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A.A.A. cercasi …. per “Assalto alla zecca”

“La più inutile delle giornate è quella in cui non si è riso” Nicholas de Chamfort

di solito un antiparassitario potrebbe bastare, ma per la zecca in questione assolutamente no!

Per organizzare e dirigere questo assalto occorrono preparazione, ingegno, inventiva, spiccate doti gestionali, nonchè sangue freddo, lucidità mentale, barbetta, occhiali e il titolo di Professore (la disciplina in cui professa non ha importanza, in realtà non è poi così importante professare)

Ebbene si siamo alla ricerca del Professore, la mente che dovrà guidarci e dirigerci nell’impresa occupandosi in primis dell’organizzazione in “secundis” di completare il reclutamento della squadra, due componenti esistono già, trattasi di Liberamente e QuarantenaStyle.

Non appena reclutato il Professore che, oltre a tutte le caratteristiche sopra elencate, non dovrà mancare di spirito goliardico, è richiesto post di reclutamento sul suo blog, seguirà articolo su questo blog con tutte le direttive per procedere all’assalto.

Blogger che volete unirvi fatelo nei commenti … vorrei taggare alcuni di voi, ma non ho ancora capito come fare.

#quandolacasadicartadiventalatuacasa

Il triangolo carampano

Carampane e carampani d’Italia palesatevi!

Dove eravate esattamente negli anni ‘70?

Se la risposta è “in pancia a mamma’ “ o “nei pensieri di papà “, questo post non fa per voi .

Perché qui, su questo post ragazzuoli miei, si parla di cose serie ed i pischelli non sono ammessi, potrebbero uscirne traumatizzati.

Parliamo di Triangoli !

Naaaaa, dimenticatevi Renato Zero, figure geometriche o pensieri sconci, tornate indietro nel tempo e concentratevi sullo schermo della tv.

(Mod. Nostalgic ON)

Lo vedete ?

Sì proprio quello, quel triangolino lampeggiante in basso a sinistra.

Certo che ve lo ricordate , perché al suo segnale si scatenava l’inferno.

“Guarda si è acceso !”

“Finalmente, era ora!”

“Dai, cambia canale”

“Chissà cosa trasmettono sull’altro canale”

E qui partiva il figliuol più giovine che, nel suo ruolo di telecomando umano, si fiondava sulla tv nella speranza che spostandosi “sull’altra Rai” ci fosse qualcosa di più godibile, chessò un “Da da un pa’ “, un Geghegè”, l’ombelico della Carrà …

Le speranze erano spesso disattese ma la felicità di tutta la famiglia si concentrava su quel piccolo gesto.

(Mod. Nostalgic OFF)

Ed ora, dopo questo tuffo nel passato, “torniamo al qui ed ora” (come direbbe la mia maestra di yoga), concentriamoci sulle cose importanti, prendiamo in mano il telecomando, accendiamo la tv e sediamoci comodamente su una poltrona ; sicuramente, da qualche parte dell’etere, spunterà il bel faccino di Conte che ci dirà:

#sistavameglioquandosistavapeggio

“Gli anni si sono susseguiti senza che noi ci domandassimo come li avevamo impiegati.”
(Padre Pio)

Lo lascio o no? Decisione difficile

Vi è mai capitato?

Si, di avere quel desiderio di essere lasciati andare, ma poi, se poco, poco, il desiderio sta per realizzarsi siete i primi a fare un passo indietro? “No! No! No!” “Voglio, ma non posso” “Non ce la faccio, ma dovrei farlo!” “Basta devi lasciarmi andare, ma ancora un pò si può, dai.”

Sta capitando a me, è un tira e molla che, ormai, dura da un pò. Provo, con mille buoni propositi, a tirare dal mio lato, ma lui, dal suo, ne ha mille più uno assai convincenti e sta tirando più forte di me.

Debbo prendere la decisione e trovare in me la forza di agire, mi costringerò a mettere da parte l’attrazione fisica e il piacere che provo a stare con lui, specialmente in una giornata un pò cupa e uggiosa come questa e lo lascerò, anche se il secondo successivo ne sarò già pentita.

Con lui sto bene, forse troppo, ma è diventato un rapporto in cui sono, ormai, troppo dipendente alle sue lusinghe.

Forza e coraggio! È ora di mettere fine a questa storia e, mentre vi auguro buona giornata, vado ad esser chiara e diretta con lui …

“Ho una giornata intensa che mi aspetta e sono ancora qui a crogiolarmi sotto di te … basta piumone malefico! Tra noi (per oggi) è finita!”

.

#iorestosottoalpiumone

Un sentito ringraziamento al mio pelosetto che ha posato al posto mio

“Gli abbracci sono una grande invenzione.
Ma anche il piumone non scherza.” dal web

Tra “congiunti” e “congiuntivi” …

la mia vita è diventata un vero incubo.

“I congiunti sono un po’ come i congiuntivi o ce l’hai o non ce l’hai”
(awkmen, Twitter)

Fino a 4 giorni fa per confondermi le idee bastavano i congiuntivi. Non sono il mio punto forte, debbo leggere, rileggere e straleggere per capire se il discorso fila e, spesso, non basta, perchè nella mia testa fila, ma nella testa altrui diventa un quesito alla Marzullo. Se riesco ad usare con facilità proporzioni, frazioni, radici quadrate e funzioni anche in cucina, la stessa facilità non ce l’ho con i congiuntivi. Sicuramente, in parte, è colpa del mio scrivere di getto, del mio pensare 1000 cose insieme, ed in parte, forse, del mio maestro delle elementari che mi ha fatta appassionare ai numeri più che alle lettere, passione andata avanti per buona parte della mia vita e pian piano sfumata per lasciare il posto ad altro.

Quindi non vi dico che lavoro snervante è, per me, star dietro ai signori “congiuntivi”, li sogno di notte, mentre stiro, cucino, anche mentre leggo un libro riescono ad insinuarsi nei miei pensieri.

Potevano bastare i soli congiuntivi a confondermi le idee? No!

Grazie al nostro Presidente e ai suoi DPCM, ora, si sono aggiunti i “congiunti”.

Se, 4 giorni fa, mi avessero chiesto “I tuoi congiunti stanno bene?” sicuramente, dopo aver pensato “si meglio dei miei congiuntivi”, il pensiero sarebbe andato a mio marito, i miei figli, i miei genitori, mia sorella “si grazie, ognuno a modo loro, ma tutti bene”. Fino a 4 giorni fa, per me i congiunti erano loro, adesso, leggendo in qua ed in là, ascoltando anche qualche giornalista in TV, mi sono venuti dubbi anche sui congiunti e continuo a chiedermi “chi sono? Dove vivono? Che fanno?”

Non che sia così importante saperlo, io resto a casa lo stesso, ma vorrei solo la certezza di non essere stata l’unica, fino a domenica scorsa, che si sbagliava sui congiunti e pure sui congiuntivi, ammesso che mi sbagliavo.

#iorestoacasaesperoancheicongiunti

La guerra culinaria

Ormai è diventata una gara di cucina tra me ed il mio vicino di casa, roba che se dovesse accorgersene Alessandro Borghese chiederebbe i diritti d’autore !

Non posso accettare che il suo “ristoro casalingo” sia migliore del mio, ne va del mio orgoglio e seppur non abbia la benché minima idea di cosa egli abbia effettivamente cucinato in questi ultimi due mesi, quando i profumi che escono dalla sua cucina sovrastano i miei io parto al contrattacco .

Stasera risotto con funghi , ossobuco alla milanese e purè di patate allo zafferano. Per dessert bombolone al forno con crema pasticcera al Baileys.

Vuoi la guerra ?

E guerra sia !

(P.s. Quando, in tempi di coronavirus, non hai una cippalippa da fare… Vojo turna’ a laura’!!! Sto obesando)

Cucina non è mangiare. È molto, molto di più. Cucina è poesia.
Heinz Beck

A quando il mare?

Ieri sera, come immagino tutti, ero in attesa davanti alla TV per avere notizie sulla nostra futura sorte. Non so in cosa speravo di preciso, ma avevo delle aspettative o forse no. Non un tana libera tutti, che nemmeno c’è stato, sono un animale casalingo, lo sono diventata dopo aver fatto la pendolare per anni ed ora stare in casa, potermi dedicare alle mie passioni, mi sembra la cosa più bella del mondo, prima o poi arriverà anche la noia, ma non ancora. Non mi aspettavo nemmeno la riapertura totale dei ristoranti o bar, se debbo andare a cena con gli amici con un barriera di plexigas tanto vale continuare con gli aperitivi o cene virtuali, cambierebbe poco. Forse l’apertura di parrucchieri o estetiste? Sono venuta a patti con la mia chioma, ormai da due mesi sono costretta a tenerla ben legata, altri 15 giorni e potranno chiamarmi Raperonzolo e, allora, calerò la mia lunga treccia magari per sollevare fino a casa la spesa settimanale, me ne son fatta una ragione. Non mi aspettavo nemmeno la notizia di poter, finalmente, riabbracciare mio figlio, purtroppo, ci separano diverse regioni, non è questione di un altro comune, ma le videochat ci tengono uniti, con la sua dolce compagna riesce anche a coinvolgermi nell’organizzazione del loro matrimonio (si spera potranno farlo in condizioni di normalità) inondandomi di link di location, fotografi, fiorai, catering, di decisioni prese e subito cambiate, ma hanno tempo, intanto stanno mettendo alla prova la loro convivenza 24h su 24, mi sembra un ottimo banco di prova, spero, questa prova, non li faccia smettere di parlare di matrimonio.
Quindi, riflettendo, riflettendo mi sono resa conto che, forse, mi sono adagiata troppo su questa quarantena da essermi abituata a tutte le privazioni che ci sta comportando, accontentandomi dei surrogati ad esse. Mi sono assuefatta a questa vita non vita e, ieri sera, quasi niente di ciò il premier avrebbe potuto dire mi avrebbe sorpresa, tranne, forse se avesse parlato della comparsa imminente di un vaccino…
Però un desiderio forte ce l’ho , temo sia lungi dal realizzarsi, e non c’è surrogato che potrà sostituirlo … ho bisogno di mare, di sentire il rumore delle onde che si infrangono sulla battigia, del garrito dei gabbiani, di annusarne il profumo, dell’aria elettrizzante sul mio viso, di una passeggiata sulla sabbia, del vento che mi scompiglia i capelli … per poi restare immobile a guardarlo e lasciare che si porti via le mie preoccupazioni.

Uomo libero, sempre amerai il mare! E’ il tuo specchio il mare: ti contempli l’anima nell’infinito muoversi della sua lama.” (Charles Baudelaire)

Viva la libertà

25 aprile 2020, dopo 45 giorni di prigionia ho finalmente ottenuto la semi-libertà e lunedì rientrerò al lavoro anche se solo part-time.

In questo periodo di reclusione ho seguito alla lettera il DPCM, uscendo di casa solo tre volte per fare la spesa (più altre novanta, ma di pochi minuti ciascuna, per necessità giornaliere di vitale importanza).

Giuseppe Conte, sarai orgoglioso di me! Non pretendo di certo la medaglia ma almeno che mi si riconoscano i meriti tramite il versamento della cassa integrazione. Grazie ! 😁

In questo lasso di tempo ho imparato a conoscermi meglio ed ho capito che le faccende di casa non fanno per me. Avrei potuto svuotare armadietti e cassetti, riordinare e gettare quanto accumulato negli ultimi trent’anni e invece ho preferito trascorrere ore ed ore in cucina, impastando, creando, sperimentando .

C’è molta più soddisfazione nella preparazione di una pizza con farina di ceci lievitata 20 ore e guarnita con salame piccante, olive taggiasche e gorgonzola che nello spolverare la bomboniera di mio cugino … anche perché io di cugini maschi non ne ho , di chi ca@@o sarà quella bomboniera ? Boh !

Menzione d’onore va ai miei figli, che per fortuna non hanno preso da me. In un mese e mezzo hanno rivoluzionato casa garage e cortile, portando alla luce reperti archeologici che neppure ricordo da dove provengono . Il dilemma su cosa gettare e cosa conservare fino alla prossima pandemia è stato presto risolto “mamma, se neppure sapevi d’averlo, che senso ha conservarlo ?”.

Domanda ineccepibile che non necessita di risposta .

Devo ammettere che mi sento più leggera, come se molti di quei reperti invece di essere in casa fossero stati per anni sulle mie spalle .

Ora non mi resta che ripagare la mia tribù , con una superpizza of course.

Fare ciò che ami è libertà. Amare ciò che fai è felicità.
(Anonimo)

Il primo amore non si scorda mai…

Il mio rapporto d’amore con il computer inizia a sgretolarsi , tutta colpa del cellulare, più affascinante, accattivante, sempre pronto e disponibile. Il computer no, il computer è ingombrante, difficilmente disponibile ad ogni capriccio, se vuoi che ti accompagni lo devi preparare, controllare che la sua valigetta sia completa: mouse, tappetino (non indispensabile ma comunque utile), caricabatterie con alimentatore, a volte pure hard disk e masterizzatore non integrati … naaa, troppo impegnativo uscire di casa con un pc.

Cellulare in tasca e via, per nuove fantastiche avventure .

Eppure una volta non era così .

Il mio rapporto d’amore con il computer inizio’ molto presto . Avevo 14 anni quando la Sinclair mise sul mercato il favoloso ZX80. Come potevo rinunciarvi ?

Cominciai fin da subito a smanettare, che all’epoca significava copiare dei programmi da riviste specializzate con un sistema talmente arzigogolato che serviva una laurea in scienze della pazienza. Acquistai libri e riviste e iniziai a studiare il BASIC , disegnai i miei primi diagrammi a blocchi sui quali costruire dei semplicissimi programmi, nulla di che, ma si era comunque agli albori dell’informatica.

Nel frattempo la RAM iniziò a dar segni di sfinimento , era stata progettata per una manciata di byte e un po’ alla volta si era trovata a gestire stringhe sempre più complesse. Dovetti pertanto aggiungerne una supplementare ma nel frattempo la Sinclair inondò il mercato con lo ZX81 che a differenza del predecessore era più veloce in quanto aveva le rivoluzionarie funzioni fast e slow.

Riuscii a vendere il “vecchio” ZX80 ad un ragazzo di Rimini tramite un’inserzione su una rivista specializzata e acquistai un favoloso ZX81 dal design più accattivante. L’appoggio incondizionato dei miei genitori, per me, ragazzina quattordicenne, era di fondamentale importanza. Non solo mi supportavano (e sopportavano) ma partecipavano attivamente in questa mia avventura in un mondo che ancora non si sapeva in quale direzione avrebbe portato . Era la moda del momento o l’inizio di una nuova era ?

Ricordo ancora il primo “vero” programma che creai in BASIC con il fondamentale aiuto di un ragazzino dodicenne che in seguito si laureò in ingegneria informatica. Nonostante abitasse sulla mia stessa via creammo il tutto a distanza , parlando tramite baracchino CB e snocciolando stringhe incomprensibili per la maggior parte dei radioamatori . Lo chiamammo “l’uomo che salta in fast e in slow”, era un omino stilizzato che abbozzava dei salti, lenti o veloci, a seconda dei tasti premuti . ‘Na ciofeca, si direbbe oggi, ma all’epoca ne fummo orgogliosi .

Nel frattempo l’informatica fece passi da gigante e noi ci adeguammo: Spectrum, Macintosh, Xerox , Atari , Amiga, Commodore, IBM per poi arrivare ai vari Pentium e oltre… la tecnologia continua a progredire come è giusto che sia, ma una cosa è certa: l’emozione che mi trasmise quel primo omino saltellante non la dimenticherò mai .

“L’autostrada informatica trasformerà la nostra cultura tanto drasticamente quanto l’invenzione della stampa di Gutenberg ha trasformato quella del Medio Evo.”
(Bill Gates)

Segnali dal futuro .

“Giornale di bordo del Capitano, data astrale 4 maggio 2120. L’impossibile è successo. Abbiamo raccolto un segnale rassicurante da un umano di una regione del pianeta Terra, isolata da oltre un secolo. La Lombardia è finalmente libera ! Zero contagi. Giuseppe Conte, pro pro pro nipote del Premier che 100 anni fa chiese agli Italiani un piccolo sacrificio, ha finalmente decretato la fine dello stato di emergenza”.

“Signor Sulu, ci porti sulla Terra a velocità stellare, dobbiamo recuperare i superstiti. Dottor Spock vada alla console e mi dica cosa vede”

“Sporadiche tracce di Coronavirus a diecimila metri da Codogno, Ammiraglio Kirk ”

“Dr Spock, 10 mila metri in altezza o in larghezza?”

“In larghezza , Ammiraglio”

“CAZ@O, non ne usciranno mai. Preparate i siluri fotonici. Signor Sulu, pronto a fare fuoco.“

“Ammiraglio, ecco, lo vedo, è nel mirino! ”.

“Signor Sulu, FUOCO! “

Giornale di bordo del Capitano, data astrale 4 maggio 2120. Il virus è stato finalmente debellato.

Unici superstiti : pangolini e pipistrelli .

Game over .

“Il cambiamento è il processo al centro di ogni esistenza”(Dottor Spock)

Si dia via allo scontro …

Non nei numeri ma nell’unità sta la nostra grande forza.
(Thomas Paine)

Siamo sempre i soliti italiani, l’arte di tirare l’acqua al proprio mulino fa parte, purtroppo, di tutte le altre arti per cui siamo conosciuti nel mondo: pittura, scultura, scrittura, musica ecc, ecc.

In questi giorni ho seguito, ma non troppo, la polemica De Luca-Fontana governatori in questa Italia unita, ma solo sulla carta.
Come è ovvio che sia la polemica non resta confinata ai due soggetti, no. C’è subito chi se ne appropria utilizzandola come scusa per dare sfogo ad atavici rancori, odi e recriminazioni che caratterizzano il nostro paese dal minuto successivo allo “storico incontro a Teano”.

E lo scontro Nord vs Sud o Sud vs Nord, come preferite, riprende vita soprattutto nei social, la guerra al virus non è più la guerra di tutti, ma la guerra di chi ha avuto il governatore più o meno bravo a gestirla e che sia stato il virus a gestire il tutto ormai non conta più, la pietas verso i numerosi morti, i contagiati, i colpiti in vario modo sfuma davanti all’esigenza di sentirsi i più bravi, i migliori. Osservo e mi chiedo “Come possiamo pretendere solidarietà dall’Europa se non riusciamo ad essere solidali nel nostro piccolo paese?”

#restiamounitimanontroppo