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Inizio …

Oggi è un inizio! Inizio di giugno, inizio di una settimana, sicuramente anche l’inizio di qualche nuova vita animale, vegetale, umana o fantastica, al momento in cui scrivo 248.500 nuovi neonati iniziano la loro vita, sarà, anche, l’ inizio di qualche amore, di qualche amicizia.

Un inizio va celebrato. Un mio amico inglese aveva l’abitudine il primo giorno del mese, la mattina, appena aperti gli occhi, di dire “White rabbits! White rabbits! White rabbits!” sembra garantire buona fortuna per tutto il mese. Mi diceva fosse un’usanza tipica della Gran Bretagna, inoltre faceva a gara con sua figlia a chi dava un puffetto per primo all’altro, ma questa credo fosse una loro abitudine. Quando inizia il mese, ogni tanto mi capita di ripensare a tutto ciò come stamattina quando ho pensato “lunedì primo giugno … siii … White Rabbits!” e allora ho deciso di dover celebrare questo inizio di mese e di settimana.

Che mi invento? Come lo celebro? Se non fosse che con la dieta ci sto già dando sotto, poteva essere il giorno perfetto per cominciarla, il primo del mese e pure lunedì, perchè le diete si iniziano sempre di lunedì, non si sa di quale anno, basta che sia un lunedì. Ho anche pensato al mio appuntamento dal parrucchiere “ma che inizio è un appuntamento con il parrucchiere? Solo se mi facessi tingere i capelli di rosa o di blu o l’intero arcobaleno altrimenti non vale come celebrazione e non può essere da me una stravaganza del genere!”

Allora, dopo tanto pensare, ho celebrato con la cosa più scontata che potessi fare, ebbene si sono una persona scontata, vado dallo stesso dentista da ben trenta anni, dallo stesso parrucchiere da venti anni, prima non ci andavo proprio, dopo trenta anni sono stata costretta a cambiare ginecologa perchè la mia è andata in pensione e non vi dico il trauma, quindi, per non fare qualcosa troppo al di fuori dei miei standard, onde evitare qualsiasi trauma, ho iniziato il mese camminando, come facevo fino a qualche mese fa, ante lockdown!

Stamattina sono andata a trovare i miei amici al parco, li ho salutati alla giusta distanza ed, equipaggiata di mascherina ed occhiali da sole ho fatto un paio di giri e, immersa nel verde, ho salutato l’arrivo di giugno, ripromettendomi che da oggi sarò li ogni giorno e non ci sarà scusa alcuna che terrà inchiodato il mio culo al letto oltre le 6 del mattino … mi debbo allenare o no per il “cammino” che desidero tanto fare?

“White rabbits! White rabbits! White rabbits!” e buon inizio a tutti!

“L’unica gioia al mondo è cominciare. E’ bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante”
CESARE PAVESE

“Mamma vieni a fare un giro?”

… e poi succede che il figlio ormai trentenne ti invita a fare un giro e, anche se sei stanchissima perchè hai passato la giornata a lucidare la casa, stirare, cucinare come se non ci fosse un domani, sai di non poter dire di no.

Velocemente ti agghindi per non sembrare proprio uno spaventapasseri e nel giro di due minuti il tuo culone è sul sedile del passeggero, il motore romba e il giro ha inizio.

È un giro senza parole quello a cui sono stata invitata, mio figlio ha solo voglia  di guidare e ascoltare musica e io di fargli compagnia e ascoltare la sua musica.

Insieme ci troviamo,  siamo due tipi piuttosto silenziosi che si capiscono anche dai silenzi.

È molto bello sfrecciare per la campagna umbra a ritmo di bellissime canzoni, passare in mezzo ai paesini che sono l’orgoglio della nostra regione sia per la loro bellezza, sia per come vengono valorizzati da chi li vive, ma l’emozione grande è arrivare al lago al tramonto. Puntata la telecamera del cellulare sul panorama che abbiamo di fronte, immersi nel silenzio, rotto solo dal canto di qualche uccellino, ci sediamo in prima fila e non perdiamo nemmeno un minuto dello spettacolo che ci viene regalato.

Nel periodo tempestoso che vivo ultimamente il “giro” con mio figlio è stato un momento magico e oggi mi è venuta voglia di esprimere in qualche modo la magia che ho sentito.

Ho pensato di unire due momenti del nostro “giro” che mi sono rimasti dentro … una canzone che non avevo mai ascoltato e che, per ora, non riesco a togliere dalla testa e l’altro …  è inutile ve lo dica

“Non c’è niente di più musicale che un tramonto.
(Claude Debussy)

La torta perfetta

A giorni uno dei miei indiani compirà gli anni e nonostante sia arrivato alla terza decade e risieda altrove con la sua compagna, la festa di compleanno (quasi) a sorpresa non mancherà .

So già che trascorrerò due giorni in cucina, organizzando tutto fin nei minimi dettagli ma per la torta di compleanno preferisco rivolgermi ad un professionista , come ho sempre fatto con tutta la tribù .

Tipologia, gusto e guarnizioni sono già stati stabiliti , manca solo la scritta decorativa e qui arriva la parte più difficile : cosa scrivere che non sia la solita banalità ?

Dopo averne parlato per ore (ok, dieci minuti) con gli altri indiani ho deciso di affidarmi a Google .

Di frasi “pronte”, d’effetto, non banali, carine, brevi e adatte a lui, a noi, agli amici , all’occasione, al giorno, all’umore e all’evento non ne ho trovate . In compenso ho trovato una carrellata di torte che aiuta a comprendere il motivo per cui è cosa buona e giusta che le pasticcerie esistano ! Buona visione 😁

.. che buona torta… proprio come solo mamma sapeva comprare!
(Stuart Pankin)

“Il peso”

Non è l’ennesimo post sulla dieta, ma “Il peso” è il titolo del libro che ho terminato di leggere in questi giorni, di Liz Moore.

“Ogni sera mi ripeto che domani sarà diverso e nuovo, che domani sarà meno brutto, anche di poco”

Sto pensando cosa scrivere di questo libro, perchè voglio scriverne, ma sono in difficoltà, non so da dove cominciare, per farvi capire di più dovrei narrarvi la storia, ma poi ne rovinerei la lettura. Posso, però, dirvi che ha smosso dentro di me una ridda di sensazioni che, in qualche momento, mi hanno fatto andare in crisi.

Vi consiglio di leggerlo anche se so che a qualcuno potrebbe non piacere. Io stessa mentre leggevo non riuscivo a capire quanto mi piacesse. Diversamente dal solito, che un libro lo divoro, ho interrotto la lettura diverse volte, mi sentivo tremendamente triste, sentivo il bisogno di staccare un pò e pensare ad altro, ma l’ho ripresa sempre, perchè si intuiva che sarebbe arrivato meglio. Adesso, dopo averlo metabolizzato, se dovessi dargli un punteggio, credo che il massimo sarebbe giusto. E’ un libro che fa riflettere, che fa vivere delle emozioni intense, si fa leggere bene, c’è forse un eccesso di descrizioni, ma la lettura scorre, comunque, fluida e fa ben sperare. Si mi è piaciuto!

Ho letto il libro dietro il suggerimento di un amico, non so se sia uno di quei libri che avrei comprato incrociandolo casualmente su uno scaffale in libreria, ma ho voluto fidarmi di chi me l’ha consigliato e l’ho acquistato.

Nel voto positivo che do al libro concorre un anedotto, nella prima pagina, grazie al quale è scattata la molla che mi ha spinto ad iniziare seriamente una dieta

Sono passati anni dall’ultima volta che sono stato in uno studio medico e allora ne pesavo duecentoquindici e hanno dovuto mettermi su una bilancia speciale.

non perchè sia sui 200 kg come il protagonista Arthur Opp, ma proprio per non arrivare mai ad un peso tale, finchè i kg da perdere non sono troppi, meglio darsi da fare. La “bilancia speciale” mi ha subito fatto pensare a quelle con cui pesano gli animali oppure i camion prima senza e poi a pieno carico. Se, all’inizio, ho usato questo aneddoto per far ridere la mia famiglia, sul perché ho iniziato la dieta , la realtà è che non reggerei all’imbarazzo nel sentirmi dire “Signora venga andiamo alla bilancia speciale” .

Ebbene si uno dei protagonisti del libro è un uomo in soprappeso, ma un sovrappeso importante non quelli di cui ci lamentiamo spesso noi donne che ci vediamo la pancia o il culone e urliamo “Ahhhh sono obesa”. Arthur Opp è un uomo molto grasso, maledettamente grasso, ma continua a mangiare tutto quello che vuole e non perde occasione per consolarsi con una buona dose di prelibatezze, apre il frigo e tira fuori di tutto, in casa sua c’è ogni tipo di cibo che acquista sempre online. Per Arthur, però, “il peso” non è solo quello corporeo, ma dietro a quel peso c’è molto di più.

Infatti, il tema che il libro tratta è il “peso della solitudine”, sia della solitudine auto imposta come quella di Arthur Opp che della solitudine causata dall’abbandono degli altri.

I personaggi sono tutti esseri fragili, descritti con una certa eleganza, che per scelta o no, sono soli e si sono incontrati nel corso delle loro vite. In ognuno di essi c’è il desiderio di riscatto da questa solitudine e lo cercano nella maniera che è loro più congeniale.

Tutti e due nascosti nelle nostre case, raggomitolati in noi stessi in solitudine. Entrambi soli. Avrebbe potuto essere tutto diverso, ho pensato. Molto diverso. Ma non ci ho riflettuto più di tanto.

Un libro che mi ha fatto riflettere molto sulla solitudine che è diversa dal mio amare “star sola”, che quando voglio ho la possibilità di avere compagnia o di confrontarmi con gli altri, uno “star sola” a cui, però, non vorrei un giorno abituarmi troppo da dire “Ma non ci ho riflettuto più di tanto” oppure “Mi sentivo destinato alla solitudine, certissimo che un giorno mi avrebbe trovato, così quando è accaduto non mi sono stupito e l’ho perfino salutata con gioia

Buona lettura a tutti solitari e non!

Namaste’

“L’ottimismo è il profumo della vita”. Tonino Guerra non aveva dubbi e lo ripeteva ogni giorno, entrando nelle nostre case e nella nostra mente in punta di piedi , con una sorta di tormentone che ancora oggi viene citato con affetto anche dai più giovani.

In questi cento giorni di quarantena ho cercato di seguire il suo consiglio, mantenendomi serena e guardando al futuro con ottimismo nonostante risieda in piena Lombardia ad un tiro di schioppo dalle primissime “zone rosse” .

Le notizie contrastanti che giungevano stavano rischiando di trascinarmi in un vortice dal quale sarebbe stato difficile uscirne.

È per questo che in un momento così delicato ho cercato mille escamotage pur di non passare ore ed ore davanti alla tv, tra un telegiornale, una diretta o uno speciale della D’Urso.

Complice il corso di yoga iniziato lo scorso autunno e sospeso a causa dell’emergenza sanitaria, ho iniziato a seguire su YouTube “la scimmia yoga”. Fin dalle prime lezioni Sara Bigatti mi ha conquistata con la sua semplicità riuscendo a trasmettermi la vera essenza dello yoga , che va ben oltre la disciplina fisica .

La mia prima volta in Shavasana non è stata una passeggiata . Mantenere l’immobilita’ assoluta anche solo per dieci minuti consecutivi non è così facile . Viviamo in un’epoca frenetica e rimanere sdraiati a terra, su un tappetino, ci sembra quasi di portar via tempo a mille altre attività : c’è da lavare, stirare, cucinare, leggere, parlare, vivere. Ero presa dai sensi di colpa : la mia tribù (adulta!) sta aspettando che torni a casa per cenare ed io son qui, sdraiata su un tappetino e quasi quasi mi addormento .

Ma col passare del tempo ho compreso quanto sia importante entrare in contatto con se stessi, concentrandosi sul proprio respiro, sul proprio corpo, sulle sensazioni del momento , accantonando qualunque altro pensiero.

Il lavoro, i figli, la casa… tutto passa in secondo piano, anche solo per dieci minuti . Dieci minuti di intenso relax che ricaricano il corpo ma soprattutto l’anima .

Namaste’ 🙏

Lasciarsi andare è l’asana più difficile (Anonimo).

A-ri-Namaste’

Viva l’Italia … dove il “rispetto”è un optional

Bellissima ieri la mia città, anzi bellissima sempre, ma ieri quel passaggio delle freccie tricolori l’ha resa emozionante.

Lodevole l’iniziativa di voler lanciare un segnale di speranza all’Italia intera pennellando i cieli delle città con i colori della nostra bandiera considerando anche l’imminenza della festa del 2 giugno. Faccio uno sforzo e taccio su costi, crisi economica, speranza in altri messaggi, ecc, ecc.

Non riesco però a tacere su quanto sia stato meno bello lo spettacolo, rimandato dalle foto o video, dell’assembramento che si è formato a causa dell’afflusso di persone nel nostro, non grande, centro storico che ha scatenato anche una discreta polemica. Non riesco ad imputare la responsabilità di tale assembramento al sindaco, non è sua l’iniziativa di far passare le frecce nel nostro cielo e non poteva nemmeno sprangare le porte delle case e non far uscire nessuno, se proprio vogliamo trovare un capro espiatorio, l’iniziativa è del governo che però, non mi sento di condannare più di tanto. Per come la vedo io la maggiore responsabilità sta nell’ignoranza delle persone, nella grande ignoranza che hanno di ignorare le regole e nella poca conoscenza della parola “rispetto”.

“Erano ad un metro di distanza, c’erano i vigili del fuoco a controllare e basta di star sempre a giudicare” ho letto nei social. Non lo so se erano ad un metro, due o tre di distanza e ammetto che le foto possono essere ingannatrici, ma erano tanti per una città come la mia, dove, oltretutto, non più tardi di 3 giorni fa il sindaco si è visto costretto a decretare la chiusura alle 21 di tutti bar, pub, e locali simili, a causa dell’ assembramento formatosi nel weekend e di una rissa tra giovani, le cui immagini hanno fatto il giro d’italia come le frecce tricolore, che si è svolta in pieno centro nel bel mezzo dell’assembramento, con un ferito trasportato in ospedale e risultato anche positivo al virus.

Il lockdown è terminato, la fase 1 uno anche, sta per ferminare la fase 2, ma, se andiamo avanti così, inizierà la fase 3? Vorrei non giudicare, ma le regole sono le regole e vanno rispettate se non per noi stessi, almeno per gli altri. Inoltre, di tutti quegli “angeli” tanto osannati e venerati nel lockdown ci siamo già dimenticati? Gli dobbiamo rispetto perché sono sempre li, sotto alle loro armature che non possono togliere perché per loro è ancora emergenza, a sperare di non ritornare ai numeri dei giorni passati ed allo stress che hanno vissuto.

Il passaggio delle frecce l’ho guardato dal mio terrazzo, assembrata con mio figlio ed il mio pelosetto, ma è stato emozionante lo stesso.

Segui sempre le 3 “R”: Rispetto per te stesso, Rispetto per gli altri, Responsabilità per le tue azioni.
(Dalai Lama)

“Prendiamo un caffè?”

Una frase colma di significati tra cui bere il caffè è il meno importante.

Che il caffè sia shakerato, schiumato, macchiato, lungo, corto, corretto, con humor*, poco importa, ciò che contano sono le chiacchiere di cui è infarcito.

“Prendiamo un caffe?”, per me, è una dimostrazione di affetto, quasi più di un abbraccio, non è un’azione fine a se stessa è dire “Ho voglia di stare un pò di tempo con te”,ho voglia di raccontarti qualcosa” e, se il tempo per un caffè non è poi così tanto, è un pò del tuo tempo di cui fai dono a qualcuno.

In questo periodo “Prendiamo un caffè?” è una delle frasi di cui ho sentito la mancanza.

Il caffè con la mia amica dopo la palestra che serviva per concludere quel tempo insieme e scambiarci qualche petteguless. Il caffè con i miei vecchietti del parco dove sono solita andare a camminare, gli passavo davanti ogni mattina camminando mentre loro seduti al bar in mezzo al verde prendevano il caffè, il minimo dell’educazione era dirgli buongiorno, un buongiorno dopo l’altro sono diventati “Vieni siediti un minuto con noi, vieni a prendere un caffè” che si è trasformato in un appuntamento fisso “finisco il giro e arrivo e fermi tutti che oggi pago io“.

Il caffè con mia sorella, il nostro momento, mi è mancato più di tutti, abitiamo porta a porta, ma, per vari motivi, il virus ci ha tenute lontane, bastava un “Coffee?” scritto in chat ed eravamo li con le nostre tazzine e gli aggiornamenti sulle nostre vite.

Questi mesi i caffè presi sono stati veramente pochi, anche la scorta di caffè in casa per la prima volta ha avuto vita lunga.

Stamattina, finalmente, è ripreso il caffè con mia sorella é stato un “caffè lungo” ne avevamo da raccontarci, perché al telefono ti racconti, ma dal vivo è diverso, ti “leggi”.

Il caffè con la mia amica di palestra dovrà attendere, la palestra ha riaperto, ma fruirne mi sembra un po’ complicato, il caffè con le mie vecchiette ed i miei vecchietti sarà presto realtà, so che già hanno ripreso ad andare al parco, qualche caffè virtuale ce lo siamo presi in questi mesi e sono aggiornata, ho promesso che presto riprenderò anche io il mio giro mattutino e sarà di nuovo caffè e risate anche con loro.

“Prendiamo un  caffè?” è una scusa … è un “Mi manchi” detto a mezzavoce, è un “Ho bisogno di te” non esplicito, è un “Ti voglio bene” sussurrato, è un “Voglio conoscerti meglio, ci prendiamo un caffè?”

Il caffè è il balsamo del cuore e dello spirito
(Giuseppe Verdi)

* https://www.youtube.com/watch?v=fX9F2THnDcE

…perchè siamo tutti perdutamente imperfetti …

“Le persone perfette non combattono, non mentono, non commettono errori e non esistono.”
Aristotele

Qualcuno di voi si sente perfetto o perfetta? Io no.

Non sono perfetta, non sono lo sono come amica, come mamma, come sorella, non lo sono stata come figlia, come moglie e, probabilmente, non lo sarei nemmeno come amante, ma non mi interessa scoprirlo. Sicuramente non sono una paziente perfetta per il mio medico, non seguo mai le terapie fino in fondo, non sono stata una collega perfetta e non sono, nemmeno, una blogger perfetta, anzi il più delle volte mi sento pessima, ma nonostante la mia imperfezione non mi arrendo e ci provo, ci provo, ci provo fino allo sfinimento.

Che poi sia chiaro nessuno mi ha mai detto in faccia “non sei perfetta”, qualche volta l’ho letto tra le righe, tra le righe si legge molto più che sulle righe, ma ciò non mi ha mai fermata, anzi mi ha spronata nel tentativo di perfezionarmi. Se qualcuno mi dicesse apertamente che non sono perfetta in qualcosa, sicuramente, non andrei a buttarmi sotto al primo treno, magari si, potrebbe sfiorarmi il pensiero di buttarci lui o lei, questo si, ma sono troppo pigra solo a guardare a che ora passa il primo treno figuriamoci, quindi, ad organizzare l’appuntamento, recarmi sul posto ecc ecc, però potrei rimanerci male e mi farei un quarto d’ora di paturnie, dopo di che direi “fanculo”, non a lui o lei, a me stessa che me la sono presa e, poi, macchine avanti tutta.

“L’essere umani ci rende imperfetti, si può provare a migliorare le nostre imperfezioni, anzi ci si deve provare sempre, ogni giorno, ogni minuto, ma non si deve scappare da loro, specialmente se nessuno se ne è mai lamentato, quando si ama, si ama tutto imperfezioni comprese.”

Tutto ciò me lo ha sempre detto l’unico uomo perfetto che io abbia mai conosciuto … a ben pensarci non era perfetto nemmeno lui, ma lo amavo così tanto che per me era perfetto.

A mio padre, ovunque tu sia

La tua imperfetta figlia

La tribù dei piedi zozzi.

Amo la mia tribù😍

Quando i miei figli erano piccoli mia madre li chiamava “la tribù dei piedi zozzi”, il motivo mi pare ovvio e non ha nulla a che vedere con le mie qualità genitoriali . La routine serale, come potete immaginare, era particolarmente complessa e prevedeva un lavaggio collettivo nella vasca da bagno, il che mi permetteva di ottimizzare i tempi e di tenerli sott’occhio evitando che si affogassero a vicenda.

Il colore dell’acqua, dopo un primo ammollo, era la cartina di tornasole della loro felicità: più la tinta si accostava al marrone più la loro giornata era stata intensa .

Ora sono adulti. Quando si lavano , quando escono, dove vanno , cosa fanno … non è più affar mio anche se come genitore tengo sempre gli occhi aperti, pronta ad aiutare qualora me lo chiedessero.

“Geronimo”, il più grande della tribù , ha levato le tende ad inizio quarantena per andare a vivere in pianta stabile con la sua “squaw” ed io da quel giorno vivo sentimenti contrastanti : da un lato mi manca la routine pranzo/cena/chiacchierate/incazzature, dall’altro tiro un sospiro di sollievo perché ho un po’ più di tempo da dedicare a me stessa (ed è giusto che sia così).

Tutto questo incipit per arrivare alla chat di oggi, con la mia amica, compagna di scarpe e di blog “Liberamente”, anche lei tre volte mamma .

Grazie Liberamente, che mi hai aiutata a togliermi i sensi di colpa 😁, ora possiamo tornare a cazzeggiare 😁

“Un bambino diventa adulto quando si rende conto che non ha diritto solo ad aver ragione ma anche ad aver torto.”

Cambi e ricambi

Come ogni anno ecco che arriva puntuale il momento del cambio di stagione, portando con se l’ansia di dover affrontare il via vai di abiti, pantaloni, scarpe, teli mare, costumi (serviranno?) ecc, ecc, al punto che sposto il momento fino al limite massimo consentito.

Quest’anno non ne ho proprio voglia, l’idea di cominciare a tirare giù scatole dall’armadio, spostare stampelle di roba estiva da una parte all’altra, per poi buttarne la metà pensando “ma perchè non l’ho buttato anno scorso alla fine dell’estate?”, mi sta creando un certo fastidio. Sto meditando di lasciare tutto com’è e continuare ad indossare solo le tute con cui ho già passato metà anno, magari non proprio quelle, ne comprerò qualcuna nuova e più estiva, mentre per il resto della famiglia “chi vuole i santi se li prega”, vecchio detto sempre molto efficace per far capire come debbono funzionare le cose, volete gli abiti estivi? fate da soli il cambio!

Non mi interessa nemmeno sapere di cosa dovrò fornire il mio armadio seguendo la moda, se il pantalone largo o quello stretto, la gonna lunga o corta, se le borse a secchiello o il bauletto, i sandali gioiello, gli infradito o le zeppe, o quale sarà il colore di tendenza, ma so che, “per forza o per forza”, sono di moda le mascherine. Ho l’impressione che quelle celestine o bianche che si vedevano ad inizio pandemia sono ormai démodé, ne stanno creando di ogni colore o fantasia, con disegni più o meno divertenti oppure personalizzate con tanto di logo. Diverranno, sicuramente, uno status e arriveremo a pensare “fammi vedere che mascherina indossi e ti dirò chi sei”, ci sarà anche qualcuno che, probabilmente, si inventerà la mascherina estate o inverno e mid season, così nel prossimo cambio di stagione dovremo includere anche la scatola dedicata a loro.

Poichè domani, sfidando gli elementi della natura (tenete vicini gli ombrelli), andrò a sistemare la mia chioma, ma sono costretta perchè somiglio sempre più ad un pastore bergamasco, approfitterò dell’uscita e passerò a comprare qualche tuta, per il resto fanculo al cambio di stagione e fanculo a tutto, mi dedicherò solo a scegliere la mascherina più adatta. Dovrà aiutarmi a continuare a tenere la bocca chiusa, perciò sarà in acciaio rinforzato, e a nascondere il disgusto che sto provando verso alcune situazioni che sto vedendo e vivendo e che mi stanno facendo passare anche la voglia di pensare a cosa indosserò questa estate … forse il mantello dell’invisibilità, dovrò chiedere aiuto ad Harry Potter.

Silence is the sleep that nourishes wisdom