Stupro


Non sono riuscita a trovare un altro titolo, né giri di parole che potessero attenuare la gravità di questa parola. Perciò sì, apro così, crudamente, la mia riflessione.

“Stupro”. Dopo l’omicidio, ma confesso ho qualche dubbio al riguardo, uno degli atti più ignobili che un essere umano possa compiere.

Non so cosa significhi subirlo. Nella mia vita sono stata fortunata: non ho mai conosciuto violenze di alcun tipo, ma posso immaginarlo, o almeno provare a farlo. E già, solo immaginandolo, sento addosso sensazioni sgradevoli: paura e disgusto, prima di tutto. Poi rabbia, tanta rabbia, verso chi pensa di poter prevaricare, dominare, prendere con la forza qualcosa che non gli appartiene. E, infine, dolore, un dolore profondo, per chi deve convivere con ferite che non so nemmeno se possano davvero rimarginarsi.

Eppure oggi, nei talk show, nei dibattiti televisivi e nei monologhi travestiti da riflessioni profonde, di stupro, violenza e assoggettamento della donna non si parla davvero per condannarli, ma troppo spesso per relativizzarli, giustificarli, spiegarli via con pseudo teorie filosofiche o zoologiche.

Perché, in fondo, colui che con le sue farneticazioni ha riportato l’argomento al centro della scena è uno che, pensate un pò, “salvava i grilli” (o le formiche, non ricordo bene e non voglio nemmeno cercare). Peccato che, dettaglio che qualcuno dimentica troppo facilmente, disprezza le donne.

“Nel mondo animale lo stupro è la prassi per la riproduzione”, dicono.
E allora?
L’essere umano dovrebbe forse prendere lezioni di civiltà dagli istinti più brutali della natura?
E comunque, se proprio dobbiamo guardare al mondo animale, certi rituali di corteggiamento messi in atto per la riproduzione danno svariati punti ai rituali umani. Guardate quelli, piuttosto, e prendete esempio.

A questo punto mi sono convinta di una cosa. “Una cosa da dire, o meglio da scrivere, terribile ma molto realistica”. No, non credo affatto che “nei pensieri di tutti ci sia lo stupro, il dediserio di essere presi o prendere”, credo piuttosto che certi opinionisti, certi maestri improvvisati di morale, criminologia e psicologia da salotto siano vittime di qualcosa di ancora più inquietante: uno stupro mentale collettivo, consumato a colpi di applausi, audience e delirio di onnipotenza.

E la parte più amara è che lo chiamano “dibattito culturale o quel che vi pare”; quando, più semplicemente, basterebbe chiamarlo per quello che è: miseria umana con il microfono acceso.

“Lo stupro è un omicidio senza cadavere.”
(Fabrizio Caramagna)

2 pensieri riguardo “Stupro”

  1. Sono d’accordo con te ed è chiaro il riferimento a un noto caso di cronaca ma evitiamo di entrare in dettagli o nomi perché si rischia di spostare l’attenzione dal punto centrale (e di ritrovarci con una querela su groppone).

    Personalmente ho vissuto momenti bui dai quali, con molta fatica, sono riuscita a uscire. E una cosa l’ho capita: chi vive immerso nella sporcizia, a lungo andare, finisce per convincersi che quella sporcizia non abbia poi un odore così insopportabile. Anzi, arriva persino a pensare che tutti, in fondo, ne abbiano un po’ in casa.

    Il problema è che quella “sporcizia” entra ogni giorno nelle nostre vite attraverso la cronaca, i social, certi dibattiti e certi personaggi televisivi . La differenza sta nel fatto che chi conserva ancora un minimo di sanità mentale prova a riconoscerla e a buttarla fuori, negli appositi contenitori. Chi invece arriva a considerarla quasi “profumata” continuerà a tenerla dentro casa, autoconvincendosi che sia normale, che “lo fanno tutti” e che quindi non ci sia nulla di sbagliato.

    Ed è proprio questo che dovrebbe preoccuparci: il fatto che certi dibattiti stiano lentamente normalizzando qualcosa che di normale non ha assolutamente nulla. E tutto questo, inevitabilmente, finirà per ricadere sui nostri figli e sui nostri nipoti, che cresceranno ascoltando parole e concetti sempre più distorti.

    Non siamo animali. E anche gli animali, probabilmente, seguono equilibri che spesso nemmeno comprendiamo davvero. Noi però abbiamo coscienza, pensiero e la capacità di distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è. Dovremmo usare quei pochi neuroni che abbiamo per capire che la vita, il corpo e il benessere degli altri non possono dipendere dal nostro modo di ragionare, dai nostri impulsi o dalle nostre giustificazioni.

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