiosa, quindi si ho declinato, ma l’ho “seguita” … mannaggia a me e a quando l’ho fatto.

In cosa consiste la dieta social? Ve la illustro in base a ciò che ho intuito e carpito dal mio studio che mi ha confermato che no, non fa proprio per me …

Colazione (dieta social):
Pubblicazione, entro le 8 a.m., di un post energizzante su quanto sia bello svegliarsi presto e preparare la colazione per tutti (colazione preparata, possibilmente, a favore di telecamera, con la tizia in abbigliamento superfigo, la pancina dimagrita che si vede e non si vede, sorriso smagliante e il sole che la bacia in fronte)

Colazione (a casa mia): Drinnnn drinnn “Che succede? Che giorno è? Di che anno? Abbassate quella tapparella … shhh non parlate … odio quella svegliaaa!” con un occhio chiuso e uno aperto vado e preparo la colazione, sonnecchiando nell’attesa del caffè.

E già qui non ci siamo …

Proseguo

Pranzo (dieta social):

Di nuovo post favoloso mentre la tizia è intenta a cucinare il pranzo, anche questo corredato da video in cui balla spadellando, sorriso smagliante, fiori freschi in secondo piano, musica pop e felicità che sprizza da tutti i pixel.

E il pranzo è servito

Bè non vi intriga?

Pranzo (a casa mia):
Quello che offre il frigo opportunamente mescolato, condito e cucinato tra la stiratura di un camicia, il rifacimento dei letti, la pulizia dei bagni … ca@@ si brucia tutto, corsa ad ostacoli in cucina tra cane e aspirapolvere, a salvare il salvabile …

Boniii!

Cena (dieta social) … è uscita la casella torna indietro al pranzo e rileggi tutto sostituendo la parola “pranzo” con “cena”.

Cena (a casa mia) idem a sopra, non sarà di nuovo amatriciana, ma qualcosa di pari soddisfazione per il palato, a casa son golosi che ci posso fare? Mi adeguo!

Ovviamente nell’arco della giornata ci sono gli spuntini, anche quelli debitamente documentati su fb. E l’ora della ginnastica? non può mancare. E tutti i salti, balli e giochi con marito e bimbi documentati con video fantastici di felicità, amore, allegria? Nemmeno quelli.

Tutti questi post di felicità ormai scandiscono il ritmo della mia giornata, oppure i miei accessi al social, oppure sono talmente tanti che ogni volta che entro ce n’è uno pronto ad attendermi … un pò tutto forse.

Ma il mio post preferito è quello che arriva la sera dopo cena con il silenzio e le luci soffuse per godere al meglio il momento … di solito inizia così “anche stasera sento una leggera stanchezza …” a cui segue foto della tizia leggermente stanca ed io, che tutto il giorno sono stata invidiosa di tanta energia nello spendersi a convincermi che la sua dieta funzioni … mi faccio carico della sua stanchezza e penso “ohhhh poverina è umana anche lei …. su su vai a riposare” uhm … veramente è quello che vorrei pensare, in realtà “Caspiterina sei stanca si! È tutto il giorno che balli, salti, spadelli, chatti, risalti, sorridi, ti tuffi, ti metti in posa, in controposa, solo io debbo arrivare al dopo cena in coma? Ecchecavolo!”

Ma al di là delle chiacchiere, dei post su fb, al di là di tutto contano i risultati e una cosa non mi è chiara, se è ormai un mese che “seguo” la dieta social, perchè non ho perso nemmeno un etto?

Dieta social
Dieta a casa mia

Le cose più belle della vita o sono immorali o sono illegali o fanno ingrassare.
(George Bernard Shaw)

immagini prese in prestito dal web

Bilancio di una sconclusionata quarantena.

In questi giorni di inizio fase 2 o fine quarantena, dipende da ognuno di noi decidere se sono la fine o l’inizio di qualcosa, sto leggendo qua e la molti blogger impegnati nel bilancio della loro quarantena, “fare un bilancio” sembra, quasi, il nuovo virus in circolazione e, ahimè, ha colpito anche me che, finora, mi ero dedicata solo al mio catastrofico bilancio con la bilancia.

Ho, quindi, iniziato a ripensare a quelle che erano le mie aspettative per questo periodo e mi sono ricordata che, scherzando, mi ero fatta una specie di promemoria delle cose che avrei fatto o che, probabilmente, desideravo fare da tanto, ma non c’era mai tempo per farle.

Quello che ci aspettiamo raramente accade: ma quello che meno ci aspettiamo di solito succede.” (Benjamin Disraeli)

Dormirò fino a mezzogiorno! Mai fatto, anzi ho iniziato a soffrire d’insonnia, i miei ritmi sonno veglia si sono ingarbugliati, sonnecchiante di giorno, sveglia di notte, specialmente dalle 3 in poi, per poi prendere sonno il mattino quando ormai sarebbe stata l’ora di alzarmi, praticamente adesso giro come uno zombie con ore di sonno arretrate che se prova a posare il posteriore su una poltrona tempo 5 minuti dorme. Non so perchè si sia innescato questo meccanismo, non ho grandi preoccupazioni, sto bene, la mia famiglia sta bene, i nostri amici anche … Why? Credo che non lo saprò mai o, forse, non voglio saperlo, magari inconsciamente la cosa mi spaventa e venire a patti con il proprio subconscio non è una scherzo, preoccupazioni recondite esistono sempre, meglio lasciarle dove sono o forse no, ma non è questo il momento giusto.


divano fatti sotto! Non credo di aver preso possesso del divano più di 10 volte e più di 10 minuti, come mi accomodavo sentivo di dover scappare via, mi prendeva, improvvisamente, il desiderio di fare altre 50 cose e tutte in quel momento, una frenesia difficile da controllare, all’improvviso la voglia di fare ginnastica, iniziavo a farla, mi passava subito, poi voglia di stare al pc, tempo 5 minuti e mi passava e così via di attività in attività … ho anche iniziato un corso online di mobile videomaking, mi piace molto tagliare e cucire con l’editing video, volevo approfondire per poter migliorare le riprese video con il cellulare e il successivo montaggio sempre da cellulare, sono arrivata alle lezioni sul montaggio ed anche il corso è rimasto li in sospeso … sicuramente la cosa che ho fatto con più costanza è stata sfornare pane, pizza e dolci ecco il perché del mio catastrofico bilancio con la bilancia.

televisione mon amour! Nulla di fatto nemmeno qui, giusto un paio di film che mi hanno conquistata, di uno forse ne parlerò in questo blog in futuro. Serie TV che mi abbiano catturata al punto da fare binge watching nemmeno l’ombra, ne ho iniziate due o tre e le ho lasciate li, mio figlio, conoscendo la mia passione per i supereroi, mi ha anche regalato l’abbonamento a Disney Plus, ho iniziato con i film degli Avengers, per poi piantare anche quelli, sicuramente il problema non sono stati i film o le serie TV, ma sempre io e questa irrequietezza che mi sto portando dietro.

– libri che goduria! Libri … ne ho iniziati diversi e finiti pochi e ne avrei da leggere, nel mio ultimo viaggio a Milan, a gennaio, ne avevo fatto una bella scorta durante il mio, immancabile, tour delle librerie, ma anche per questi il mio livello di concentrazione è basso e pure la vista ultimamente.

In tutto questo “iniziare e non concludere”, posso, però, citare anche alcune note positive: ho ritrovato degli amici, in primis la mia compagna di blog (o di scarpe come ci chiamiamo noi e il motivo è una lunga storia), in realtà con lei non ci siamo mai perse, ma questa quarantena ci ha fatto ritrovare per l’ennesima volta coinvolte in una esperienza online insieme, vivendo distanti, possiamo inventarci solo attività online, questo blog, spero che avremo la costanza e il tempo per proseguire a lungo; ho ritrovato anche altri amici virtuali di cui, da tempo, non avevo più segnali di vita ed è stato piacevole tornare a chiacchierare con loro come se non fosse passato nemmeno un giorno dall’ultima volta che ci eravamo sentiti, con alcuni è stata anche l’occasione per chiarire i contrasti che ci avevano allontanati e tornare a ridere e scherzare come se nulla fosse; ho fatto tante chiacchierate telefoniche con mio figlio che vive a Milano che, costretto a casa anche lui, ha avuto più tempo da dedicare alla mamma; ho iniziato a leggere qualche blog qui in wordpress, cosa che prima non facevo mai, pur frequentandolo per altri motivi, e ho scoperto persone interessanti da seguire che mi piace leggere e a cui cerco di dare un volto nella mia mente.

Riflettendoci questa quarantena non è poi stata così sconclusionata, non avrò seguito il mio elenco, del resto non è da me darmi delle linee guida, ed avrò anche prodotto cibo in quantità industriale da farmi temere la bilancia, non ho, nemmeno passato ore a lustrare la mia casa da cima a fondo, ma ho ritrovato “le persone” soprattutto l’interesse alle persone, a cercare di capirle, a capire cosa di interessante hanno da dire e questo, debbo confessare, lo avevo perso, troppo presa da una vita frenetica che mi aveva fatto perdere di vista la cosa più importante … aver cura dei rapporti umani.

Lei e l’Altra

Lei è una mia cara amica e non è sola, c’è anche l’Altra, mia cara amica anche lei. Sono in due, come due gemelle diverse, ma dipendenti in tutto e per tutto l’una dall’altra, al punto che se non ci fosse una delle due, non potrebbe esserci l’altra. Convivono in periodi alterni nella stessa persona, a volte è più presente Lei, a volte l’Altra e, al di la della diversa durata di questa presenza, i periodi sono diversi in tutto e per tutto.

Ho iniziato a conoscere la mia amica nel periodo in cui era presente Lei ed era, sicuramente, il migliore dei due.

Quando era presente Lei il mondo che la circondava era più luminoso, lo erano anche i suoi occhi che si accendevano diventando vispi, attenti, brillanti, pronti a catturare ogni sfumatura.

Lei rendeva la vita molto interessante, ti faceva venire il desiderio di viverla al massimo. Si percepiva da lontano l’energia e la forza che il suo corpo emanava, la sua voglia inesauribile di fare ti travolgeva, nella sua testa frullavano sempre un milione di pensieri e idee che ti inondavano come un fiume in piena.

Ho sempre avuto l’idea che i suoi sensi fossero più sviluppati dei miei, anche la sua percezione del mondo, alla sua attenzione non sfuggiva mai nulla, vicino a lei mi sentivo spesso come “Alice nel paese delle meraviglie”.

Lei imbastiva e portava a termine progetti su progetti, organizzava, per gli amici, cene da far invidia al miglior catering della città; gite al mare, al lago; tour fotografici alla scoperta di luoghi interessanti; si dedicava, coinvolgendomi (e mi lasciavo coinvolgere mooolto volentieri), allo shopping e alla spesa quotidiana (per questa non cedevo al coinvolgimento, partecipavo solo alla pausa caffè tra il passaggio dalla macelleria alla panetteria, ooodio la spesa quotidiana); la palestra era il suo stile di vita, beata lei; la camminata giornaliera il suo must, ogni tanto convinceva anche a me, ma solo ogni tanto.
La sua casa era sempre ordinata, pulita e quando entravi il profumo di fresco ti inebriava le narici; i vasi di fiori non erano mai vuoti; si prendeva, amorevolmente, cura delle piante sui balconi e mi rimproverava, spesso, per come trattavo e tratto le mie che hanno dovuto imparare l’arte di cavarsela da sole; jazz o blues risuonavano nelle sua casa, ma credo anche nella sua mente e nel suo cuore …
L’ho sempre vista, come una persona con una festa infinita, fuochi d’artificio compresi, dentro, che le davala carica e la spingeva a fare, fare … a vivere una vita “sopra il quinto rigo musicale” tutte note alte o altissime, qualche volta queste note altissime erano difficili da sopportare, ma valeva la pena farlo.

Poi, all’improvviso, non si sa come o perchè, arrivava l’Altra … la sua gemella, ma opposta, e prendeva il suo posto.

L’ Altra subito spengeva la musica, voleva silenzio, ed abbassava anche le luci. Insieme alla musica, alle luci, cancellava gli amici, me compresa.

I fiori cominciavano ad appassire nei vasi; le tante idee e i progetti che “Lei” aveva in mente si scioglievano come neve al sole; nella sua casa il caos cominciava a prendere il sopravvento, perdeva di vista ogni cosa. Nulla la interessava più, i suoi occhi si spengevano e la festa era finita .

Le sue giornate diventavano monotone, sole, nuvole, profumi, colori, diventavano irrilevanti; il suono del telefono, un fastidio. Con l’Altra esisteva solo un grigio che copriva tutto, come una coltre di nebbia. L’Altra voleva solo dormire e quando non dormiva piangeva fiumi di lacrime. In tutto questo grigiore resistva solo l’affetto della sua famiglia che, per fortuna e per amore, anche non capendo, non la lasciava sola, io a volte non capendo, lasciavo in sospeso la decisione su come comportarmi, non comportandomi in alcun modo.

La mia amica era ed è bipolare.

Tanti anni fa non mi capacitavo di cosa le succedesse, ma nemmeno lei stessa lo faceva, e pensavo “Mamma mia! Certo che sei strana parecchio” .

Poi un giorno, uno di quelli in cui, probabilmente, si sentì “arrivata alla frutta”, chiese aiuto e lo trovò, prendendo, così, coscienza del suo problema e rendendone consapevole anche me che giravo, spesso, nel suo mondo. Lasciò che questo aiuto, che arrivò come il famoso spiraglio di luce in fondo al tunnel, la guidasse nel capire il perchè di questo suo sentirsi tanto “up” e subito dopo altrettanto “down”

Le spiegarono, e lei spiegò a sua volta a me, che era una malattia, che come si può essere diabetici, cardiopatici, si può essere bipolari e che, anche per questa, esistevano delle cure.

Sicuramente una malattia complicata da capire più delle altre, specialmente se non la conosci, il primo pensiero è, certamente, che una persona così sia strana, lunatica, disturbata.

Dopo averle fatto tante domande e grazie, anche, ad alcune mie esperienze personali, sono riuscita a capire abbastanza di quel che le capitava. Non era una sua scelta cambiare al punto di diventare l’Altra, anzi “Lei” non lo avrebbe voluto mai, ma non poteva farci nulla, succedeva e basta, l’Altra arrivava e la metteva KO. Non deve essere stata facile vita in cui “Lei e l’Altra” litigavano, continuamente, per il posto in prima fila.

Comunque, dal momento in cui si è lasciata guidare, ha imparato a non avere più paura dell’Altra, perché sa che la più forte, ormai, è Lei ed, ora, lo sappiamo anche tutti noi che le vogliamo bene.

Ormai è qualche anno che é presente, quasi sempre, soltanto Lei, la sua vita e più tranquilla e pacata, non vive più note sopra l’ultimo rigo, ma vive nelle righe. “L’altra“, ogni tanto, prova a romperle le scatole, ma nel giro di una giornata, Lei riesce a prendere il controllo della situazione. Non sono più esistiti periodi in cui mi ha allontanata per tanto tempo facendomi venire la voglia di dirle “fai un pò come ti pare” anche se poi non l’ho mai fatto, il bene che le voglio mi ha sempre fatta desistere.

Spero qualcuno potrà trarre utilità da questo racconto e ringraziando Lei, per avermi concesso di parlarne qui, vi riporto il suo consiglio … quando sentite che qualcosa non va in voi … trovate il coraggio … il coraggio di chiedere aiuto.

“Si passa da momenti di felicità estrema a momenti di incredibile tristezza” (Lei)