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Quella volta che … (parte uno)

molti anni fa Quarantenastyle (per chi non lo sapesse la mia compagna di blog) venne a fare una breve (troppo) vacanza nella mia regione, ospite a casa mia, insieme al più piccolo dei suoi indiani. Stabilito il periodo, subito cominciai a pensare cosa potevo organizzare affinché la vacanza restasse impressa nella sua mente e in quella dell’indianino e, più che altro, che lui non ricordasse il suo viaggio a Perugia, dall’amica di mamma, come una rottura de ball o, per lo meno, non come una completa rottura de ball, perché un po’ di rottura non potevo proprio evitarla.

È noto che la mia è terra di santi e per la sua bellezza è stata, anche, d’ispirazione per alcuni poeti, ma un ragazzo di 12 anni non lo colpisci portandolo sul cammino di San Francesco, Santa Chiara, Santa Rita o San Benedetto da Norcia, tanto meno mostrandogli il panorama che fu d’ispirazione a Dante e che citò nell’XI canto del Paradiso.

Intra Tupino e l’acqua che discende del colle eletto dal beato Ubaldo,
Fertile costa d’alto monte pende,
onde Perugia sente freddo e caldo da Porta Sole;
e di rietro le piange per grave giogo Nocera con Gualdo (Dante, Divina Commedia, Canto XI -Paradiso)

Figuriamoci se li portavo a rimirar le fonti del Clitunno che colpirono così tanto il Carducci da ispirargli, la poesia “Alle fonti del Clitunno” che fa parte della raccolta “Odi barbare”

Tutto ora tace, o vedovo Clitunno,
tutto: de’ vaghi tuoi delúbri un solo
t’avanza, e dentro pretestato nume
tu non vi siedi (Giosuè Carducci)

Mi serviva qualcosa alla Super Mario Bross, per coinvolgere un dodicenne nella mini vacanza, magari non proprio una principessa da salvare, ma qualcosa che ci facesse saltare, correre o arrampicarci, qualcosa di inusuale.

Iniziai a vagliare tutte le possibilità che la mia regione offriva dalla speleologia (ma io con le grotte ho qualche problemino), alle arrampicate (non se ne parla e se le corde non tengono?), il deltaplano (quasi, quasi, ma Quarantena non prende nemmeno l’aereo) …. raftinggg!!! Siiii l’acqua è il mio elemento! Sul Corno o sul Nera? Prese tutte le informazioni al riguardo … fu rafting sul fiume Corno … evvai di avventuraaa!!!

Cosa non meno importante insieme al rafting in val Nerina, oltre la norcineria potevo rifilargli qualche santuario tipo Cascia e, a Roccaporena, la scalata (quasi roba da Super Mario) fino alla cima dello scoglio dove Santa Rita si ritirava in preghiera.

La vacanza ha funzionato? Echevelodicoaffà? Quarantena dopo dieci anni ancora ne parla, l’indianino, che ormai è un pellerossa adulto e cavalca la prateria in piena libertà, qualche sorriso, allora, lo aveva accennato … quindi si spero di si … ho iniziato a lavorare sulla prossima, sono indecisa tra lancio con il paracadute, lancio con il parapendio o, forse, meglio un tranquillo giro in canoa sul lago Trasimeno? La vacanza scorsa quest’ultimo lo abbiamo trascurato.

Quarantenastyle quand’è che arrivi?

Stay tuned (miiiii da quanto volevo scriverlo 😀 ) …. presto Quarantenastyle con la seconda parte.

Se dico lenticchie …

sono quasi certa che a qualcuno verrà subito in mente il cotechino o le salsicce, qualcun altro penserà ai loro effetti benefici per la salute oppure alla fortuna che dovrebbero portare se mangiate durante il cenone di capodanno. Non so quanti di voi, invece, penseranno alle lenticchie prima che finiscano nel piatto, quando ancora sono nel campo quasi pronte per essere raccolte.

Nella mia regione e nello specifico nel Pian grande di Castelluccio, altopiano della catena dei Sibillini, al confine tra Marche e Umbria, ogni anno avviene la fioritura delle lenticchie e di tanti altri fiori come fiordalisi, papaveri, senape selvatica, camomilla bastarda, leucantemo, specchio di venere, che raggiunge il suo culmine verso fine giugno inizio luglio. Si tratta di uno spettacolo unico per gli occhi, un panorama arcobaleno che si estende per tutto l’altopiano, lo si potrebbe osservare per ore lasciando fantasticare la nostra mente in quel quadro impressionista che solo la natura può dipingere così bene.

Sembra che quest’anno sia in corso la più bella fioritura di sempre e questa è, proprio, la settimana perfetta per osservarla poiché sta raggiungendo il suo apice. Se siete impossibilitati quest’anno, vi consiglio di mettere la partecipazione a questo evento in agenda per il futuro, resterete sicuramente soddisfatti.

Ovviamente la zona di Castelluccio non è famosa solo per la fioritura, ma è anche un’ottima località per una vacanza all’insegna del relax o dell’avventura; non mancano luoghi d’incanto da visitare, passeggiate da fare a piedi o in bicicletta o avventurarsi in deltaplano o parapendio per una visione dall’alto di tutto il comprensorio. Non meno divertente sarà lanciarsi in un avventuroso rafting, con salto di cascatella compreso, come facemmo anni fa io e la mia socia Quarantenastyle, nel fiume Corno poco distante, con a seguire panino con porchetta o coglioni di mulo e birra fresca, consumato nelle locali norcinerie.

Buona settimana fiorita a tutti!

Ricordo di sapori perduti …

Oggi delle semplici zucchine hanno avuto il potere di trasportarmi in un viaggio tra i ricordi e i sapori perduti. Ero intenta a farle a rondelle che mi è tornato in mente quando le preparava mia mamma, fresche appena colte dall’orto, e mia nonna che le diceva “Te cucinale pure, ma io non le mangio, mi fanno sentire freddo”.

Il freddo che sentiva mia nonna, in realtà era il ricordo di quando cucinava zucchine in tutti i modi per sfamare i suoi figli, non erano una famiglia benestante, lei era vedova ed aveva sei figli da crescere, le zucchine, in estate, insieme alle patate andavano alla grande, così raccontava lei. Ad un certo punto, quando la situazione migliorò, disse “basta zucchine” ed ogni volta che le venivano proposte “No grazie, mi fanno sentire freddo”, però non disse mai basta alle patate. Queste ultime in casa di mia nonna sono sempre state il piatto per eccellenza. Capitava spesso che con i miei cugini (oltre 11 monelli quasi tutti coetanei) ci trovavamo insieme a casa sua e lei in un batter d’occhio, se non c’erano i maritozzi con la Nutella, ci allestiva merende a base di patatine fritte (i dietologi infantili oggi griderebbero all’orrore). Le più buone che ricordo di aver mangiato. Quelle del Mac Donald o qualunque friggitoria “non si avvicinano nemmeno lontanamente alle patatine che friggeva la nonna”, parola di “cugini uniti”. Erano inimitabili, si! Avevano il sapore della felicità, dei giochi, del chiasso e dell’allegria. Gliele rubavamo man mano che friggeva e lei divertita, nella sua immensa cucina, ci inseguiva intorno alla tavola fingendo di volerle riprendere.

Tornando alle zucchine, benchè mia nonna non le mangiasse, quelle di mia mamma avevano il loro perchè. Che le facesse fritte o in padella con aglio e rosmarino o ripiene di carne erano sempre super e per quanto io mi possa adoperare a mettere in pratica i suoi suggerimenti, per il mio palato, i miei piatti a base di zucchine non sono mai all’altezza di quelli che preparava lei. Quando poi li assaggio, quasi, quasi fanno sentir freddo anche a me.

Mia mamma era una maestra nel cucinare qualsiasi cosa, lo faceva con passione. Quando voglio replicare qualche suo piatto cerco di rivederla in cucina mentre li prepara, e provo a rifare i suoi stessi passaggi, difficilmente sono soddisfatta del risultato. Nonostante ricevo complimenti dai commensali sento che il sapore non è lo stesso, si avvicina soltanto. Forse aveva qualche ingrediente magico o magico era il suo tocco.

Tra tutte le cose buone che preparava mia mamma, tra tutti i sapori perduti insieme a lei, ce n’è uno che non sono mai riuscita a replicare quello del “caffè-latte”, tanto semplice da fare ma tanto complicato da fare come il suo, che era perfetto! Era giusta la temperatura, il dosaggio del latte e del caffè e, poi, me lo versava in un bicchiere di vetro. Ho comprato la moka come ce l’aveva lei, lo stesso pentolino che usava lei per scaldare il latte e i bicchieri come i suoi, ma non sono mai riuscita a replicare lo stesso gusto, non riesco ad andarci nemmeno vicina. Per anni ho provato e riprovato a rifarlo, ma niente, ricetta ineguagliabile. Ogni tanto per consolarmi le telefonavo e le dicevo “Mami passo a prendere il caffè-latte da te” e la soddisfazione di berlo in sua compagnia era enorme. Solo dopo che lei, purtroppo, se n’è andata ho capito cosa avesse il suo caffè-latte in più del mio … l’aroma di coccole che, sicuramente, metteva di nascosto e quel sapore di casa natia che non si può dimenticare.

Ci sono momenti in cui una luce particolare ti avvolge
e i ricordi si aprono,
e all’improvviso senti l’aria di un altro luogo, di un altro mese, di un’altra vita.
(Fabrizio Caramagna)

Per me un caffè “marocchino”

Dai supermercati svizzeri via i moretti, pare siano cioccolatini razzisti. L’Oreal annuncia che non utilizzerà più i termini bianco e sbiancante, razzisti pure questi. Nel campo della tecnologia stanno dismettendo  termini come black list, slave, black hat, su white hat non ho ancora notizie, ma immagino che dopo l’iniziativa di L’Oreal, anche white hat presto sarà censored.

“Via col vento” da film romantico e storico per eccellenza, nel giro di poco, si è ritrovato ad essere un inno al  razzismo, al punto da doverlo cancellare dai cataloghi di Hbo Max insieme ad una sua proiezione a Parigi prevista per inaugurare la riapertura dei cinema post lockdown.

Credo non manchi ancora molto affinchè si arrivi alla censura del colore testa di moro, nonchè dell’omonimo dolcetto napoletano o al divieto del cocktail Negroni, anche se prende il nome dal suo creatore Camillo Negroni, ma si può sempre pensare di eliminare anche tale cognome. Già che ci siamo ve lo ricordate il salame Negroni? Che ne facciamo? L’ideale sarebbe a fette in una rosetta, ma potremmo doverci rinunciare.

Mi viene in mente anche una futura abolizione del gioco della dama, quelle pedine bianche e nere che si affrontano sulla scacchiera hanno un non so che di inquietante. E la serie TV “Black list”? Rischia grosso anche lei. Prevedo, inoltre, a causa di questa isteria antirazzista anche grosse ripercussioni sul panorama musicale italiano. I “Negramaro”, per esempio, che ne facciamo? E di quegli sfrontati dei “Neri per caso” o non per caso? Immaginate falò di cd, vinili e musicassette.

Vi ricordate lo spot delle liquirizie tabù negli anni ’80?

Preoccupante vero? Non per fare la spia, ma le liquirizie Tabù esistono ancora … una petizione retroattiva?

Attenzione in futuro nel dire al vostro amico di ritorno dal mare “Ma quanto sei nero!” ripensate che abbronzato è il termine giusto da utilizzare, almeno credo. Quando vi servirà lo sbiancante per il bucato suggerisco di inventarvi una parafrasi che faccia capire bene cosa state cercando al commesso del supermercato, evitando di fare i razzisti e usare termini come bianco o sbiancante.

In tutta questa confusione di termini potenzialmente bandibili dall’uso quotidiano, che ci costringerà sempre più a misurare le parole quando si parla o si scrive, spero si salvi il caffè “marocchino”, il mio preferito. Credetemi in una simile bontà non ci vedo proprio nulla di razzista e magari, in barba al politically correct, lo accompagneremo con un bel “chicchirichì”, un moretto sotto mentite spoglie della pasticceria napoletana.


Nessuno nasce odiando i propri simili a causa della razza, della religione o della classe alla quale appartengono. Gli uomini imparano a odiare, e se possono imparare a odiare, possono anche imparare ad amare, perché l’amore, per il cuore umano, è più naturale dell’odio (Nelson Mandela)

Destino …

Non so se esiste il destino o se è solo casualità ciò che ci capita nella vita, ma in questo momento voglio credere che il destino esista.

Ieri sera stavo guardando alcune foto su instragram e mi sono accorta di avere la notifica di un msg, ho cliccato ed ho riconosciuto subito il nome. Una mia conoscenza di più di trenta anni fa che mi  ha scritto “Il destino mi ha dato l’alloggio di servizio dove ho bei ricordi di un grande amico.”

Chi mi ha scritto si riferiva a tanti anni fa. A quando era un bimbo piccolissimo, il terzo figlio dei nostri vicini di casa,  con cui i miei avevano un bel rapporto di vicinato e amicizia. Praticamente l’ho visto nascere, ricordo ancora sua mamma incinta e quando, appena nato, lo riportarono a casa dall’ospedale. Era un cicciottino biondo bellissimo, ci affezionammo subito tutti a lui, in particolare mio papà, il suo  “grande amico”. L’alloggio di servizio, invece, era la nostra casa di allora che, ora, il destino ha voluto sia di quel bimbo, che sicuramente, ormai uomo con una famiglia tutta sua, è tornato in città.

Il bimbo passò molto tempo a casa nostra, ci giocavamo un po tutti, in particolare mio padre che comprò addirittura le costruzioni con cui farlo divertire, era il figlio maschio che non aveva avuto, potè abbandonare un pò le bambole con cui giocava insieme a me e mia sorella. Il piccolo voleva venire sempre da noi, abitavamo sullo stesso pianerottolo, per lui era una volata scappare da casa sua e suonare al nostro campanello. Cercava sempre mio padre o mia padre cercava lui, lo faceva giocare, gli leggeva delle storie e, crescendo, lo aiutò in qualche compito di scuola. Gli risentiva le tabelline,  storia, lo aiutava ad imparare le poesie a memoria. Spesso il bimbo cenava anche con noi, era diventato quasi un fratello più piccolo.

Poi, quando aveva circa nove anni, la sua famiglia si trasferì altrove e, pian piano, si diradarono anche i contatti. Mio papà, nel corso degli anni, si era  sempre  informato su di lui e fu molto contento quando seppe che il bimbo, ormai grande, aveva intrapreso la sua stessa carriera lavorativa. Le ultime notizie lo davano trasferito in un’altra città.

Mio papà è venuto a mancare ormai da vent’anni e, poichè era lui che teneva i contatti, da allora non ho più avuto notizie del bimbo. Onestamente non ho più pensato a lui, fino a ieri sera quando ho letto il suo messaggio su instragram. È stata un’emozione molto forte, primo per  l’ennesima conferma di che uomo meraviglioso sia stato mio padre e di quanti bei ricordi abbia lasciato in tante persone e poi, immediatamente, è tornata a farmi sorridere l’immagine di mio padre e del bimbo che sorridenti, seduti in mezzo alle costruzioni, giocavano insieme.

Essendo giorni che penso spesso a mio padre, dicendomi quanto lo vorrei vicino perchè i suoi consigli sono sempre stati preziosi ed in questo momento ne avrei proprio bisogno, voglio leggere tutto ciò come un segno del destino che ha cercato di dirmi qualcosa, non mi resta che capire cosa.

Buon compleanno Meryl Streep

L’adoro, la mia attrice preferita in assoluto, mi piace come attrice e come donna, mi piace la sua duttilità nel muoversi tra ruoli drammatici e ruoli più divertenti, mi piace il suo essere bella ma non bellissima, mi piace il suo esseri easy, mi piace punto!

Direi che i motivi per cui mi piace sono sufficienti,  preferisco lasciare la parola alla sua intelligenza …

Non ho pazienza per alcune cose, non perché sia diventata arrogante, semplicemente perché sono arrivata a un punto della mia vita, in cui non mi piace più perdere tempo con ciò che mi dispiace o ferisce. Non ho pazienza per il cinismo, critiche eccessive e richieste di qualsiasi natura. Ho perso la voglia di compiacere chi non mi aggrada, di amare chi non mi ama e di sorridere a chi non mi sorride. Non dedico più un minuto a chi mente o vuole manipolare. Ho deciso di non convivere più con la presunzione, l’ipocrisia, la disonestà e le lodi a buon mercato. Non tollero l’erudizione selettiva e l’arroganza accademica. Non mi adeguo più al provincialismo e ai pettegolezzi. Non sopporto conflitti e confronti. Credo in un mondo di opposti. Per questo evito le persone rigide e inflessibili. Nell’amicizia non mi piace la mancanza di lealtà e il tradimento. Non mi accompagno con chi non sappia incoraggiare o elogiare. I sensazionalismi mi annoiano e ho difficoltà ad accettare coloro a cui non piacciono gli animali. Soprattutto, non ho nessuna pazienza per chi non merita la mia pazienza.

Donne contro …

Ieri, su fb, mi sono trovata ad assistere ad un episodio veramente spiacevole, che mi ha lasciato una serie di sensazioni negative al punto che questa notte non riuscivo a non pensarci e quindi nemmeno a prendere sonno.

In un gruppo ho assistito ad un “pestaggio” virtuale. Quasi tutte donne che si sono scagliate contro un’altra donna, tirando fuori una cattiveria che credo non potrei avere nemmeno nei confronti del mio peggior nemico.

L’hanno ridicolizzata e aggredita dando sfogo ad un astio inopportuno e inopinato rispetto alla situazione.

Forse donne che non sono in pace con loro stesse e nemmeno con il mondo, ma, purtroppo, sono state il classico esempio di utenti che, sovente, trovano voce nei social.

Hanno inveito senza nemmeno cercare di capire cosa questa donna volesse dire con il suo post, perchè si è nato tutto da un post che lei ha pubblicato.

Aveva messo un’immagine sicuramente discutibile, ma aveva anche aggiunto un intervento in cui diceva che aveva seri dubbi su quanto scritto nell’immagine. Forse non sarà stata precisa nell’esprimersi? Personalmente io l’ho inteso che non approvava e lo sforzo da fare per capirlo è stato minimo.

Probabilmente nessuna delle donne in questione si è preoccupata di leggere la frase che accompagnava l’immagine, ma si sono subito sentite offese da quest’ultima, hanno mandato al diavolo le buone maniere e si sono comportate ne più, ne meno come “gli uomini brutali quelli che cercano solo il sesso” (il motivo della discussione), in tutto il caos i commenti degli uomini erano tutti decisamente più scherzosi, avevano capito il senso del post.

Sono stupita di quanto le donne,  che lamentano spesso la scarsa sensibilità e comprensione degli uomini, possano arrivare, loro stesse, a tale mancanza proprio nei confronti di una di loro.

A poco è servito il tentativo di un’altra utente affinchè tutti leggessero il post per intero … ormai il film era partito.

“Questo è il bello dell’anarchia di Internet. Chiunque ha diritto di manifestare la propria irrilevanza”
Umberto Eco

Hashtag

Ve lo ricordate, vero, quando si passavano le giornate hastaggando qualunque parola capitasse a tiro ?

#iorestoacasa #insiemecelafaremo #andratuttobene sono stati alcuni dei leitmotive che ci hanno accompagnato nel corso di questa surreale primavera trascorsa tra timori, ansie, gioie e rassegnazioni.

Ci incoraggiavamo a vicenda, ci spronavamo affinché si trovassero dei lati positivi che potessero sovrastare il dolore che ci circondava. Eravamo avvolti in un’aura oscura e per dissiparla ciascuno di noi aveva adottato differenti modalità, in una sorta di istinto di sopravvivenza.

Ma cosa ci ha insegnato tutto ciò ? Non parlo da un punto di vista pratico: igiene, prevenzione e distanziamento sono diventati una routine . Non mi riferisco neppure alle prestazioni culinarie, seppur notevoli .

Mi riferisco invece a qualcosa di più profondo, che coinvolge il lato umano di ciascuno di noi e che ci ha permesso di sentirci vicini seppur lontani.

”Diario di una quarantenne…ooops quarantena” nasce proprio con questo intento: avvicinarsi, condividere, supportarsi, confrontarsi e non solo tra me e la mia “compagna di scarpe” Libera-mente, ma anche con tutte le persone che in un modo o nell’altro abbiamo avuto il piacere di incrociare e con le quali stiamo piacevolmente interagendo .

“Diario di …” (Socia, un nome più corto pareva brutto ?) è stato e continua ad essere il nostro flash mob, meno plateale ma altrettanto funzionale . È la nostra finestra sul mondo, il nostro balcone, la nostra terrazza, non per essere viste da altri ma per vedere noi stesse il mondo che ci circonda attraverso innumerevoli punti di vista.

Vorrei quindi ringraziare i nostri nuovi amici. Non taggo nessuno, non serve, preferisco invece che i ringraziamenti cadano a pioggia raggiungendo un po’ tutti .

Lo so, lo so, oggi sono in modalità mielosa, a livelli quasi diabetici, ma tranquilli che da domani torno in modalità strunz 🤣🤣🤣🤣 altrimenti neppure la mia tribù mi riconosce più 😁

Di tutte le cose che la saggezza procura per ottenere un’esistenza felice, la più grande è l’amicizia.
(Epicuro)

“Oggi cucino io!”

“Si vabbè!” La mia risposta all’affermazione di mio figlio.

Dopodichè, mentre mio figlio mi diceva “Quando torni devi insegnarmi a fare le tagliatelle” sono uscita di casa per affrontare una mattina impegnativa.

Alle una ero ancora in macchina e lungi da me era il pensiero del pranzo e dell’insegnare a mio figlio a fare le taglietelle, anche perchè avrei bisogno di imparare anch’io.

Una delle cose che, però, ho cercato di trasmettere ai miei figli è l’arte di arraggiarsi. Se il frigo è pieno, qualcosa da preparare per pranzo, cena o merenda si trova sempre, quindi mio figlio di fame non sarebbe morto.

Alle due, rientrando a casa, ho ho dovuto prendere coscienza  di potermi ritirare su un eremo. Perlomeno ai pasti, non c’è più bisogno di me.

Ho trovato, in tavola, un bel piatto di fettuccine all’Alfredo (non so con precisione quale sia il condimento), ma l’aspetto era invitante.

Mannaggia alla dieta, mi son dovuta limitare ad apprezzarne l’aspetto, ma il papà mi ha confermato che erano buone.

Non so se ha vinto l’arte di arrangiarsi o il fatto che la strada per l’indipendenza passa anche per lo stomaco, ma il figliolo di fame non è morto e io ho fatto un ulteriore passo avanti verso la mia indipendenza.

“I tempi duri non durano mai, ma le persone toste sì!”
(Robert Schuller)

È finita … finalmente

Ed anche la terza maturità (4 con la mia)  della mia vita si è conclusa. 

Dopo aver passato buona parte della mattina al pianoforte, probabilmente per vincere l’ansia, il più piccolo dei miei ragazzi è andato a sostenere l’esame orale, “Com’è andata?” “L’ho zittiti tutti!”, questo mi fa ben sperare, chiudendo così il cerchio delle scuole superiori nella mia famiglia.

Fare tre volte le elementari, tre le medie e tre le scuole superiori sono oltre trent’ anni di storia, geografia, fisica, matematica, italiano, disegno ecc, ecc. Trent’anni che tutte queste materie, quando più, quando meno, sono andate e venute nella mia mente. Trent’anni che si da la caccia al libro o al quaderno se non addirittura allo zaino o all’abbonamento dell’autobus “Mamma hai visto il mio libro di storia?” “Mamma mi hai spostato il quaderno di italiano?”. Trent’anni spesi a far capire ai ragazzi che lo studio, al di là di quelle che saranno le loro scelte lavorative o di vita, è importante perchè avere una testa pensante e saperla usare rende liberi. Trent’anni spesi a insegnargli il rispetto nei confronti dei professori, bidelli, compagni, anche di quei professori che forse non lo avrebbero meritato, ma il compito di un genitore è calmare le acque e non agitarle.

Finalmente oggi, dopo trent’anni (chissà me la daranno la pensione?), posso dire basta, staccare la spina e rilassarmi, lo so saranno solo 5 minuti di relax, ma voglio prendermeli tutti.
Cinque minuti per dimenticare, si fa per dire, Dante e Beatrice, Renzo e Lucia, il triangolo di Tartaglia, equazioni, funzioni, tangenti, meiosi, mitosi, il registro elettronico, i voti, le giustificazioni, le scuse ed anche alcuni professori che per nulla onorano la scuola italiana – poi mi prenderò del tempo per ringraziare quegli insegnanti che ogni giorno hanno onorato e onorano la loro professione.

Finalmente è finito il tempo del dire “Hai studiato?” “Ti sei preparato per il compito?” “Veloce che perdi l’autobus!”, delle file interminabili per parlare con i prof, la cosa che ho odiato di più in tutti questi anni, in particolare quando avanti a  me trovavo il genitore che monopolizzava anche il mio tempo, delle chat chilometriche con i genitori, che non hanno mai portato ad un nulla di fatto, ma solo ad una valanga di
notifiche.

Per quanto questa conclusione sia stata incerta e bislacca, vi assicuro non solo per colpa del Covid – la scuola spesso ci mette del suo per essere incomprensibile tanto agli alunni quanto ai genitori (immagino anche ai professori) -, finalmente è arrivata ed io sono felice, felice, felice.

Nuovo giro di boa e via verso altre mete e orizzonti.

Inizia il mio ruolo di mamma che aiuterà il piccolo a lasciare il nido per vivere lontano da casa la sua nuova avventura di studente universitario, che sarà completamente una sua responsabilità, e, subito dopo, mi metterò in moto con alcuni progetti che ho in mente per sfruttare al meglio il tempo che, dopo anni, tornerà ad essere completamente miooo!

anche per me!